di
Guido Olimpio

Hanno studiato il nemico, testato sul campo e in mare i loro equipaggiamenti, hanno apportato le modifiche necessarie

Piste, elicotteri, radar, centri di comando, rete di avvistamenti, soldati e forse anche degli aerei. Sono questi alcuni dei target colpiti dall’Iran alla ripresa del conflitto con gli Usa e i suoi alleati del Golfo. Attacchi condotti grazie ad un adattamento di mezzi e tattiche. I pasdaran, secondo dati raccolti dai media americani e da alcuni esperti, hanno adeguato le loro tecniche fin dal primo round bellico. Era scontato che accadesse: hanno studiato il nemico, testato sul campo e in mare i loro equipaggiamenti, hanno apportato le modifiche necessarie. Correttivi introdotti dalle conoscenze degli ingegneri iraniani ma anche – sembra – grazie all’aiuto dell’asse Russia-Cina.

Le valutazioni statunitensi, rilanciate di recente anche dal Wall Street Journal, indicano alcuni aspetti. 1) I vettori lanciati da Teheran sono più veloci e manovrabili, c’è un ricorso a testate multiple. 2) I missili sono più precisi rispetto al passato: le informazioni sui danni provocati nelle installazioni statunitensi sono molto scarse ma non c’è dubbio che gli «ordigni» abbiano raggiunto più volte i bersagli. Un esempio lo si è avuto con la recente «raffica» sulla Giordania: la difesa locale ha intercettato solo una parte dei proiettili. 3) È evidente che, nonostante gli annunci di Donald Trump, l’arsenale della Repubblica islamica ha ancora riserve per sostenere il confronto.



















































All’inizio della primavera l’intelligence ha stimato che i guardiani avessero quasi il 60 per cento dei loro missili con vario raggio. Un numero ampio. Inoltre, i militari sarebbero riusciti ad avere accesso a dozzine di siti contenenti missili o lanciatori che erano stati bombardati da Usa e Israele. Gli strike «alleati» ne hanno presi di mira in sequenza, con incursioni ripetute ma forse non hanno intaccato i bunker più profondi. Secondo l’opposizione interna l’Iran ha realizzato oltre 30 depositi, noti come «città dei missili»: hangar, tunnel, percorsi protetti dove ha sistemato i lanciatori e le munizioni. Difficile sapere quanti siano intatti e in quali condizioni. Tuttavia, se i pasdaran continuano nelle rappresaglie vuol dire che hanno margini di manovra. E non si può neppure escludere che vi siano altre basi sconosciute oppure ben mimetizzate: il paese è vasto, magari il comando ha spostato mezzi nella regione orientale ben sapendo che Epic Fury si sarebbe concentrata sui settori occidentali e costieri.

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Resta sempre consistente la disponibilità di droni kamikaze con le varie versioni degli Shahed, migliorati tenendo conto di quanto visto sia nel Golfo che sul fronte ucraino. Il rapporto di collaborazione con i russi è servito a vendere centinaia di velivoli a Mosca ma anche a ricevere dettagli operativi utili per renderli più efficaci. I missili sono devastanti mentre gli Shahed rappresentano una componente con un doppio uso: raid e saturazione dello scudo avversario. C’è poi il sospetto che Russia e Cina abbiano passato a Teheran dettagli raccolti dai loro satelliti spia.

Infine, da ricordare che i pasdaran hanno una lunga esperienza essendo stati protagonisti con l’Iraq negli anni ’80 di un conflitto sviluppatosi su teatri diversi: battaglie di trincee, uso di gas, attacchi missilistici sulle aree abitate, operazioni marittime con barchini e mine. Per contro restano incognite sullo status dello schieramento iraniano. I bombardamenti israelo-americani potrebbero avere effetti di lungo termine su un dispositivo martellato in ogni suo comparto. Non solo. Il Pentagono, in questa fase, ha inserito tra i suoi obiettivi le infrastrutture la cui distruzione produce conseguenze serie per l’intero paese. È ovvio che il regime fa di tutto per celare le perdite e il rilancio della sfida con rappresaglie allargate è un modo per sottolineare le proprie capacità in un momento difficile. I guardiani hanno «sparato» sugli avamposti militari e su qualche impianto civile così per mantenere la sfida.

20 luglio 2026 ( modifica il 20 luglio 2026 | 07:57)