di
Viviana Mazza

Il presidente americano senza l’amico Milei assente per scaramanzia. A fine partita vuole rimanere per le foto di gruppo con i vincitori

DALLA NOSTRA INVIATA A EAST RUTHERFORD –  Una gigantesca Coppa del Mondo dorata è stata piazzata sul campo insieme a una colossale bandiera spagnola durante la cerimonia di premiazione, mentre Donald Trump consegnava il trofeo (quello di dimensioni normali) alla Spagna. E così ha vinto il Paese più criticato dal presidente americano per la mancanza di aiuto in Iran e per l’insufficiente spesa per la Difesa, al punto da minacciare di tagliare i commerci con il Paese (salvo poi fare marcia indietro). 

La stretta di mano di Trump con il premier spagnolo Pedro Sanchez ieri nella tribuna d’onore, era stata comunque calorosa quanto quella con re Felipe e la regina Letizia. Le principesse Leonor e Sofia che da bambine tennero nelle mani la Coppa del mondo nel 2010, sedici anni dopo erano anche loro nello stadio, ieri: speravano di ripetere la stessa scena da adulte, e il loro sogno alla fine si è realizzato. Sanchez, interrogato dai giornalisti sul fatto che Trump avrebbe consegnato la coppa, aveva risposto: «Più che chi la consegna, quel che conta è chi la riceve». 



















































Trump si era dichiarato neutrale, salvo poi aggiungere che è «difficile scommettere contro Messi» e che l’Argentina è un Paese «amico» e «ha fatto un lavoro fantastico».  Trump era arrivato a dire che gli piacerebbe fare la vita di Messi e di Ronaldo. “Ho incontrato Messi di recente e conosco Cristiano- ha detto il presidente a Fox News -: fanno una bella vita. In realtà hanno una vita più facile della mia. Davvero, farei a cambio. Mi piacerebbe fare a cambio per un mese”. Ma Messi è stato neutralizzato dagli spagnoli. E non sono serviti i rituali superstiziosi dell’argentino Javier Milei, il più trumpiano dei leader dell’emisfero occidentale (e forse del mondo), definito da Donald «il mio presidente preferito». 

Non c’era allo stadio, per superstizione appunto: era rimasto a casa e durante il match non osava togliersi la giacca di una particolare società petrolifera perchè, quando l’ha fatto contro la Svizzera, la nazionale argentina ha sofferto un gol. Il presidente americano si è trovato dunque a guardare la finale, dietro una vetrata anti-proiettili, affiancato da Melania e da Gianni Infantino, ma circondato da leader con cui ha avuto rapporti complessi, come la messicana Claudia Sheinbaum e il canadese Mark Carney (tra minacce commerciali e legate al traffico di fentanyl) e ovviamente Sanchez.

Qualcuno dice che ci sono stati dei fischi quando Trump è apparso per un secondo sul maxischermo, ma molti non se ne sono neanche accorti (i più critici dicono che non l’hanno mostrato troppo proprio per evitare i fischi). Lo spettacolo dell’intermezzo è stato grandioso dal punto di vista visivo: si è partiti con una sequenza pre-registrata di Madonna (sulle note di un remix del suo brano Music) che viaggiava affiancata da Ronaldinho e Ronaldo (R9) a bordo di una «dune buggy», per poi uscire dal tunnel dello stadio e mostrarsi al pubblico. Le carenze di contenuto sono state in parte compensate dalla musica coinvolgente: dall’orchestra diretta da Dudamel che eseguiva «Seven Nation Army» insieme ai Muppets, fino ai BTS che hanno proposto il loro hit «Dynamite».

Il ritmo è però crollato bruscamente con una versione acustica lenta e pesante di Everything Halleluja interpretata da Justin Bieber. Shakira ha cercato di risollevare l’energia con il suo inno del Mondiale “Dai Dai”. Il finale è stato affidato ai Coldplay che hanno eseguito un brano inedito insieme a un coro di bambini. 

Dopo la sorpresa della vittoria spagnola, quando Trump è sceso in campo per la premiazione, ci sono stati dei fischi, ma lui non se n’è curato: il presidente ha salutato la folla e poi ha stretto la mano e scambiato grandi sorrisi con ciascuno dei vincitori, mentre le tv inquadravano le lacrime di Messi. Alla fine, Infantino e Trump, camminando insieme e stringendo il trofeo con quattro mani, lo hanno consegnato al capitano della nazionale spagnola Rodri. Ma il presidente americano non sembrava voler lasciare la festa:è rimasto in piedi accanto ai giocatori spagnoli pronti per la foto di gruppo, continuando a complimentarsi con loro, finché Infantino non è corso da lui e lo ha accompagnato fuori scena.

20 luglio 2026 ( modifica il 20 luglio 2026 | 01:34)