Lo studente del Virgilio era uno dei feriti più gravi. Resta ricoverata solo Francesca N. . Nei giorni dopo il rogo i genitori lo cercavano senza trovarlo: era ricoverato in un ospedale svizzero
L’arrivo a casa, gli amici che lo aspettano, un nuovo inizio dopo più di sei mesi di ospedale. È uscito dal Niguarda anche Leonardo Bove, undicesimo paziente dimesso dopo la tragedia di Crans-Montana. Le bende sul viso, il cappellino calato sulla fronte, la voglia di tornare alla normalità. «Si è comprato dei nuovi controller per la Playstation, ma mi ha chiesto se stasera andiamo a prendere un gelato e fare un giro insieme», sorride il suo miglior amico Leo Lavizzari. Si conoscono dalle elementari, abitano vicino e sono compagni di squadra alla Scarioni: «Non vede l’ora di tornare a fare tutto, ma lo sa che la ripresa sarà graduale: adattarsi ai passaggi della guarigione non sarà facile. Però ha imparato la pazienza. E l’ha insegnata pure a noi».
Schivo come i suoi genitori, entusiasta, perseverante. «Perché anche quando nessuno guarda, il capitano resta il capitano», dice il suo allenatore di calcio, Alessio Morello. Per lui Leo è il ragazzo che ogni sera, finito l’allenamento, raccoglieva coni, palloni e pettorine e li rimetteva a posto. «Una volta suo padre, che lo aspettava a bordo campo, sbottò: “Ma perché lo fai sempre tu?”. Leo rispose soltanto: “Papà, io sono il capitano”». È la frase di un adolescente abituato a prendersi le sue responsabilità. Oggi quella stessa frase sembra raccontare il percorso che lo aspetta.
I compagni di squadra gli mandavano continuamente fotografie delle partite e il papà gliele appendeva alle pareti della camera d’ospedale: «Gli abbiamo fatto arrivare anche i video dei giocatori dell’Inter, di Rkomi e di Lazza. Piccole cose, ma non era scontato che i compagni gli restassero così vicini con costanza», nota Mirco Gariboldi, presidente della società. Alla Scarioni, Leo ha cominciato a sei anni. «Anche quando era piccolo faceva tanti gol e allo stesso tempo era generoso con gli assist e dava una mano in difesa — ricorda Roberto Olivieri, che lo allenava quando era un pulcino —. Qui ha amici veri, cresciuti con lui. La squadra ha chiuso sesta nel campionato Élite senza il suo capitano, ma si è fatta onore, sempre anche in nome suo». In questi mesi il liceo Virgilio, gli amici della famiglia e decine di persone hanno promosso raccolte di fondi per sostenere cure destinate a proseguire a lungo e solo in parte coperte dal Servizio sanitario nazionale.
«Per Leo come per gli altri il percorso non termina qui — ricorda Franz Baruffaldi Preis, primario del Centro ustioni del Niguarda —. Sono previsti nuovi interventi per trattare le cicatrici e permettere alla pelle di rigenerarsi. Tutti i ragazzi per i prossimi due anni dovranno fare molta attenzione all’esposizione al sole e a seguire con costanza la fisioterapia». L’ultima che sarà dimessa è Francesca, anche lei studentessa del Virgilio.
Tutto era cominciato a Capodanno, con l’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana. Nei giorni dopo il rogo i genitori e il fratello di Leo lo cercavano senza trovarlo. Poi era stato individuato in Svizzera e trasferito in elicottero al Niguarda. In ospedale non è mai rimasto solo. E durante le partite la squadra indossava magliette con la scritta «Forza Leo», così come facevano alla Calvairate e all’Enotria altri adolescenti per sostenere Kean, compagno di classe e disavventura. Entrambi ora sono a casa. «Dobbiamo essere loro ancora più vicini, adesso — raccomanda Morello —. Anche se è estate e per molti, ci sono le vacanze». A Leo arrivano anche gli auguri dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso e del governatore Attilio Fontana: «Siamo felici per lui, orgogliosi di lui e soddisfatti del lavoro del nostro personale sanitario».
18 luglio 2026
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