Firenze, 19 luglio 2026 – Diciotto milioni di euro raccolti da consulenti finanziatori fittizi, 150 risparmiatori truffati e forse anche di più, trentanove indagati che tra Arezzo, Siena, Firenze e Perugia avrebbero tirato dentro nuovi investitori convincendoli dopo convention in hotel di lusso, seguendo il principio della catena ‘multilevel’. Ma il miraggio di guadagni da capogiro con interessi da favola, grazie anche alle innovative cripotavalute, è scoppiato come il più classico ’schema Ponzi’, lasciando tutti a bocca asciutta.

La truffa

Del sogno di diventare ricchi di tanti toscani e umbri, resta solo un’inchiesta della procura di Firenze. Per il pm Sandro Cutrignelli, dietro alla Dcm, Digital coin management, c’è anche un’associazione per delinquere, formata dagli aretini C.A.N., 59 anni, il figlio D.N., 33, D.C., 45, e D.V., 32. Sono ritenuti i promotori dell’organizzazione, addentellata tra la Slovenia, dove avevano aperto i conti, Malta, l’Inghilterra e appunto le laboriose regioni dell’Italia centrale, terreno fertile da drenare in cerca di nuovi risparmiatori.

Lo slogan

’Porta un amico’ era il leit motiv che accompagnava le convention bimensili in hotel a cinque stelle dove i responsabili della Dcm arrivavano su macchinoni di lusso e spiegavano come anche i nuovi arrivati avrebbero potuto diventare ricchi come loro. Nella pratica, ogni investitore, dietro la promessa del 10% mensile, affidava loro somme in euro. Inizialmente un bonifico su una banca slovena; poi, per dare meno nell’occhio, avrebbero guidato gli investitori dentro la piattaforma di exchange ’The Rock trading’, creando loro i ’portafogli’ (wallet) e detenendone le chiavi di accesso. Il gruppo aveva anche un suo vocabolario tecnico: ’lender’ per dire investitore, ’bonus’, ’pack’, cash out o provvigione invece di interessi, liquidazione, investimento, commissione.

L’illusione

L’illusione è durata qualche mese. In un primo periodo, ritenuto funzionale a dare credibilità al progetto, in effetti gli investitori avrebbero maturato gli interessi promessi. Ma i più, ingolositi, avrebbero reinvestito anche il guadagno. Fino a quando la piattaforma non è crollata. Forse un’operazione sbagliata, una scommessa ’a leva’ persa sull’andamento del bitcoin, anticipò l’emersione del presunto maxi raggiro. Che, secondo gli investigatori, sarebbe comunque avvenuto, visto che le cifre promesse a chi investiva, erano insostenibili per qualsiasi strumento finanziario. Tanto che anche la Consob mise gli occhi sull’attività della Dcm.

Ora, decine di risparmiatori, che secondo quanto denunciato avrebbero ricevuto minacce di non rivedere i soldi se si fossero rivolti all’autorità giudiziaria, sperano nei risarcimenti che potrebbero essere disposti dall’autorità giudiziaria. Oltre sessanta si sono costituiti in una sorta di comitato e sono difesi dall’avvocato Marco Tullio Giordano dello studio ’42 Law Firm’ di Milano. In questi giorni, la procura ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini.