È stato un abbraccio corale, intervallato da boati di applausi e di “bravo Luca” gridati a gran voce, quello che il pubblico di Cervere, sabato 18 luglio, ha tributato al suo beniamino Luca Carboni che, con sincero affetto, ha ricambiato regalando due ore intense di concerto con oltre una ventina di brani che hanno attraversato i suoi quarant’anni di lunga carriera. E lo ha fatto a dieci anni dalla sua partecipazione tornando all’anfiteatro dell’Anima in sold-out, con il suo nuovo live tour, unica data piemontese, “Rio Ari O” titolo tratto dal brano “Ci stiamo sbagliando”. Un grande racconto tra immagini, parole e musica raccolti in un messaggio di condivisione profonda con la platea; inutile dire che la sensibilità di Carboni ha commosso i fan.
“Profondamente grazie a ognuno di voi. È bello essere qui stasera ed è una gioia tornare su questo palco. Grazie Cervere! Buon concerto”.
E il live è decollato sulle note di “Primavera” che si sono disperse nella magica cornice cerverese. “Non potevo iniziare diversamente. Per me è il brano simbolo di rinascita e cambiamento. È importante capire che esiste la possibilità di esser nuovi e di vivere con rinnovata leggerezza e felicità”. Il riferimento va al 2022 e alla scoperta della malattia, in seguito curata.

E così non sono mancati i cult “Ci stiamo sbagliando”, “Luca lo stesso”, “Fragole buone buone”, “Le storie d’amore” in versione acustica, “La mia città”, “Colori”, “Mi ami davvero”, “Caro Gesù” e ancora “Silvia lo sai”, “Farfallina”, “Le ragazze” fino al più recente “San Luca” con Cesare Cremonini (entrambi bolognesi) per chiudere con i suoi cavalli di battaglia tra cui “Mare, mare”, “Potremo essere felici” e, in ultimo, richiamato dal pubblico che non se ne sarebbe andato senza “Ci vuole un fisico bestiale” che ha fatto ballare l’intero anfiteatro.
Per la gioventù degli anni Ottanta/Novanta ascoltare Carboni, che ha segnato la storia della musica italiana, significa fare un tuffo nel passato: catapultati in un piacevole amarcord, come per magia, ci si è ritrovati ragazzini al tempo delle prime cotte, con i suoi testi che facevano da colonna sonora nei fine settimana d’estate sulla passeggiata lungomare o al chiaro di luna in montagna quando, benché a tarda ora, qualche bar le trasmetteva ancora. Lui paladino dell’amore, delle difficoltà esistenziali e della denuncia sociale e politica.
Un cenno anche al suo recente libro “Luca non parlava mai”, titolo ispirato a un passaggio di “Silvia lo sai”: un viaggio collettivo di una generazione, fatta di persone, cuori ed emozioni.“La bellezza nella vita dipende anche da noi, coltiviamola”.

In chiusura, un grazie sentito da parte di Carboni alla sua band composta da una decina di elementi che hanno portato un valore aggiunto al concerto, ai tecnici, agli organizzatori e a tutti coloro che si sono adoperati per rendere unica la serata.
Un concerto da ricordare e da portare stretto sul cuore.