Questa casa non è un albergo
«Abitare sul mare era anche il mio di sogno», racconta. «L’ho realizzato così, in questo appartamento a Sorrento, sentendomi sempre un po’ in viaggio, e sempre parte della vita dell’albergo. Esco di casa, salgo un piano, attraverso l’hotel ogni mattina, parlo con gli ospiti, faccio colazione – e spesso anche l’aperitivo –, ma ceno sempre a casa, cucinando in una vera cucina». Nella sua personale versione dell’adagio “questa casa non è un albergo”, De Luca ha voluto sottolineare la diversità di destinazione d’uso delle sue stanze con scelte cromatiche e di stile opposte a quelle della Minervetta, dove De Luca ha dato forma alla sua passione per il colore. «Chi conosce il mio lavoro mi associa al colore, ma in questa casa l’ho evitato, tutto l’involucro è volutamente bianco, non ho voluto portare neppure le ceramiche, o gli oggetti che riempiono l’albergo. Il mio mondo, quello pubblico, è di sopra. Ma qui è casa mia, anzi, è la casa dei ricordi di famiglia».

Dal terrazzo, vista sul Vesuvio e il Golfo di Napoli; coppia di sedie in ferro anni ’50 di famiglia.
francesco dolfo
La collezione di ex voto e immagini sacre del proprietario e di sua madre.
francesco dolfoDalla Danimarca alla Costiera
Dalla nonna danese arrivano mobili dalle linee rigorose, sedie e scrivanie di design, dal papà sorrentino un’intera biblioteca di libri, dalla mamma un vecchio divano di Vico Magistretti sempre attualissimo, e un’immensa collezione di ex voto e immagini sacre che De Luca ha portato avanti scovando tele con angeli e santi lungo tutta la Costiera: «Ce ne sono tantissime da queste parti, mi diverte andare a cercarle, sono manifestazioni di devozione e di arte povera, quella dei pescatori, dei marinai». Nel guscio bianco sono macchie di colore e aperture su altre dimensioni, alla pari del blu che entra da ogni finestra e dell’armadio rosso di Ettore Sottsass in soggiorno, anch’esso, a modo suo, testimone di un’eredità sentimentale. «Dopo l’Accademia di Belle Arti a Firenze dove mi sono diplomato come scenografo, nel 1986 sono entrato alla Domus Academy. La mia fortuna è stata avere come insegnanti Ettore Sottsass, Alberto Meda, Gaetano Pesce, Andrea Branzi… Memphis era appena nata e io mi ero già innamorato dei suoi colori, delle sue forme».