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Peppe Aquaro
Con il libro e il tour «La gloria e la prova» (18 luglio a Roma) l’attore del film premio Oscar di Tornatore racconta la sua storia, dai problemi alla vista come il protagonista Philip Noiret alla «riscoperta» della vita grazie ai consigli di Bocelli e Filippo Timi: «Senza pietismi, l’importante è saper chiedere aiuto»
«Adesso voglio che la tua vita sia tua. Perché tu sei i miei occhi». Mai frase fu più profetica di questa. Nel cinema e nella vita reale. È la frase pronunciata da Alfredo, protagonista di Nuovo Cinema Paradiso, premio Oscar nel 1990, interpretato da Philip Noiret. Gli occhi di Alfredo-Noiret, il proiezionista diventato ormai vecchio e cieco, avrebbero dovuto essere quelli di Totò, il piccolo protagonista del film di Giuseppe Tornatore. Quegli stessi occhi, proprio in quei giorni di riprese, nel 1988, stavano giocando un brutto scherzo a un bambino di neppure 9 anni. «Non riuscivo a vedere bene, soprattutto la sera: anche il semplice giocare a pallone, la mia passione tra un ciak e l’altro, diventava maledettamente complicato», ricorda Salvatore Cascio, oggi 47enne, siciliano di Palazzo Adriano, nel Palermitano, dove è stata girata la pellicola che ha fatto una vera e propria incetta di premi e riconoscimenti.
Quel bambino con gli occhiali
«Mi sono sempre chiesto perché Peppuccio (Giuseppe Tornatore, il regista del film, ndr) abbia scelto me per quella parte: finché, molti anni più tardi, trovandomi a Roma, sono andato nell’ufficio di Peppuccio e gliel’ho chiesto. Finalmente. Mi ha risposto che all’inizio mi aveva scartato, non sapeva che farsene di quel bambino con gli occhiali, poi, però, riguardando la mia foto ha chiesto ai suoi collaboratori di cercarmi e di farmi una foto senza gli occhiali. ‘Eccolo, è lui il nostro protagonista da bambino’, ha pronunciato senza esitazione». Intanto, oltre alla gloria dei film (dopo Nuovo Cinema Paradiso, il bambino prodigio girerà Stanno tutti bene, sempre di Tornatore, inciderà un 45 giri con Fabrizio Frizzi, e qualche anno più tardi, sarà in Jackpot con Adriano Celentano, oltre a diverse partecipazioni televisive), per Totò erano dietro l’angolo gli anni della prova.
L’amicizia con Bocelli
Gloria e prova, due parole che sono diventate il titolo del libro, La Gloria e la prova, scritto da Cascio insieme a Giorgio De Martino. Quel libro, pubblicato nel 2022, oggi è diventato un reading portato in tour da Totò, il quale, questo sabato, 18 luglio, dalle 21.00, sarà ai Giardini del Torrione di Anguillara Sabazia, alle porte di Roma, in occasione di «Atmosfere Festival-Nel Palazzo e nei Giardini», diretto dallo stesso Di Domenico. «È stato proprio Di Domenico a farmi comprendere come e perché sarei dovuto andare avanti, nonostante ci vedessi poco e fossi preda di uno sconforto pazzesco». Di Domenico è il nome suggeritogli da Andrea Bocelli (il celebre tenore è l’autore della postfazione del libro, mentre la prefazione è di Giuseppe Tornatore), tra i protagonisti della rinascita della seconda vita di Cascio.
La «sentenza» a Losanna
Prima però, un passo indietro, praticamente all’alba degli anni della prova. «All’inizio, non riuscendo neppure a leggere le parole più piccole in un copione e dovendo chiedere alla maestra di sedermi avanti per vedere meglio la lavagna, un oculista mi aveva detto che avevo un occhio pigro e che avrei risolto il mio problema coprendo l’altro occhio; poi però, non facendo progressi, dopo una visita da uno specialista di Losanna, scopro di avere la retinite pigmentosa, malattia degenerativa della vista, e che era un ‘regalo’ del Dna dei miei genitori, entrambi portatori sani di questa malattia», ricorda Cascio, aggiungendo: «Mi sono ritrovato come in labirinto, dal quale non riuscivo a trovare una via di uscita. erano gli anni del successo, ero un bambino, allora non ci pensavo granché, certo, ma crescendo, dalla fine degli anni ’90 e per ben quindici anni, sono praticamente sparito dalle scene».
L’incontro con Filippo Timi
Ma sarà sempre il mondo dello spettacolo a dargli un’altra chance, una possibilità per rialzarsi. «La mia rinascita passa per gli occhi di un grande attore, una persona che avrei sempre voluto conoscere, Filippo Timi, del quale mi aveva colpito una bellissima intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale diceva, considerando il suo problema di vista: è vero, sono mezzo cieco, ma per guardare il mondo non mi servono gli occhi, ma il cervello». Sarà Timi a suggerirgli di accettare quella condizione e di ricominciare a vedere, a modo suo. Lo sprona.
Il pietismo può attendere
Inizia la rinascita di Totò, tra nuovi film e soprattutto il libro: «Ne sto scrivendo un altro, sempre con De Martino, nel quale racconto questi ultimi quattro anni fantastici trascorsi tra le presentazioni di ‘La gloria e la prova’, all’interno degli ospedali e delle scuole. Mi piace un sacco raccontarmi ai ragazzi, ai quali raccomando sempre, prima di incontrarci, di vedere Nuovo Cinema Paradiso». In fondo, Cascio è ancora molo legato a quel personaggio, alla sua storia, intorno alla quale vorrebbe realizzare un docu-film: «Del quale immagino già la scena finale, girata davanti a una platea di ragazzi: guardate che le difficoltà, le prove, nella vita arrivano sempre, l’importante è non vergognarsi di chiedere aiuto». Ciak si gira. E il pietismo può attendere.
Peppe Aquaro
17 luglio 2026 ( modifica il 17 luglio 2026 | 14:42)
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