Charles ha perso la prima fila per appena 24 millesimi: “Sono arrabbiato: per non prendere rischi ho mollato”


Giorgio Burreddu

Collaboratore

18 luglio 2026 (modifica alle 20:20) – MILANO

Tra allucinazione e beffa, l’obiettivo di Charles Leclerc di conquistare la prima fila a Spa sbatte contro l’equivoco di una bandiera gialla. La segnalazione c’è, è reale, e le immagini la mostrano chiaramente. Sì, ma perché? La risposta si annida negli ultimi secondi del Q3 del GP del Belgio. Isack Hadjar (Red Bull), dopo aver offerto la scia a Max Verstappen, rinuncia a completare il proprio giro e imbocca la corsia di ingresso ai box. Il commissario posizionato in quel punto mostra la bandiera gialla proprio mentre sopraggiunge Leclerc, ancora impegnato nel suo ultimo tentativo. Quel giallo non segnala un pericolo sulla pista. Ma riguarda la pit entry e serve ad avvertire i piloti di una vettura presente nella corsia di ingresso ai box. E’ una procedura prevista dalla Fia e comunicata ai piloti nelle note del direttore di gara e durante il briefing. “Al briefing era stato discusso che lì ci sarebbe stata una bandiera gialla per la pit entry”, conferma Leclerc. La presenza della segnalazione, dunque, non rappresenta una sorpresa. Ma l’equivoco, beh, quello c’è. A generarlo sono la posizione del commissario e il modo in cui la bandiera viene esposta. Non ferma, ma sventolata.

la curva 18—  

Finché vedrai sventolar bandiera gialla: qui però c’è poco da cantare. Leclerc esce da curva 18, vede una bandiera gialla sventolare davanti a sè. Cosa fare? La sua reazione è puro istinto. Davanti a un segnale di pericolo chi non avrebbe alzato il piede? Tant’è che in quei pochi istanti Leclerc non riesce a stabilire se il segnale riguardi soltanto la corsia dei box oppure anche l’ultima curva. “Non sapevamo esattamente dov’era. A me sembrava molto in mezzo”, aggiunge. Da quella posizione, insomma, la bandiera destinata alla pit entry appare al pilota della Ferrari come una normale segnalazione rivolta alle monoposto ancora in pista. Quel che resta, dunque, è il rammarico. Anzi, lo dice meglio Leclerc: “Non eravamo lontani dalla prima fila. Per quell’ultima curva sono un po’ arrabbiato, è un peccato, una prima fila sarebbe stata una buona cosa su questa pista. Sappiamo che la Mercedes ha una macchina migliore, partiremo quarti per la penalità di Norris e alla fine non è poi così male scattare in seconda fila”. Per un pilota impegnato in un giro lanciato la distinzione tra i due tipi di segnalazione è decisiva. E ignorare una vera bandiera gialla può comportare una penalità. Leclerc ha scelto la prudenza. “L’unica cosa che potevo vedere era la bandiera gialla e per non prendere rischi ho mollato”.

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questione di centesimi—  

Leclerc chiude il Q3 al quinto posto, appena 24 millesimi dietro George Russell (Mercedes). Il monegasco partirà comunque quarto per via della penalità di dieci posizioni inflitta a Norris, che aveva chiuso terzo. Le cose potevano essere leggermente diverse. Perché, come spiega ancora il Leclerc, “ero 4 o 5 centesimi davanti”. Il rallentamento nell’ultima curva gli costa quei pochi centesimi necessari per restare davanti a Russell e gli fa perdere una posizione in griglia. Alla fine, dice ancora il ferrarista, “non è poi così male scattare in seconda fila”. Anche Fred Vasseur, il team principal della Ferrari, rimpiange l’occasione persa. Rammarico, sì: chiamatelo come volete. “Leclerc ha alzato il piede, non so cosa sia successo all’ultima curva, ha perso quantomeno una posizione rispetto a Russell. Però Norris sarà penalizzato e dunque recupereremo comunque una posizione. I distacchi sono minimi, la gara sarà lunga, e anche in questo weekend stiamo crescendo sessione dopo sessione”.