C’è un pezzo di Francia nel cuore di New York: a Manhattan, a due passi dal MoMA e sospesa sopra lo skyline della città, una residenza al 69° piano della torre 53W53 racconta un’idea tutta di eleganza misurata, di savoir-faire e di attenzione quasi sartoriale per la materia. All’interno dell’iconica torre progettata dal Premio Pritzker Jean Nouvel, lo studio monegasco Humbert & Poyet firma la sua prima residenza negli Stati Uniti, trasformando un appartamento di oltre 530 metri quadrati in un manifesto del proprio linguaggio progettuale, inserendolo nel solco tracciato dall’architettura scultorea di Nouvel e dagli interior originari di Thierry Despont.

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William Jess Laird

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È l’occasione per riunire tre generazioni del design francese in un unico racconto dell’abitare contemporaneo. Residence 69 è una casa per collezionisti. Arte, design e artigianato convivono con le grandi vetrate che inquadrano Central Park e il profilo di Manhattan, come fossero anche loro opere, in costante trasformazione. La vicinanza con il Museum of Modern Art non è soltanto geografica: il progetto assorbe il linguaggio dell’arte contemporanea e lo traduce in esperienza domestica. Dare intimità a un’architettura quasi completamente trasparente era la vera sfida del restyling di Humbert & Poyet. Per farlo i due progettisti hanno rinunciato alla tradizionale idea di open space e costruito, invece, una sequenza di ambienti che si susseguono con naturalezza.

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L’ingresso, raccolto e avvolgente, prepara lo sguardo alla luminosità del grande living; il soggiorno, la sala da pranzo, la biblioteca e l’area bar dialogano tra loro mantenendo ognuno la propria identità. Lo studio privato, volutamente più raccolto, offre un efficace contrappunto alla teatralità degli spazi di rappresentanza. La suite padronale è pensata come un universo autonomo, un rifugio sospeso sulla città. Camera da letto, area lounge, cabine armadio e ambienti dedicati al benessere sono uniformati da una palette morbida e da una raffinata ricerca materica, il cui fulcro è la scenografica testiera realizzata su misura: una composizione di intonaci e tessuti sovrapposti che restituisce l’essenza del migliore savoir-faire francese. L’intero progetto è costruito attraverso un sofisticato lavoro di stratificazione.

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Pareti dalle finiture artigianali, variazioni di quota, corpi illuminanti, opere d’arte e arredi disegnati su misura contribuiscono a definire atmosfere differenti senza interrompere il continuo dialogo con il paesaggio urbano. Le superfici decorative sviluppate con Atelier de la Torre, ottenute attraverso una tecnica pittorica a raschiatura, riflettono la luce come ceramiche smaltate, cambiando aspetto nell’arco della giornata e conferendo agli ambienti una dimensione quasi pittorica. Gli arredi raccontano una precisa idea di eccellenza manifatturiera. Molti pezzi – dal grande divano del soggiorno al tavolo della sala da pranzo – sono stati realizzati appositamente per questa residenza insieme a Philippe Hurel, mentre bronzi, tessuti, tappeti e complementi provengono da una rete di atelier e maison (francesi ed europee) che condividono la stessa attenzione per il lavoro artigianale.

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Anche l’arte è tra i protagonisti della composizione, e non arriva a progetto concluso, come semplice elemento decorativo, ma ne costituisce una componente essenziale: le opere di Jasper Johns, Raven Halfmoon e Magdalena Shummer-Fangor si relazionano con gli interni come parte integrante del racconto domestico. Ne deriva un appartamento che rifugge l’estetica impersonale, spesso associata alle torri residenziali di lusso. Humbert & Poyet hanno messo in scena ambientazioni ricche di carattere, dove ogni materiale, ogni arredo e ogni opera contribuiscono a creare un senso di autenticità. Il risultato è una casa che porta con sé tutta la cultura del progetto francese: sofisticata, colta e profondamente contemporanea. Vi si respira un’aria da “vecchio continente”. Nonostante guardi Manhattan dall’alto.

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www.humbertpoyet.com

Headshot of Marco Valenti

Architetto romano animato da una innata vocazione cosmopolita e da una sfrenata curiosità, considera il design la sua personale lente di ingrandimento per interpretare il flusso di cambiamenti sociali e culturali che attraversa il nuovo millennio. Alterna l’amore per la progettazione alla passione per il racconto, nella convinzione che la parola possa contribuire a sciogliere le intricate dinamiche del processo creativo. Interessato da sempre all’interior design e alle connessioni tra comunicazione e architettura, si occupa delle relazioni tra spazio e immagine, lavorando sull’intersezione tra moda, food, arte e interni.