di
Chiara Dino
In via de’ Neri, la strada del mangificio di Firenze, l’ultimo episodio su un manifesto pubblicitario
E Vannacci, e i guerrafondai produttori di armi, e i cinesi, e la ditta di spurghi. E basta! Andreina Contessa, direttrice della Galleria dell’Accademia, stavolta non se ne era nemmeno accorta che il buon David di Michelangelo era ancora una volta stato «usato» per nobilitare con la sua bellezza volitiva e austera gli affari di un ulteriore utilizzatore abusivo della sua immagine. «Ma — ci ha detto dall’estero quando le abbiamo mostrato la foto — interverrò immediatamente per diffidare la ditta dall’uso improprio e mai autorizzato da me della statua».
Il fatto è che è un refrain che torna a intervalli regolari. L’amministrazione blocca la pubblicità non autorizzata e poco dopo qualcuno ci riprova: questa volta siamo in via de’ Neri, in pieno centro a Firenze. Ormai per tutti Borg’unto, per la quantità di panineria e schiacciaterie, accoglie tra i suoi negozi smash 180-burgers-beers che si autopromuove con una grande manifesto esposto in strada dove l’eroe repubblicano del Buonarroti mangia un gelato e invita i passanti a entrare: «Da noi — si legge — se ordini un menù hai il gelato a 1 euro».
Ora, al di là della questione legale — qualcuno ricorderà che nel ‘22, su iniziativa dell’allora direttrice dell’Accademia Cecile Hollberg, fu intentata una causa a un’azienda di abiti che aveva usato l’immagine di David e il Tribunale di Firenze sancì che si trattava di comportamento illegittimo — vien da pensare che, gira gira, i pubblicitari dei nostri tempi siano dotati di scarsa fantasia. L’elenco degli abusi in tal senso non potrebbe essere esaustivo anche volendo. Se è di poco tempo fa l’improvvida scelta del generale Roberto Vannacci e del suo Futuro Nazionale che aveva apposto davanti alla sede del nuovo partito una vela con l’avversario di Golia a inneggiare alla destra, in passato esempi analoghi ce ne sono stati numerosissimi. Ne ricordiamo alcuni: anno di grazia 2014, l’azienda americana Arma Lite Inc fece imbracciare alla riproduzione della statua un fucile AR-50A1 con sotto la seguente scritta: «A work of art», un’opera d’arte. Allora, direttore dell’Accademia Angelo Tartuferi, tuonarono in tanti. L’ex soprintendente del Polo Museale Fiorentino Cristina Acidini, il ministro dei Beni Culturali in carica Dario Franceschini e una pletora di intellettuali.
In quello stesso anno, in Cina, per rendere più credibile il neonato outlet Florence al nostro plurioffeso capolavoro toccò coprirsi le pudenda con un paio di jeans, cosa che, a dire il vero gli era già capitata quando la Levi’s lo aveva mostrato con indosso dei bermuda sempre di jeans. Nel 2008, il bell’eroe fotografato da dietro veniva rappresentato con un tocco di prosciutto appoggiato a una spalla. Il claim recitava: «Un capolavoro sulla tua tavola». Nel ‘99 fu la De Cecco a sostituire la fionda di David con un pacco di pasta facendo accompagnare l’immagine allo slogan: «Pasta De Cecco. L’altro monumento italiano». E basta: sarebbe il caso di inventarsi qualcosa di nuovo.
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19 luglio 2026 ( modifica il 19 luglio 2026 | 09:34)
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