Per essere una persona che trasmette una sicurezza assoluta davanti alla telecamera, Zendaya ha paura di più cose di quanto si possa pensare. Prendiamo la regia: in quasi tutti i progetti televisivi e cinematografici a cui partecipa, chiede al regista di poter andare sul set nei giorni in cui non ha riprese, per osservare i diversi reparti al lavoro. Ma quando le dico che sembra si stia preparando per il mestiere, risponde: «L’unica difficoltà con la regia è che ci sarei io dietro la macchina da presa, non un personaggio, e dovrei superare la paura di non essere all’altezza. Quando guardo qualcuno come (Christopher) Nolan o Luca (Guadagnino), mi viene da pensare: chi sono io per credere di poterlo fare? Spero davvero di poter crescere e di riuscirci, senza avere così tanta paura». È anche un’appassionata di teatro, ma non l’ha mai fatto a livello professionale. «Sono sempre stata troppo fifona per salire sul palco», dice. «Ma forse un giorno smetterò di essere un coniglio e mi butterò».

In una nebbiosa mattina newyorchese, una di quelle giornate primaverili in cui il sole si rifiuta di farsi vedere, Zendaya sembra in qualche modo a suo agio. Ha concluso il frenetico tour promozionale di The Drama, l’ultima stagione di Euphoria è uscita e manca poco all’arrivo dei due film estivi Odissea e Spider-Man: Brand New Day, a cui seguirà Dune: Parte tre a dicembre. Questo è stato uno degli anni più intensi e di maggiore visibilità della sua carriera. «Sarà un anno lungo, ma la cosa fantastica è che sono davvero orgogliosa di tutto quello che ho fatto. Amo moltissimo il mio lavoro» dice. «Ma penso che, alla fine di tutto questo, dovrò concedermi una piccola pausa». Anche se, aggiunge, «appena mi fermo, impazzisco. E mi dico: ho bisogno di lavorare».

È rannicchiata su un divanetto beige in un angolo di una galleria d’arte e caffetteria a Brooklyn, dopo aver fatto una passeggiata con sua madre, Claire Stoermer, e l’amico Darnell Appling. L’attrice e produttrice ha un’aria rilassata: indossa un maglioncino giallo pallido e pantaloni bianchi sotto un lungo trench kaki, piccoli orecchini d’oro e mocassini neri. Si è legata un’elegante bandana blu sui capelli (e ha una fede d’oro all’anulare, ma quando le viene chiesto se può confermare le voci sul matrimonio con Tom Holland, risponde: «No, non lo voglio fare. Cercano sempre qualcosa», riferendosi, immagino, ai social).

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Top e gonna Diesel, stivali Paris Texas.

In Odissea di Christopher Nolan (nelle sale), Zendaya interpreta il ruolo di Atena, dea della saggezza, e pensa di condividere alcuni tratti del suo personaggio. «Per molti versi, mi sembra azzeccato che sia proprio questo l’abbinamento che hanno fatto con me», dice. Nonostante abbia solo ventinove anni, Zendaya è considerata una specie di “anziana” del settore, una veterana che gli altri attori rispettano e a cui si rivolgono in cerca di consigli. Racconta che fin da bambina la definivano un’anima antica. «Non so cosa significhi, ma ho semplicemente la sensazione di essere già stata qui», dice. Ha senso: è una professionista fin da quand’era piccola, andava sui set a lavorare dalle nove alle cinque e passava la maggior parte del tempo con gli adulti. «E per certi versi sono figlia unica: tutti i miei fratelli sono molto più grandi di me; il più vicino, come età, aveva già sedici anni quando sono nata», racconta. «Questo significa che ho trascorso molto tempo con i miei genitori». Per i primi sei anni della sua vita, in realtà, Zendaya ne ha passato molto anche con sua nonna, che si prendeva cura di lei quando i suoi erano al lavoro. «Ci sedevamo vicine, guardavamo Jerry Springer e preparavamo il root beer float. Andavamo in autobus a prendere un gelato e poi facevamo una passeggiata. Quindi credo che la vecchia signora in me sia lì fin dall’inizio», dice ridendo. Sua nonna le diceva sempre che si sentiva una bambina nonostante l’età, e ora Zendaya capisce cosa intendesse. «Penso di avere saggezza da offrire, ma mi sento ancora una bimba. Del tipo: cacchio, sto davvero per compiere trent’anni?». Atena è anche la dea della guerra e, da creativa che produce arte mentre gli Stati Uniti conducono una guerra in Medio Oriente, Zendaya sente la necessità di una maggiore empatia. «C’è un peso vero, e una responsabilità concreta in tutto questo. Il modo in cui tendiamo a disumanizzare gli altri mi spezza il cuore, è qualcosa che non riesco ad accettare. Perché spesso non riusciamo a vedere gli altri come esseri umani che meritano sicurezza e gioia, le stesse cose a cui abbiamo diritto noi», afferma. Anche il suo ruolo in The Drama richiede empatia da parte degli spettatori. «Non sapevo cosa provare», ha ricordato parlando della prima volta in cui ha letto l’esplosiva sceneggiatura. L’ha fatta leggere anche a sua madre e a sua nipote, in modo da poter discutere della storia. Alla fine, è stata attratta dalla complessità del personaggio e dal modo in cui il film affronta l’oscurità del tema trattato. «Sono affascinata dai personaggi complessi per i quali devo guadagnarmi l’empatia e la fiducia del pubblico», dice. Ha visto in questo progetto una sfida personale. «Voglio ampliare i ruoli che una persona come me può interpretare… Come donna nera», aggiunge, «Quello che posso fare come attrice». E ha apprezzato il modo in cui, nel film, viene affrontato il dramma delle sparatorie nelle scuole negli Stati Uniti. «È assurdo. A volte, quando la realtà è così inquietante, l’unico modo per affrontarla in chiave artistica è attraverso l’ironia», dice. Zendaya si descrive timida per natura.

