A marzo si vota e l’attuale numero uno, che con mosse astute ha portato dalla sua parte i paesi di Africa e Asia oltre a Trump, può temere soltanto la causa del francese, grazie alla cui condanna (poi cancellata) salì al potere nel 2016
Quello che non hanno fatto gli avversari politici, messi fuori gioco dalle astute mosse di Gianni Infantino (su tutte l’allargamento del Mondiale a 48 squadre, con un aumento significativo dei posti per l’Asia e l’Africa, diventati i suoi principali bacini elettorali), potrebbe farlo un tribunale. E a interrompere il “regno” di Infantino, che non intende schiodarsi dalla sua poltrona, potrebbe contribuire colui che avrebbe dovuto sedersi al suo posto, sul ponte di comando della Fifa, ovvero Michel Platini.
NUOVE ELEZIONI—
Infantino è stato eletto la prima volta nel febbraio 2016, per succedere a Blatter, travolto dallo scandalo della Fifa nel maggio 2015. L’ ex numero uno del calcio mondiale è stato squalificato da tutte le attività per 6 anni e 8 mesi per “varie violazioni del codice etico” in seguito a un’indagine iniziata dalla magistratura svizzera. Punito anche Platini che aspirava a succede a Blatter e che invece è stato accusato “di truffa”: è stato sospeso per tre mesi dal Comitato etico della Fifa a causa di ‘pagamenti sospetti’ (tesi poi smontata) per aver ricevuto due milioni di franchi svizzeri da Blatter, come compenso per una serie di consulenze svolte nel periodo 1999-2002. La giustizia ordinaria dunque ha avuto un corso molto diverso da quella sportiva e Platini è stato assolto nel 2018 e, dal tribunale penale federale di Bellinzona, nel 2022 (insieme a Blatter). Quando però era troppo tardi per frenare Infantino, già saldamente alla guida della Fifa.
E ADESSO—
A marzo ci saranno nuove elezioni della Fifa. Infantino, come detto, è stato nominato numero uno (con Platini messo fuori gioco…) nel febbraio 2016 e confermato sia nel 2019 sia nel 2023. Nonostante sia da 10 anni al comando, vuole andare avanti e le manovre politiche messe in atto in questi anni per garantirsi il potere (l’ultima, l’asse di ferro con Donald Trump del quale ha soddisfatto ogni desiderio: dal premio per la pace che gli ha assegnato all’autorizzazione alla consegna stasera della Coppa del mondo alla formazione vincente, passando per l’annullamento della squalifica di Balogun, richiesto dal presidente degli Usa) hanno scoraggiato qualsiasi avversario. Una spallata al suo regno, avversato tra gli altri dalla Uefa, potrebbe però darla proprio Platini che non ha intenzione di candidarsi per le elezioni ma che vuole giustizia per ciò che ha subito. Ovvero le dimissioni “forzate” da numero uno della Uefa il 9 maggio 2016 e tutto il resto.
LA VERITÀ—
Il tre volte Pallone d’oro ha denunciato a un tribunale civile Infantino per “calunnie” e “traffico d’influenza”: si tratta del terzo tentativo dopo quelli del 2018 e nel 2021 che non hanno avuto i risultati sperati dal francese (nel primo il fatto venne dichiarato prescritto; nel secondo la richiesta è stata respinta, lo scorso ottobre). Platini ha intenzione di avviare anche un’azione legale contro la Fifa per ottenere un risarcimento per i danni subiti. Non vuole tornare nel mondo del pallone ma, come dichiarato a marzo, “impedire di andare avanti a chi mi ha fatto del male”. Ci riuscirà prima delle elezioni della Fifa di marzo? Una condanna di Infantino potrebbe frenare la sua corsa alla quarta elezione di fila che altrimenti pare scontata.
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