Gigantismo ed Europa penalizzata. Alla fine la Spagna, la squadra migliore
Il Mondiale è rosso. Il rosso della Spagna, che con un lampo nel supplementare ha strappato il titolo dai piedi geniali di Messi, quando l’Argentina in dieci puntava ormai tutto sui rigori. Ha vinto la squadra migliore, che ha saputo battere, una dopo l’altra, le finaliste del Qatar di quattro anni fa. Anche senza la luce di Yamal, che non ha ancora la presenza scenica del grande protagonista, ha saputo imporsi perché più forte, più giovane, più brillante. Il ct de la Fuente, arrivato alla Nazionale dopo una carriera federale alla guida dell’Under 21, ha dato alla Spagna una vocazione d’attacco fino a sconfinare in qualche caso nella spregiudicatezza. Ma ha saputo vincere Europeo e Mondiale, dunque farà scuola. L’ultimo miracolo non è riuscito a Messi, troppo solo in una squadra stanca e consumata. Sarà ricordato come l’ultimo Mondiale di un fenomeno.
i rapporti trump e infantino—
Il Mondiale sarà ricordato anche per il rapporto tra Infantino e Trump. Che la Fifa e il Paese organizzatore, in questo caso gli Stati Uniti, abbiano rapporti stretti e cordiali è normale. Anzi, è perfino auspicabile. Ma qui si è andati oltre. La squalifica congelata di Balogun, su richiesta di Trump, ha ricordato le edizioni peggiori dei Mondiali, che non hanno mai brillato per essere una competizione immacolata. I favoritismi alle squadre dei Paesi ospitanti hanno costellato la storia della Rimet prima, del Campionato del mondo poi. Fortunatamente questa bizzarria di Balogun non ha inciso sul risultato finale, perché gli Stati Uniti sono stati talmente deludenti che nemmeno Trump ha potuto compiere il miracolo di farli arrivare in finale come sognava lo spot, peraltro molto bello, della Fox.
europa penalizzata—
Alla fine, se guardiamo alle quattro semifinaliste, possiamo dire che il risultato fotografa senza inganni quanto visto in campo. L’Europa resta il continente guida, a parte Leo Messi. Cioè il più grande giocatore di questo secolo. Per distacco. Quella stessa Europa che Infantino penalizza appena può, cioè sempre, preferendo di gran lunga i ricchi Paesi arabi e i numerosi Paesi africani. I primi hanno i soldi, i secondi i voti. Un sistema, questo di Infantino, che funziona in questa maniera da tempo. Il Mondiale precedente si è svolto in Qatar d’inverno, stravolgendo la Champions League e i campionati nazionali europei. Quello del 2034 si svolgerà in Arabia Saudita, che insieme al Qatar ha confermato di essere ancora al grado calcistico zero, nonostante gli investimenti illimitati. Il gigantismo che ha gonfiato il Mondiale tra partecipanti e partite ha premiato senz’altro Asia e Africa piuttosto che l’Europa, elettoralmente sempre antagonista di Infantino.
accrediti revocati—
Tutto questo lo abbiamo raccontato, noi di Gazzetta, nel corso di queste settimane, mantenendo sempre la correttezza che distingue questo giornale dalla sua storia, cominciata proprio 130 anni fa. Il presidente Infantino ha scritto un articolo per noi all’inizio del torneo, così come abbiamo pubblicato in esclusiva l’intervista a Andrew Giuliani, il delegato di Trump per il Mondiale. Tuttavia alla vigilia della finale la Fifa ha deciso di dimezzare gli accrediti concessi alla Gazzetta e confermati il giorno prima. La Fifa ha assicurato che la decisione non ha niente a che vedere con le critiche rivolte a Infantino. Accettiamo la spiegazione, ma fatichiamo a credere che sia stata dettata dalla casualità. Diciamo che il caso si è dimostrato così preciso da centrare chi dava più fastidio. Non cambia niente per noi. La Gazzetta c’era prima della Fifa e, ovviamente, anche prima di Infantino. Ci sarà anche dopo.
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