Una domanda senza trial
Sospendere l’antidepressivo per proteggere il bambino oppure continuarlo per evitare che depressione o ansia tornino a farsi sentire? È uno dei dilemmi più delicati della gravidanza. Un nuovo studio ha provato ad avvicinarsi alla risposta utilizzando una “target trial emulation”: non una vera sperimentazione clinica, difficile da realizzare per ragioni etiche, ma una ricostruzione statistica di ciò che sarebbe potuto accadere in un trial. I ricercatori del Vanderbilt University Medical Center hanno analizzato le cartelle elettroniche collegate di madri e neonati seguiti tra il 2006 e il 2022, confrontando donne che assumevano antidepressivi SSRI prima della gravidanza e li avevano continuati con donne che li avevano sospesi. Il confronto, quindi, non era con gravidanze senza problemi psichici, ma con pazienti più simili tra loro, riducendo uno dei principali fattori che possono falsare gli studi osservazionali.
I segnali alla nascita
Nell’analisi principale sono entrate 1.014 gravidanze: 457 nel gruppo che aveva continuato gli SSRI e 557 in quello che li aveva interrotti. Nei neonati esposti, il punteggio Apgar risultava mediamente più basso di 0,39 punti a un minuto e di 0,28 punti a cinque minuti. Differenze contenute, ma compatibili con un adattamento iniziale alla vita fuori dall’utero un po’ più faticoso. Questo quadro può comprendere tono muscolare ridotto, tremori o irritabilità, pianto debole e difficoltà respiratoria, manifestazioni che nella maggior parte dei casi risultano transitorie. È emersa anche una probabilità più alta di liquido amniotico tinto di meconio, con un aumento relativo del 73%. Quest’ultimo dato, tuttavia, si è indebolito e ha perso significatività statistica in una delle analisi di sensibilità, perciò deve essere interpretato con particolare cautela.
Nessun allarme maggiore
Il dato più rassicurante riguarda ciò che non è aumentato in modo statisticamente significativo: ricoveri in terapia intensiva neonatale, parto prematuro, basso peso alla nascita, problemi di alimentazione, ipoglicemia, ipotermia, ipertensione polmonare persistente e altre complicazioni esaminate. In una seconda coorte di 807 gravidanze, costruita per studiare l’esposizione attorno al concepimento e durante il primo trimestre, non è stata osservata un’associazione significativa con le malformazioni congenite maggiori. Questo non significa che qualsiasi rischio sia stato definitivamente escluso. Gli stessi autori ricordano che gli eventi rari richiedono campioni molto più grandi e che lo studio non aveva numeri sufficienti per distinguere gli effetti delle singole molecole, delle diverse dosi o di specifiche anomalie, comprese quelle cardiache.

La scelta non è “farmaco sì o no”
Il lavoro non dimostra che gli SSRI siano privi di rischi, né autorizza a sospenderli o continuarli senza una valutazione clinica individuale. Le prescrizioni registrate non garantivano che il medicinale fosse stato effettivamente assunto, l’intensità della depressione era documentata in modo completo solo per una minoranza delle pazienti e tutti i dati provenivano da un unico centro statunitense. Ma il risultato aiuta a separare due piani spesso confusi: un possibile adattamento neonatale transitorio non equivale a un aumento delle complicanze più gravi. Le linee guida raccomandano di considerare insieme i rischi dei farmaci, quelli della malattia non curata, le precedenti ricadute e la risposta personale al trattamento. Per questo gli antidepressivi non devono essere interrotti autonomamente: ogni modifica va concordata con psichiatra e ginecologo, predisponendo alla nascita un’adeguata osservazione del neonato.
Aref L, Hughey JJ, Shirazi S, Sucre JMS, Bastarache L. Neonatal Outcomes Following Selective Serotonin Reuptake Inhibitor Use During Pregnancy. JAMA Network Open. 2026;9(7). DOI:10.1001/jamanetworkopen.2026.22790.

