di
Luca Bertelli

Il cantante, stasera in concerto al Franciacorta Designer Village, si racconta al podcast albanese Inspire: «La telefonata più importante? Quella di Maria De Filippi nel 2017 dopo il Festival che condusse con Carlo Conti». Poi ancora: «Ho provato la fame ma non è una cosa negativa se passa dallo stomaco agli occhi».

Ermal Meta si esibirà stasera alle 21 al Franciacorta Designer Village a Brescia. Un’esibizione molto attesa, che arriva in un periodo fortunato per l’artista, a cinque mesi dal Festival di Sanremo dove fu tra i pochi a portare un pezzo realmente impegnato e politico (“Stella stellina”).

Poche settimane fa, l’artista si era raccontato nel podcast “Inspire” alla collega albanese Alketa Vejsiu e a lei aveva raccontato non solo la sua infanzia in Albania, dalla quale era partito per raggiungere l’Italia, ma anche un episodio recente privato che lo lega al suo paese natale. Riguarda l’adozione delle due figlie Klodi e Lumi, che hanno potuto raggiungere in Italia la famiglia Meta (il cantante è legato alla compagna Chiara Sturdà) un anno fa, a giugno, al compimento dei 18 anni.



















































«Le abbiamo conosciute qui in Albania, in un luogo chiamato ‘Rozalba House’. È un posto molto importante perché Suor Alma, che lo gestisce, salva molte ragazze da situazioni drammatiche. Quando ci sono andato, ho provato sentimenti contrastanti: da un lato, mi sono reso conto di quale immenso privilegio fosse la mia vita. Ho anche riflettuto su come, a volte, mi lamentassi di cose futili che in fondo non contavano nulla. Ho capito che dovevo condividere la mia fortuna con gli altri. Una delle ragazze non voleva vivere in Italia; diceva: “No, preferisco l’Albania”. Ma mi aveva colpito soprattutto la frase che mi avevano detto la prima volta, a 15 anni, quando le abbiamo conosciuto Klodi e Lumi: “A noi grandi non ci vuole mai nessuno”. Abbiamo trascorso del tempo insieme nell’arco di tre anni: in estate, in inverno e durante le festività. Al compimento dei 18 anni, sono venute in Italia. Da allora viviamo insieme». Ermal ha aggiunto: «Non voglio applausi. A dire il vero, non volevo nemmeno parlarne. Sono una persona che crede che, quando si compiono buone azioni, bisognerebbe tenerle per sé. Ma la gente ha iniziato a chiedere: “Chi sono queste bambine? Perché sono sempre con te?”. Così, mi sono sentito in dovere di raccontare la storia. Non scegli di amare qualcuno. Succede e basta. Viene dal cuore. È andata così anche per me».

I figli, per il cantante, sono la forma più alta d’amore che abbia mai conosciuto. E racconta anche la gravidanza drammatica della compagna, che ha partorito due anni fa sua figlia Fortuna, sempre a giugno. «È nata in un momento molto difficile. Quella notte Chiara ebbe una complicazione: la placenta si staccò. Eravamo a casa. L’auto era piena di sangue. È stato un momento terrificante. Ho guidato come un pazzo. L’abbiamo salvata per un soffio, per un solo minuto. Quando è nata, continuavo a chiedere all’infermiera: “È mia figlia?”. Era come se non riuscissi a crederci. Avevo con me la chitarra e le cantavo delle canzoni. È stato allora che ho capito cos’è l’amore. Non c’è nulla di più forte».

La discussione si è poi spostata sul suo legame con l’Albania, dalla quale partì a 13 anni. «È stata un’infanzia piena di paura, eppure senza paura. Di fame, eppure senza fame. Frenetica, eppure incredibilmente lenta. Un periodo in cui non volevo andarmene, perché quello era l’unico posto che conoscevo. Non ne conoscevo altri: solo Fier e Valona. Non volevo partire perché non sapevo dove stavo andando. Avrei dovuto imparare una lingua nuova. Avrei dovuto lasciare tutti gli amici che avevo lì. Ma sono stato costretto ad andare via. L’Albania mi ha donato un pozzo profondissimo, da cui sgorgano continuamente sentimenti, pensieri e ispirazione. Non so cosa vi sia racchiuso dentro. A volte emergono cose che mi colpiscono, che mi feriscono, eppure non voglio chiuderlo. Se dovessi chiudere quel pozzo, mi prosciugherei anch’io».

Poi, il racconto della sua gavetta in Italia: «Non sono mai stato un talento straordinario, di quelli che nascono una volta sola in una generazione. Avevo solo un’immensa determinazione. Il talento può addirittura ritorcersi contro di te se non ti impegni nel lavoro. C’è sempre qualcuno più talentuoso di te. Ciò che fa la differenza è quanto lavori sodo, quanti calli hai sulle mani. E le mie mani sono piene di calli. A 16 o 17 anni lavoravo nei ristoranti. Quando tornavo a casa, non dormivo: dalle 23 alle 7 del mattino, mi esercitavo al pianoforte e alla chitarra. Ogni singola notte. Sapevo che c’era sempre qualcuno più talentuoso di me». 

La svolta fu al Festival di Sanremo del 2017. «Carlo Conti mi scelse tra i Big, cantavo “Vietato morire” e arrivati terzo: con lui quell’anno conduceva Maria De Filippi. Rimase in qualche modo colpita da me, dalla mia personalità: al termine del Festival mi chiamò per entrare a far parte di “Amici” e quell’episodio senza dubbio ha cambiato la mia carriera. La sua chiamata mi spiazzò, con lei ho vissuto anni e esperienze molto importanti: è una persona importante anche oggi».


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18 luglio 2026 ( modifica il 18 luglio 2026 | 15:19)