Recitare mi premette di vivere situazioni che probabilmente non vivrei. Per esempio io non sono una che urla, ci sono pochissime cose che riescono a suscitare in me emozioni estreme. Se non urlassi in scena credo non urlerei mai.

Recitare le permette di avventurarsi fuori dalla sua comfort zone. «Mi sento meno critica nei confronti di me stessa perché sono qualcun altro, e posso provare e fare cose che probabilmente non farei mai», dice. «Penso a certe scene… Io non sono una che urla, per esempio. Ci sono pochissime cose che riescono a suscitare in me emozioni estreme, nella vita reale. E spesso interpreto personaggi che non sono come me. È incredibilmente liberatorio perché penso che se non urlassi contro qualcuno in scena, non urlerei mai. Il suo ruolo in The Drama l’ha spaventata. «Un po’ di paura fa bene», mi dice. La stimola dal punto di vista artistico. Anche il suo ruolo in Euphoria la spaventava, quando l’ha accettato, e dice che «è stato piuttosto emozionante» girare la terza stagione dopo una pausa durata anni. «Sono successe tante cose nella mia vita», aggiunge, descrivendo la sensazione come un ritorno nostalgico nella cameretta della propria infanzia, una “sensazione strana”.

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Cappotto Louis Vuitton, stivali Le Silla.

«Ero sul set di Euphoria, una ripresa notturna in un ranch. Ero stanchissima, ma stavo anche imparando le battute di Chakobsa per Dune. E poi ho cominciato a scrivere le battute da memorizzare per il viaggio lampo in Islanda (per Odissea)», racconta. «Non ne ho tantissime ma avrei lavorato con Christopher Nolan! La cosa più imbarazzante della mia vita sarebbe stata sbagliare le battute con lui, anche se una volta è successo». Nolan la vede diversamente: «Noi lavoravamo in situazioni folli e frenetiche, lottavamo contro gli elementi, ci strappavamo i capelli per la disperazione, e poi arrivava lei, paracadutata da un altro set, con quel senso di vera grazia ed equilibrio». Dice di aver scelto Zendaya proprio per quella sua grazia leggendaria: «Insomma, interpreta letteralmente una dea, è un compito arduo. È una grande star del cinema, ma anche un’attrice incredibile».

