di
Andrea Barsanti

Per motivi di sicurezza è stato spostato a Cremona dopo esser stato a Genova, Ivrea e Pavia. L’uomo è accusato di maltrattamenti sulla bambina di due anni morta a Bordighera

Genova, Ivrea, Pavia, infine Cremona. Emanuel Iannuzzi, il 42enne accusato di maltrattamenti aggravati per la morte della piccola Beatrice, la bambina di 2 anni trovata senza vita lo scorso febbraio nella sua casa di Bordighera, è stato trasferito per la quarta volta in un altro carcere. In carcere si trova anche la madre della bambina, Manuela Aiello, accusata dello stesso reato. Entrambi si proclamano innocenti. 

Iannuzzi era detenuto fino a mercoledì nel carcere di Pavia: ci era arrivato dopo esser stato trasferito da quello di Ivrea. Lo spostamento è stato disposto per un pestaggio subito da parte di altri detenuti che lo ha fatto finire in infermeria con il naso rotto. Ora si trova nel carcere di Cremona. Nei due istituti precedenti, quello di Genova e quello di Ivrea, era rimasto solo poche settimane a causa delle minacce ricevute. 



















































L’uomo è stato arrestato e portato in carcere il primo giugno, quasi quattro mesi dopo Aiello, con cui aveva una relazione. La donna è stata arrestata il 9 febbraio, lo stesso giorno del ritrovamento della piccola, rinvenuta senza vita nel lettino con segni di violenza su tutto il corpo. L’autopsia ha poi accertato che a provocare la morte è stato un violento colpo alla testa e che i maltrattamenti andavano avanti da mesi. 

Per la procura di Imperia, sia Aiello sia Iannuzzi sarebbero responsabili dei maltrattamenti e della morte della bambina, anche alla luce di video e chat trovati nei loro telefoni e delle testimonianze raccolte. Gli investigatori si sono concentrati sul contesto estremamente problematico in cui è cresciuta Beatrice, ricostruendo le sue ultime settimane e le sue ultime ore di vita. 

Secondo gli inquirenti, Aiello trascurava sistematicamente le figlie – oltre a Beatrice, due bambine di 9 e 10 anni – per trascorrere tempo con Iannuzzi nel suo casolare di Perinaldo, nell’entroterra di Imperia. A volte le lasciava a casa da sole, affidando la più piccola alla sorella maggiore; altre le portava con sé. Così sarebbe accaduto il 7 febbraio: Aiello e le tre figlie hanno raggiunto Perinaldo per trascorrere il fine settimana con Iannuzzi e, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, qualcuno ha colpito Beatrice con violenza alla testa. Le ore successive, ricostruite dagli inquirenti, sono frenetiche, sconnesse: i maldestri tentativi di farla riprendere senza mai chiamare un medico, acqua e zucchero, bagni freddi per farla rinvenire e abbassarle la febbre, mentre le sue condizioni continuavano a peggiorare. Infine la morte e la decisione di fingere che non fosse accaduto nulla. La mattina del 9 febbraio Aiello ha avvolto la bambina ormai morta in una coperta, l’ha caricata in auto insieme alle altre due figlie – che saranno poi ascoltate in modalità protetta – e ha percorso una trentina di chilometri fino alla villetta di Montenero, sulle alture di Bordighera: «È successo un casino, dobbiamo tornare a casa». 

Una volta arrivata la donna avrebbe adagiato Beatrice nel lettino per poi chiamare il 118: «Mia figlia sta male, non respira più». Quando i sanitari sono arrivati sul posto hanno subito notato i lividi sul corpo della bambina e avvisato i carabinieri. «È caduta dalle scale», dirà poi la madre ai militari. Da allora sono trascorsi oltre cinque mesi, e la famiglia di Beatrice – il padre, le due sorelle e i nonni – è ancora in attesa del via libera della procura per poter celebrare i funerali. Il medico legale che ha eseguito l’autopsia non ha ancora depositato la perizia e ha chiesto una proroga per completare gli accertamenti.

18 luglio 2026 ( modifica il 18 luglio 2026 | 20:12)