Grasso umano iniettabile per rassodare, ravvivare, sollevare e arrotondare il corpo ovunque ce ne sia bisogno. Pare sia molto efficace, ma ha uno scheletro nell’armadio: proviene da donatori deceduti. Ovvero cadaveri. È un’alternativa rapida e meno invasiva alle tecniche più tradizionali di chirurgia plastica. Ed è tanto allettante che in moltissimi, almeno in America, sono pronti a chiudere un occhio sulla sua provenienza: secondo l’azienda produttrice, Tiger Aesthetics, da maggio dello scorso anno – quando il prodotto denominato alloClae è diventato disponibile per il grande pubblico – sono più di duemila i pazienti che si sono sottoposti al trattamento. Un successo legato in gran parte a quello di un’altra novità di questi anni: i nuovi farmaci anti-obesità a base di agonisti del recettore Glp-1, tanto efficaci da lasciare spesso i pazienti con pelle cadente e zone come seno, viso e glutei “svuotati” di grasso. 

La tecnologia

L’idea di utilizzare il grasso per riempire le aree del corpo che necessitano di maggior volume non è nuova. Si fa di routine, ad esempio, utilizzando una procedura nota come “lipofilling autologo”, che consiste nel prelievo e nella purificazione del grasso del paziente, e nel successivo trasferimento del tessuto adiposo nell’area da ricostruire. Questa tecnica è estremamente efficace per pazienti che necessitano di interventi di grande volume. Ma richiede un ricovero ospedaliero, è invasiva e non adatta a persone molto magre, che non dispongono di sufficiente grasso in eccesso per il prelievo.

L’alternativa è quella del trapianto alloctono, cioè da donatore. I primi a metterlo a punto sono stati i ricercatori della Ong MTF Biologics, che da quasi un decennio offrono siringhe contenenti matrice extracellulare – l’impalcatura di macromolecole che forniscono supporto alla crescita delle cellule – prelevata da tessuti adiposi di donatori deceduti. Il prodotto, commercializzato come Renuva, è pensato per stimolare la crescita di tessuto adiposo nelle aree in cui viene iniettato, e non fornisce quindi effetti visibili istantanei. Diversa la situazione con l’ultimo arrivato, alloClae: il trattamento contiene infatti un mix di grasso (60 percento) e matrice extracellulare (40 percento), e agisce quindi sia come impalcatura per favorire la crescita di nuovo tessuto adiposo, sia come una fonte immediata di materiale lipidico con cui dare volume all’area desiderata. Proprio per questo motivo, si sta diffondendo rapidamente come alternativa “pronta all’uso”. 

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Come funziona alloClae

Il nuovo filler è composto da tessuto adiposo umano decellularizzato, ottenuto da donatori deceduti che hanno scelto di destinare il proprio corpo alla ricerca o alla donazione di tessuti biologici. Il processo produttivo prevede la rimozione completa dei componenti cellulari e del materiale genetico del donatore, lasciando una matrice lipidica sterile e purificata che funge da impalcatura tridimensionale una volta iniettata nel ricevente. A detta dei chirurghi che lo utilizzano, la procedura richiede meno di un’ora e non necessita di anestesia generale. Il prodotto viene inoculato nelle aree a cui si vuole dare volume, e una volta inserita nei tessuti la matrice decellularizzata di alloClae agisce come riempitivo e stimola al contempo l’organismo del paziente a colonizzare l’impalcatura biologica con nuove cellule adipose e vasi sanguigni. In questo modo, promette risultati più stabili e duraturi rispetto ai filler sintetici a base di acido ialuronico, riducendo al contempo il rischio di rigetto grazie alla completa rimozione delle cellule del donatore durante la fase di purificazione. 

L’effetto Ozempic e i nodi etici 

Come dicevamo, l’ascesa commerciale di alloClae è strettamente intrecciata alla diffusione dei nuovi trattamenti anti-obesità con analoghi di Glp-1, di cui stando a un recente sondaggio Gallup fa uso ormai oltre il 10 percento degli adulti americani. Lo ha ammesso anche Caroline Van Hove, presidente di Tiger Aesthetics, intervistata dalla Cnn: “Quello che scoprono molte pazienti è che dopo aver perso una quantità sostanziale di peso si trovano anche con aree del corpo che, a loro parere, definiscono la loro femminilità, e che mancano completamente di volume”.

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L’interesse commerciale, quindi, non manca. Al pari delle perplessità: cliniche, perché la procedura, seppur ritenuta sicura da molti specialisti, non è priva di effetti collaterali, anche potenzialmente gravi, come la necrosi del tessuto adiposo una volta iniettato; e soprattutto etiche, visto che il materiale utilizzato da Tiger Aesthetics proviene da donazioni altruistiche, cioè da persone che alla morte decidono di lasciare il proprio corpo alla scienza, senza alcun tipo di remunerazione. Il modulo con cui si certifica il consenso alla donazione dell’intero corpo (e non dei soli organi, nel qual caso la salma viene restituita per l’inumazione) richiede l’autorizzazione perché sia possibile un utilizzo “for profit” dei tessuti, ma non specifica quale sarà. E questo per molti esperti di bioetica non è sufficiente per giustificare un business che, nella maggior parte dei casi, è di natura puramente estetica, e poco ha a che fare con la salute.

In Italia, per il momento, il problema non si pone: le norme europee in fatto di utilizzo di tessuti provenienti da donatori deceduti sono molto più rigide, e attualmente un prodotto come alloClae non è approvato, né lo sarà con ogni probabilità almeno nel prossimo futuro.

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