Matt Damon, suo coprotagonista in Odissea, è d’accordo. «Chris è famoso per essere molto cauto. Quindi, quando fai una ripresa, non è che ti dica: “È stato fantastico”. Al massimo ci scappa un “Bene. Ok”. E questo equivale al più grande complimento che ti possa fare», dice Damon. «Zendaya, invece… ha fatto questa scena incredibile, Chris ha detto: “Stop”. E ha aggiunto: “Perfetta”. Per me e Tom (Holland) è diventata un’ossessione. Ha preso un “perfetto”? Io non ho mai raggiunto nemmeno un “ottimo”. Siamo andati avanti fino alla fine delle riprese a chiederci: “Ti ha detto qualcosa oggi?”, “Mi ha detto ‘bene’”, “Anche a me”… Era impressionante questa straordinaria capacità di Zendaya di arrivare sul set, calarsi completamente nella parte e lasciare tutti a bocca aperta, per poi tornarsene tranquillamente a girare Euphoria», continua Damon. «Ci si dimentica che lei e Tom, pur essendo attori affermati, hanno comunque trent’anni» (E, tra l’altro, aggiunge: «Adoro loro due insieme, si meritano a vicenda: sono due persone deliziose»). Zendaya ha sempre dichiarato apertamente di voler interpretare ruoli che non siano scritti pensando esclusivamente a donne nere o di origini miste. «Non voglio che ci siano limiti alla mia creatività», mi dice. Si sente ispirata e galvanizzata dopo aver visto la sua amica Ayo Edebiri sul palco a New York, ed è entusiasta del suo film su Ronnie Spector, che produce e interpreta. «Era da tanto che lo aspettavo», dice. Descrive Spector, che era la cantante solista del gruppo femminile degli anni ’60 The Ronettes, come «un’icona che non ha mai ricevuto il riconoscimento che meritava». Barry Jenkins, che dirige il film, era il regista dei suoi sogni per questo progetto; lei vuole che il film sia più sperimentale di un tradizionale biopic. «Voglio solo dare il meglio per lei, voglio renderla orgogliosa», dice Zendaya.

Nolan è molto cauto nei giudizi, il massimo che puoi ottenere è: bene, ok. Zendaya un giorno ha fatto una scena incredibile e lui ha detto: stop, perfetta. Io non sono arrivato neanche a ottimo. Matt Damon

Ha lavorato con Holland sia in Odissea che in Brand New Day. Nel primo film non avevano scene insieme, quindi ha potuto osservarlo sul set. «Mi veniva quasi da piangere, ero così orgogliosa», racconta. «E poi Spider-Man è stato un sogno; posso andare al lavoro ogni giorno con il mio migliore amico, la persona che amo. Portiamo i nostri cani, è una questione di famiglia. Siamo cresciuti con quei film! È come tornare a casa».

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Top e pantaloni Acne Studios, anello Van Cleef & Arpels. Sul viso, Hydrating Invisible UV Fluid Broad Spectrum SPF 50, Dior.

Di recente, ha lanciato una collezione di abbigliamento femminile per il marchio di scarpe da corsa e abbigliamento On insieme al suo stylist e image architect di lunga data, Law Roach. L’ha conosciuto quando aveva quattordici anni, lui viveva a Chicago e gestiva un negozio vintage, e i loro gusti si sono evoluti insieme. «Adoriamo sperimentare, ma per me deve comunque avere un senso. Non è che io abbia un’estetica particolare», dice parlando della sua tendenza a vestirsi sempre nello stesso modo nel quotidiano, mentre sul red carpet ama osare. Zendaya non vede l’ora di prendersi una pausa per entrare in “modalità zia” e trascorrere del tempo con i suoi nipoti: andare alle recite scolastiche e alle partite di football e, come ha fatto durante un recente viaggio nella sua città natale, Oakland, dove vive gran parte della sua famiglia, aiutare una delle sue nipoti a ridipingere la camera da letto. Le piace ideare progetti – è successo anche con la cucina di sua nonna – quando va a trovarli, in modo che la famiglia possa riunirsi. «Chiamo mio fratello maggiore che porta gli attrezzi, poi è tutta “università di YouTube” e ci mettiamo all’opera», racconta ridendo. Zendaya è molto legata ai suoi familiari, che hanno la sua posizione salvata sul telefono dato che l’attrice è spesso in viaggio. «Così è più facile: non risponde perché è a Budapest. Sanno dove mi trovo e su che fuso orario», spiega. Nel tempo libero, le piace anche guardare video sul restauro dei dipinti e su come pulire i tappeti, li trova rilassanti. Anche il reality show Love Island la rilassa. Durante la loro permanenza a Oakland, Zendaya e Holland hanno adottato un altro cane da un rifugio, un pocket bully, portando il loro numero di cani a tre. «Dal punto di vista logistico, probabilmente non è stata un’idea furbissima», dice. «Ma emotivamente, lo è stata. È una meravigliosa aggiunta alla nostra famiglia. Appena ho visto il suo musetto, mi sono detta: non posso lasciarti qui».

(Traduzione di Marta Barone)

(Foto Norman Jean Roy. Capelli Coree Moreno per Oribe. Trucco Ernesto Casillas per Prada Beauty. manicure Alex Jachno per Manicurist. Set design Marla Weinhoff at 11th House agency. produzione Alexey Galetskiy productions).