di
Francesca Morandi

L’uomo, 47enne di nazionalità indiana, viveva in Portogallo. Era in vacanza dai familiari che abitano a Rivolta d’Adda

Ha sacrificato la propria vita per salvare quelle del fratello e del suo nipotino di 4 anni appena. È morto annegato nel fiume Adda, un uomo di 47enne di nazionalità indiana, residente in Portogallo. Era in vacanza dai familiari che abitano a Rivolta d’Adda, paese di oltre 48mila abitanti in provincia di Cremona. Dramma nel dramma: anche il bambino è morto, dopo aver lottato per alcune ore all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è stato portato in elisoccorso. 

La tragedia si è consumata intorno alle 12.30, nella zona chiamata «Golfo Rivolta», al confine tra Rivolta e Truccazzano (Milano) lungo quel tratto di fiume dove le due sponde, quella cremasca e quella milanese, si guardano. Nel sabato stretto nella morsa dell’afa, la famiglia aveva raggiunto l’Adda per trascorrere qualche ora lontano dal caldo. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il padre, 45 anni, sarebbe stato il primo ad entrare in acqua. Poco dopo, lo avrebbe raggiunto il figlioletto, ma il piccolo si è trovato quasi subito in difficoltà. Dalla riva, lo zio non ha esitato, si è tuffato in acqua, è riuscito a raggiungere il fratello e il nipotino, mentre lui è stato trascinato via dalla corrente che gli ha impedito di raggiungere la riva. È scattato l’allarme. Sul posto sono arrivati i carabinieri di Rivolta d’Adda e della Compagnia di Pioltello, i vigili del fuoco con i nuclei sommozzatori di Milano, le ambulanze, le automediche e due elicotteri del 118 decollati uno da Milano, l’altro da Como. 



















































Le operazioni si sono rivelate subito difficili. L’area in cui è avvenuto il dramma, è impervia. La si raggiunge soltanto percorrendo un lungo tratto a piedi. Il corpo del 47enne è stato individuato e recuperato a circa 300 metri più a valle rispetto al punto in cui è stato visto scomparire, sulla sponda milanese. I sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Il nipotino è stato affidato all’equipaggio dell’elisoccorso e trasferito, in codice rosso, al Papa Giovanni XXIII, dove poi è morto. Il corpo dell’uomo è stato trasferito all’obitorio di Milano e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria milanese. 


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18 luglio 2026 ( modifica il 18 luglio 2026 | 19:12)