Un contatore che gira più lentamente del dovuto può sembrare un colpo di fortuna per i bilanci aziendali, ma a lungo andare rischia di trasformarsi in un boomerang finanziario capace di travolgere anche l’attività più solida. È il drammatico scenario vissuto dalla Elledi Plast Srl, azienda specializzata nella produzione e lavorazione di materie plastiche, finita al centro di una spaventosa odissea burocratica e giudiziaria. Per colpa di un apparecchio di misurazione difettoso installato nel proprio stabilimento, la società si è vista recapitare da Edison Energia una maxi-bolletta di conguaglio dall’importo a dir poco astronomico: oltre 786mila euro, interessi calcolati al centesimo e nessuna possibilità di ottenere una rateizzazione del debito.
L’inghippo affonda le radici in un passato ormai lontano, precisamente nel periodo compreso tra dicembre 2009 e agosto 2010. In quei mesi, il contatore incriminato ha continuato a registrare regolarmente i flussi di elettricità, ma riportando quote costantemente inferiori rispetto ai reali consumi dello stabilimento. L’anomalia è emersa solo in seguito a una verifica tecnica approfondita scattata nel dicembre del 2009. Da quel controllo è partito un effetto domino tra colossi dell’energia: Enel Distribuzione Spa ha infatti emesso una fattura a sei cifre a titolo di “super-conguaglio” nei confronti di Edison Energia Spa (titolare del contratto di fornitura), la quale ha poi ribaltato l’intera e pesantissima somma sulla Elledi Plast.
Dalla fabbrica alle aule di giustizia il passo è stato inevitabile, aprendo la strada a una sfiancante battaglia legale che si trascina ormai da anni. In prima battuta, il Tribunale di Treviso ha condannato l’azienda di materie plastiche a saldare il conto monumentale, quantificato per la precisione in 786.231 euro. Una linea dura confermata nel marzo del 2024 anche dalla Corte d’appello di Venezia, che ha respinto le tesi difensive dell’impresa sancendo l’obbligatorietà del pagamento immediato.
Nelle sue memorie difensive, la Elledi Plast ha tentato di smontare il castello accusatorio puntando il dito, in primo luogo, sui termini di prescrizione del credito che a suo dire non sarebbero stati adeguatamente valutati dai giudici. I legali dell’azienda hanno inoltre sollevato forti perplessità sui metodi di calcolo applicati per quantificare la maxi-somma e sull’aperta violazione delle direttive Arera (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) in merito al diritto di rateizzare importi così sproporzionati. Le eccezioni sollevate, tuttavia, si sono scontrate contro il muro dei giudici veneziani. Come si legge nell’ordinanza interlocutoria emessa nel frattempo dalla Corte di Cassazione, l’appello è stato rigettato in ogni sua parte poichè la Corte lagunare ha ritenuto blindato il credito per il periodo 2009-2010, ha considerato valide le precedenti azioni giudiziarie come interruzioni dei termini di prescrizione e ha bollato come generiche le contestazioni sull’ammontare della cifra, confermando la legittimità degli interessi e negando ogni censura su fatturazione e rateizzazione.