L’ex attaccante argentino, campione del mondo nel 1978: “Maradona era un signore e un genio, Leo è un fenomeno ma non è la stessa cosa. A Firenze fu una vergogna e io dissi ‘meglio ladri che secondi’: lo ripeterei”

Ci sono partite che hanno un peso specifico diverso. Per l’importanza, la pressione, la posta in palio in gioco. La Finale dei Mondiali è la regina di questo genere di sfide: ha addosso gli occhi del mondo intero. Chi l’ha vissuta invita a godersela, più che ad avere paura. “Va vissuto come un onore, è un privilegio esserci”. Daniel Bertoni l’ha avuto, sa di cosa si parla. Anzi, con la sua Argentina l’ha addirittura vinta quella coppa, segnando pure in finale. “So di essere in un club ristretto e me vanto. Quel gol segnato all’Olanda sarà per sempre un’emozione unica”. Quando parla sembra che debba scendere in campo anche lui stasera: oggi l’ex attaccante ha 71 anni e risponde dall’Argentina, dove sta seguendo il Mondiale con amici e famigliari. “Credevo fin dall’inizio potessimo arrivare in fondo. Vogliamo alzare la Coppa per la seconda volta di fila”.

RETROSPETTIVA DANIEL BERTONI CALCIATORE
NELLA FOTO DANIEL BERTONI CON LA MAGLIA DELLA FIORENTINA
AG ALDO LIVERANI SAS

Daniel Bertoni

Ex attaccante

Nato a Bahia Blanca nel 1955, ha giocato con Fiorentina, Napoli e Udinese. In Serie A, 42 gol in 170 partite. Nell’Argentina, 12 in 31.

Daniel Bertoni, impossibile non partire da qui. Negli Stati Uniti la sua Argentina si gioca la finale dei Mondiali contro la Spagna. Che squadra ha visto finora? 

“Una squadra che lotta e non si arrende mai. Lo abbiamo visto in tutto il torneo, specialmente nelle rimonte. Penso che Scaloni abbia creato una bella alchimia. Sono compatti, si aiutano a vicenda. Uno dei più grandi meriti del ct è stato quello di riuscire a proteggere Messi. Solo a quel punto è uscito il campione che è Leo. Fondamentale, pure a 39 anni”. 

In tutto il mondo lo stanno paragonando a Maradona. Che ne pensa? 

“Penso sia un errore. Messi è un fenomeno, ma sono diversi. Leo adesso è più leggero, ci ha condotto fino alla finale e può portarci alla seconda vittoria di fila. In Qatar si è tolto un peso. Non è Diego, anche come carattere non vedo punti in comune, ma credo sia bello così. Restano due campioni senza tempo, che rappresentano il calcio per generazioni intere”. 

Ci fidiamo di lei che Diego lo conosce bene. Che ricordo ha di lui? 

“Era una persona spettacolare. Non ha mai fatto pesare il fatto di essere Maradona. E per un attaccante come me… era un lusso essere mandato in porta da uno con il suo talento. Aveva un telecomando al posto del sinistro. E poi era un leader. Si sarebbe buttato nel fuoco per il gruppo, sia al Napoli che in nazionale. L’ho aiutato ad ambientarsi in Italia e anche con la mia famiglia si è comportato da dieci: umile, simpatico, mai troppo grande. Era rimasto il ragazzo di Villa Fiorita anche da ricco”.

Senza Italia non è un Mondiale. O almeno non lo è per chi appartiene alla mia generazione. Il calcio Italiano dovrebbe ripartire da Maldini, Baggio e Antognoni”

Daniel Bertoni sul calcio italiano

Parlavamo della finale. Lei l’ha giocata nel ‘78 e ha pure fatto gol. 

“Quella rete per me è un’emozione unica. Ne segnai anche un’altra, sempre decisiva, nella prima fase contro l’Ungheria. Certo, segnare in finale ha un peso diverso. Sono entrato nel ristretto club di calciatori che hanno segnato in finale e l’hanno vinta. Per me è un grande orgoglio. Giocavamo contro un’Olanda piena di fenomeni, avevano rivoluzionato il gioco del calcio”. 

A proposito di quella finale… c’è ancora chi riconduce il vostro Mondiale ai generali e alla politica. 

“Tutte bugie. Avevamo una squadra fortissima ed eravamo i più forti. Meritammo. C’erano Kempes, Passarella e tanti altri campioni”. 

