di
Chiara Barison

Il primo cittadino della Grande Mela ha spiegato al New York Times di non sapere se ha effettivamente l’autorità per farlo. Gli Usa non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma. E Trump definisce il mandato «illegittimo»

A settembre Benjamin Netanyahu potrebbe ritrovarsi a varcare le porte del Palazzo di Vetro per partecipare all’assemblea dell’Onu con un mandato di arresto sulle spalle e un sindaco deciso a verificare se possa farlo eseguire. Il neo sindaco democratico della città, Zohran Mamdani, ha annunciato di voler verificare se esistano gli strumenti giuridici per dare seguito al mandato di arresto emesso nei confronti del premier israeliano dalla Corte penale internazionale. «Credo che il primo ministro Netanyahu debba essere processato all’Aia», ha dichiarato Mamdani nel corso di un’intervista rilasciata al New York Times, riferendosi al leader israeliano come a «un criminale di guerra accusato dalla Corte penale internazionale». Per la precisione, il leader israeliano e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant sono accusati dalla Corte di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto nella Striscia di Gaza a seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023. Tra le accuse figurano il ricorso alla fame come metodo di guerra attraverso la privazione di beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, oltre a omicidio, persecuzione e altri atti inumani. 

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I precedenti

E non è la prima volta che Mamdani si esprime in questi termini nei confronti del leader israeliano. Le sue parole si inseriscono nel solco delle posizioni assunte negli ultimi anni. Primo musulmano e primo americano di origini sudasiatiche (è nato in Uganda da genitori indiani) eletto sindaco di New York nel gennaio 2026, il trentaquattrenne democratico è da tempo tra le voci più critiche della politica americana nei confronti del governo Netanyahu. Da deputato dello Stato di New York, nel 2023 ha promosso il disegno di legge «Not on Our Dime!: Ending New York Funding of Israeli Settler Violence Act» per impedire il finanziamento degli insediamenti israeliani in Cisgiordania attraverso enti di beneficenza registrati nello Stato di New York. Poi, durante la campagna elettorale aveva già sostenuto che il premier israeliano avrebbe dovuto essere arrestato qualora fosse arrivato in città in seguito al mandato della Corte penale internazionale emesso il 21 novembre 2024.

Il problema dei rapporti tra Cpi e Usa

Il primo cittadino della Grande Mela ha spiegato però di non sapere se ha effettivamente l’autorità di ordinare al Dipartimento di Polizia di New York di fermare un capo di governo straniero. «Siamo in fase di confronto attivo» con l’ufficio legale della città, ha spiegato. «Faremo quello che la legge mi consente di fare, ma non scriveremo leggi ad hoc a tal fine». Le sue dichiarazioni rischiano però di restare lettera morta, puri slogan politici. Gli Stati Uniti, infatti, non hanno ratificato il trattato istitutivo della Corte penale internazionale dell’Aia e non sono quindi giuridicamente obbligati a dare esecuzione ai suoi provvedimenti. Per questo, anche se Netanyahu dovesse arrivare a New York per partecipare ai lavori dell’Onu, un suo eventuale arresto non dipenderebbe dalla sola volontà dell’amministrazione cittadina, ma chiamerebbe in causa il governo federale e una complessa serie di questioni di diritto interno e internazionale. 

Il fattore Trump

Come se non bastasse, la posizione di Mamdani è agli antipodi di quella dell’amministrazione Trump. Il presidente americano ha definito il mandato della Corte «illegittimo». Perfettamente coerente con le sue dichiarazioni, Trump ha garantito la totale impunità di Netanyahu che, a mandato già emesso, si è recato negli Stati Uniti sei volte, ricevuto alla Casa Bianca e nella residenza di Mar-a-Lago senza che il provvedimento producesse alcun effetto. A conferma di questa linea di azione, ricordiamo che il 6 febbraio 2025, poco dopo la visita di Netanyahu alla Casa Bianca, Trump ha firmato l’ordine esecutivo che autorizza il governo americano a colpire con sanzioni di diversa natura funzionari, giudici, procuratori e dipendenti della Corte che partecipino a indagini riguardanti cittadini statunitensi o di Paesi alleati, come Israele appunto. 

A decidere se le parole di Mamdani resteranno una provocazione politica o apriranno un caso diplomatico sarà probabilmente settembre, quando i leader mondiali si ritroveranno a New York per l’Assemblea generale dell’Onu. Ma una cosa è già certa: il mandato della Corte continuerà ad accompagnare ogni viaggio internazionale di Netanyahu, trasformando ogni visita ufficiale in una questione non solo diplomatica, ma anche giudiziaria.

18 luglio 2026 ( modifica il 18 luglio 2026 | 17:51)