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Viaggiare in aereo non sarà più lo stesso per chiunque venga a conoscenza dell’incredibile e agghiacciante incidente ad alta quota che ha visto protagonista un volo della compagnia low-cost Ryanair. Sganciare la cintura di sicurezza non appena la spia luminosa sopra il sedile si spegne è ormai un riflesso condizionato per milioni di passeggeri, un piccolo e automatico gesto di comfort per godersi il viaggio in comodità. Eppure, questa spaventosa odissea ha dimostrato in modo inequivocabile come quel semplice e banale “clic” possa fare l’assoluta differenza tra la vita e una morte indicibilmente orribile, ridefinendo completamente la percezione della sicurezza a bordo.
APPROFONDIMENTI
Terrore a 20.000 piedi: il finestrino si frantuma all’improvviso
Durante il volo, mentre l’aeromobile si trovava alla quota di crociera di circa 20.000 piedi, ovvero a oltre 6.000 metri d’altezza, uno dei finestrini della cabina è improvvisamente andato in frantumi. In un istante, la violenta e immediata depressurizzazione ha trasformato l’abitacolo in una trappola mortale. Il passeggero serbo Ljubisa Karovic, che si trovava seduto proprio sul sedile adiacente alla parete della fusoliera, è stato parzialmente risucchiato verso l’esterno a causa della devastante differenza di pressione con l’ambiente circostante. Nel giro di pochi millesimi di secondo, la testa e le spalle dell’uomo si sono ritrovate fuori dall’aereo, sospese nel vuoto pneumatico e nell’aria gelida dell’alta quota, sotto gli occhi pietrificati degli altri passeggeri.
La presa eroica della moglie e il miracolo della fibbia
A salvare Ljubisa da una fine che appariva ormai inevitabile è stata una combinazione di straordinaria prontezza e fortuna. Da un lato, la stretta cintura di sicurezza, che l’uomo aveva fortunatamente mantenuto allacciata nonostante la spia fosse spenta, ha fatto da fondamentale ancoraggio strutturale, impedendo al suo corpo di scivolare via e di essere espulso del tutto nel vuoto. Dall’altro, il riflesso fulmineo e la disperata determinazione della moglie Svetlana, seduta al suo fianco, hanno evitato la tragedia.
La donna si è avventata immediatamente sul marito, afferrandolo ferocemente per le gambe e resistendo alla spaventosa forza del risucchio fino a quando la pressione interna della cabina non si è parzialmente equalizzata. Solo a quel punto, con l’aiuto tempestivo e solidale degli altri passeggeri, Svetlana è riuscita a trascinare Ljubisa nuovamente dentro l’abitacolo, mettendolo definitivamente in salvo. «Se Ljubisa avesse fatto quello che fa la maggior parte delle persone, ovvero slacciare la cintura nell’istante in cui si spegne il segnale luminoso, sarebbe andato incontro a una morte orribile, precipitando nel vuoto.
Questa storia deve servire da lezione a tutti noi».Un monito definitivo per tutti i passeggeri
Attualmente il passeggero si trova ricoverato in ospedale, ancora in profondo stato di shock e temporaneamente incapace di proferire parola a causa del trauma psicologico e fisico subito, ma è miracolosamente vivo. Questa spaventosa vicenda si configura come un ammonimento definitivo per chiunque sia abituato a considerare le misure di sicurezza a bordo come una fastidiosa o inutile formalità d’alta quota. Il messaggio che emerge da questa incredibile storia di sopravvivenza è chiaro e non ammette deroghe: restare agganciati al proprio sedile per l’intera durata del viaggio, anche quando le condizioni meteo sono perfette e non vi sono turbolenze in atto, resta l’unico vero scudo protettivo contro imprevisti strutturali capaci di trasformare un normale volo di linea in un incubo.
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