Vede affinità con la Nazionale di oggi? 

“Sono due squadre molto diverse. È cambiato anche il calcio. Ai miei tempi c’era più fantasia. Oggi… ti annoi di più e ti emozioni di meno. Come dicevo do tanti meriti a Scaloni, è riuscito a mettere il suo dieci al centro del mondo”. 

Oltre a Messi, chi altro le piace? 

“Aspettavo che mi facesse questa domanda. Leo è un mostro, ma sarebbe ingiusto non parlare del gruppo. Julián Alvarez, per esempio, mi fa impazzire. Ha visto che gol ha fatto con la Svizzera? Un gioiello. Un altro che mi ha sorpreso è Lautaro. Lo vedevo meno leader, invece piano piano si è preso le sue responsabilità. È cresciuto nel corso del Mondiale”. 

Lei è rimasto in Argentina durante il Mondiale. Che clima si respira? Simile al Qatar? 

“Allora, io nel 2022 ero a Doha, quindi non posso fare un paragone. C’è molta passione, ma siamo argentini! È nella nostra indole. Vorrei, però, dire una cosa che credo sia cambiata rispetto ai tempi, se posso”. 

“Con noi la gente sognava, oggi accade meno. In Argentina viviamo in condizioni economiche difficili, c’è tantissima povertà e moltissimi problemi di vario genere. Vincere o perdere non ti toglie dalla strada. Il calcio non è più uno strumento di distrazione di massa come un tempo. La situazione nel nostro Paese è troppo grave”. 

Il Mondiale 1978 vinto grazie alla dittatura? Tutte bugie: eravamo una squadra fortissima”

Daniel Bertoni su Messi e Maradona

Prima di lasciarla andare. Un paio di flash sull’Italia. Da noi ha vissuto anni importanti tra Firenze, Napoli e Udine. 

“Intanto, mi faccia dire che senza l’Italia per me non è un Mondiale. E penso che non lo sia per tutti coloro che appartengono alla mia generazione. Sono felice che il calcio italiano riparta da Maldini. È l’uomo giusto. Al vostro movimento servono personalità del genere, come lui, Baggio o Antognoni. Gente di campo, non di politica. Io da voi ho vissuto anni stupendi, a Firenze ho lasciato il cuore. Sono ancora tifoso, seguo sempre anche dall’Argentina”. 

In chiusura, la sua Italia. Lei fu il primo a segnare dopo la riapertura delle frontiere per gli stranieri. 

“Era il settembre del 1980. giocavamo contro il Catanzaro. Potrei raccontarle tutto come fosse successo ieri. Il livello del campionato era altissimo. Eravamo la Premier League di oggi. Era una roba pazzesca. Platini, Diego, Zico, Falcao e via dicendo. Un posto magico, pieno di campioni veri. Serve dirle che oggi è tutto diverso…?”. 

Alla Fiorentina ha vissuto anni importanti. 

“Firenze occupa un posto speciale nel mio cuore. La squadra viola e tutti i fiorentini. Una città stupenda. E se avessimo vinto quello scudetto…”.

Era il 1982 e perdeste all’ultima giornata fra le polemiche con la Juventus. Lei disse: “Meglio secondi che ladri”. Lo ripeterebbe anche oggi? 

“Sì. Perché quello scudetto era nostro e meritavamo di vincere. Avrei vinto anche rubando. E invece il furto lo subimmo noi. Una roba immonda. Eravamo testa a testa con la Juventus. All’ultima giornata ci annullarono un gol scandaloso, ma anche nelle gare prima successero episodi da ufficio inchieste. I tifosi viola dicevano: meglio secondi che ladri. Io replicavo: meglio ladri che secondi. E lo ripeterei ancora”. 

Nel 1982 subimmo un furto, la Juve ci rubò uno scudetto in modo immondo. I tifosi viola dicevano: meglio secondi che ladri. Io replicavo: meglio ladri che secondi”

Daniel Bertoni sullo scudetto del 1982 perso con la Fiorentina

A Napoli anche lo sfiorò. 

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“Pensi che cosa strana la vita. Nel 1985 mi voleva il Verona, io scelsi il Napoli per Maradona e loro vinsero. Poi restai due anni in azzurro… e loro trionfarono l’anno che andai via. Sono stato un po’ sfortunato purtroppo. Credo che me lo sarei meritato”.