di
Marco Bonarrigo

Pogacar e Vingegaard sottoposti a controlli antidoping notturni al Tour de France: la normativa Uci li consente​​​​​​​​​​​​​​​​. Eccesso di zelo o c’è un’indagine? L’Uci metta dei limiti

Tra la notte (fonda) di sabato e l’alba di domenica, i due grandi favoriti per la vittoria al Tour de France 2026 sono stati sottoposti a controlli antidoping su sangue e urine negli hotel dove dormivano in Alta Savoia, alla vigilia di una tappa molto dura della Grande Boucle: Jonas Vingegaard alle due di notte, Tadej Pogacar alle cinque. I controlli hanno influito pesantemente sul loro riposo, domenica Vingegaard si è dovuto ritirare per la frattura della clavicola rimediata in una caduta. Non ci sono correlazioni dirette tra poco sonno e incidente, ma di certo il danese non ha riposato bene.

Pogi & Vingo hanno dato la notizia via social, lamentandosi ma in modo molto civile e incassando la solidarietà di decine di colleghi.



















































Le modalità del controllo lasciano spazio a diverse interpretazioni e richiedono un chiarimento. Un esame antidoping in corsa fuori dalla fascia di controllo che è già ampia (dalle 6 alle 22) è consentito dal regolamento dell’Unione Ciclistica Internazionale ma solo qualora «esistano seri e specifici indizi che costui possa utilizzare sostanze o metodi dopanti». L’idea è di dare la caccia a un atleta che possa usare sostanze (epoietine, ad esempio) a smaltimento rapido sfruttando la fascia in cui gli ispettori non lo cercano.

Le possibilità consentite dalla norma, in vigore da una decina di anni, sono state utilizzate a quanto si sa molto raramente e sempre con il vincolo della assoluta discrezione perché la notizia del controllo potrebbe essere per l’opinione pubblica indizio di comportamento irregolare. Nel caso specifico, come già detto, sia Pogacar che Vingegaard hanno subito reso pubblico il controllo.

Che sta succedendo al Tour? C’è davvero il «serio indizio» che due fenomeni del ciclismo mondiale si stiano dopando?

Da quanto trapela dalla Francia, i controlli potrebbero essere una forma di zelo non regolamentare da parte dell’Ita, l’agenzia indipendente che effettua i controlli per conto dell’Uci, che vuole dimostrare di lavorare a fondo in un contesto dove da tempo non emerge alcuna positività. Lo zelo ci sta, ma il regolamento parla chiaro e non può essere mai violato: i test notturni (che nessun altro sport di alto livello permette, il ciclismo sul fronte doping fa sforzi straordinari) devono essere adottati solo nello specifico caso in cui vi siano precisi indizi (farmacologici o giudiziari) sugli atleti interessati, perché la procedura mina in maniera seria la capacità di riposo degli atleti e mette a rischio la loro sicurezza e la salute. L’Uci a questo punto deve assolutamente chiarire i limiti del mandato dei suoi ispettori.

20 luglio 2026