Il suo errore dal dischetto fu decisivo per il quarto successo iridato del Brasile proprio negli Usa. E domani sarà in tribuna a East Rutherford come “Legend della Fifa”

Dal nostro inviato 
G.B. Olivero

18 luglio – 17:55 – NEW YORK (USA)

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Sono passati trentadue esatti dalla prima finale di un Mondiale giocata negli Stati Uniti. Era il 17 luglio 1994, costa ovest, Rose Bowl di Pasadena, un comune della contea di Los Angeles. Domani si giocherà dalla parte opposta degli States, a East Rutherford, poche miglia da New York. In questi trent’anni è cambiato il mondo, d’altronde è uno spazio temporale talmente ampio che sarebbe stato strano il contrario. Nel 1994 i telefoni cellulari cominciavano a essere di uso comune, ma gli smartphone erano ancora lontani e così pure i social network. I campioni del calcio erano universalmente noti come adesso, ma la dimensione era più umana e meno tecnologica. Sapevi di loro ciò che ti raccontavano i giornali e le tv e un alone di mistero, magari sottile, rimaneva. Alla vigilia di quella finale tra Italia e Brasile, il personaggio più atteso era Roberto Baggio. L’anno precedente aveva vinto il Pallone d’oro e il modo in cui aveva tirato gli azzurri giù dall’aereo del ritorno a casa, quando la sconfitta con la Nigeria negli ottavi sembrava ormai inevitabile, aveva conquistato tutti. Poi c’erano state la rete decisiva contro la Spagna nei quarti e la doppietta contro la Bulgaria in semifinale. Anche il Brasile aveva la sua stella, ma il talentuoso Romario era considerato leggermente al di sotto di Baggio. 

amico di leo—  

Robi arrivò a quella finale con un grande dubbio sulle sue condizioni fisiche. Verso la fine della semifinale aveva accusato un problema muscolare e non si sapeva se avrebbe potuto giocare. La Spagna in queste ore si interroga su Lamine Yamal, che non sembra al top della forma proprio a causa di un risentimento muscolare. Baggio non può dirlo per il suo ruolo super partes di Legend della Fifa, ma è molto probabile che tifi Argentina. Quella terra è stata sempre nel suo cuore, fin dai tempi in cui partiva dall’Italia per andare lì a coltivare la sua grande passione: la caccia. Baggio acquistò addirittura una riserva privata nella provincia di Santa Fe. Roberto è legato a Messi da una stima profonda e da una sincera amicizia. Dopo la vittoria dell’Argentina contro la Svizzera, a Kansas City, Baggio ha ricevuto da Leo la maglia numero 10 dell’Argentina e, postando la foto su Instagram, ha aggiunto queste parole: “Grazie Leo per il tuo dono prezioso e per il tuo affetto. Ti voglio bene, amico mio”. E nel corso di un evento, rispondendo alla domanda su chi fosse il migliore tra Messi, Pelé e Maradona, Baggio ha risposto così: “È molto difficile, è perfino brutto fare una classifica perché loro sono l’essenza del calcio. Se proprio devo sceglierne uno, dico Leo”. 

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il libro—  

Baggio, insomma, domani avrà il cuore albiceleste. E se la Coppa del Mondo sarà assegnata ai rigori, il pensiero inevitabilmente tornerà a quella stessa conclusione di trentadue fa. Roberto ha vissuto tutto il Mondiale negli Usa, ha viaggiato, si è concesso alla gente che ancora lo ama, ha presentato la versione in inglese del suo ultimo libro (A light in the darkness, ovvero Luce nell’oscurità) riempiendo di ammiratori e tifosi la libreria Rizzoli di New York. È un uomo sereno, felice con la sua famiglia, ma tormentato, per sua stessa ammissione, dal ricordo di quel rigore sbagliato a Pasadena. Un tiro alto, un’esecuzione molto diversa da quelle a cui ci aveva abituato. Un dispiacere enorme per un campione che aveva dovuto lottare contro gli infortuni per imporre la sua classe e per arrivare a giocare la partita che sognava da bambino. Quel rigore passò alla storia come l’episodio decisivo del Mondiale 1994, perché mentre Roberto sul dischetto a capo chino prende coscienza della sconfitta i brasiliani intorno a lui si abbracciano. La realtà è che, se anche Baggio avesse segnato, alla Seleção sarebbe bastato trasformare il quinto rigore per conquistare il trofeo. Ma questa considerazione non può essere di conforto a Roberto. Nemmeno trentadue anni dopo, quando può sedersi in tribuna, applaudito e ammirato da tutti, a gustarsi il duello tra Messi e Yamal.