di
Alfio Sciacca

Le giornate di Roggero in carcere. Il caso risarcimenti: «Quei soldi alle famiglie? Io li ho versati»

Dopo il suo primo giorno in cella aveva chiesto alla moglie di fargli arrivare al più presto un costume da bagno e l’accappatoio. Nonostante due borsoni pieni di vestiti, libri ed effetti personali Mario Roggero ha scoperto solo dopo le prime ore in carcere di non avere un indumento indispensabile per chi non riesce a superare l’imbarazzo di dover fare la doccia in comune con gli altri detenuti. Ieri la moglie non era ancora riuscita a soddisfare la sua richiesta. Poca cosa rispetto allo stordimento che sta vivendo nella sua nuova vita a Bollate

Circola voce che abbia anche pianto, ma chi è andato a trovarlo smentisce: «È un uomo molto provato, ma vive la sua nuova condizione con grandissima dignità». Ieri, per la seconda volta in due giorni, ha ricevuto la visita del vicepremier Matteo Salvini. Ma nel carcere milanese è andato a trovarlo anche l’onorevole Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia si è trattenuto con lui oltre un’ora. «Ho voluto portare la mia solidarietà e quella di Fratelli d’Italia — spiega — a un uomo che sta vivendo un momento drammatico che, non va mai dimenticato, è la conseguenza della violenta rapina di cui fu vittima con la sua famiglia». 



















































Da tre giorni il gioielliere di Grinzane Cavour condivide la cella con un ex cuoco. Un uomo più grande di lui, che ha 72 anni, in carcere per droga. Dorme sotto lo stesso tetto con altri detenuti «famosi». Tra gli altri Fabio Savi, uno dei killer della Uno bianca, o Massimo Bossetti, l’assassino di Yara Gambirasio. Tutti a condividere la detenzione in quella che comunque è una struttura modello. Nulla a che vedere con il degrado di molte delle carceri italiane. 

Ma anche a Bollate in estate bisogna fare i conti con il caldo. Niente aria condizionata in molte parti comuni e soprattutto in cella. In compenso ha a disposizione un fornellino e la tv. «Dopo i primi giorni di detenzione — racconta al Corriere l’onorevole Bignami —  non ho trovato una persona ferma nel sostenere quello che ha fatto. Non c’è l’atteggiamento di chi dice “ma come fanno i giudici a non capire?”. Credo invece che sia in atto una profonda rimeditazione della sua condotta, non solo per quello che vive adesso, ma anche per effetto di una seria riflessione su ciò che gli è accaduto». 

Forse il primo passo di una presa di coscienza e magari di un vero e proprio pentimento, indispensabile per poter sperare nella grazia. Roggero guarda i telegiornali e sente cosa si dice della sua storia. Ieri, per esempio, era particolarmente contrariato per come è stata raccontata la questione dei risarcimenti alle famiglie dei rapinatori uccisi. «Dicono che non ho versato neanche un euro — si accalora il gioielliere —, non è affatto vero. Gli ho dato 300 mila euro. Soldi che non avevo e che mi sono dovuto procurare con grandi sacrifici. E poi avevo offerto loro altri 500 mila euro, ma non li hanno voluti». 

Pare stia riflettendo anche sulle sue esternazioni il giorno in cui si è costituito. In particolare su quell’appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché «si passi la mano sulla coscienza e valuti la grazia». È presto per dire se si tratti di una strategia difensiva, ma forse Roggero ha compreso che tirare troppo per la giacchetta il capo dello Stato può essere controproducente. «Nessuna forzatura — si sarebbe sfogato con qualcuno —. Quando sono arrivato a Bollate non immaginavo di trovare tutta quella folla di giornalisti e magari avrò risposto in modo non ponderato». 

A parte la visita di Salvini e Bignami, ieri Roggero ha vissuto la routine della prima domenica in carcere. Pantaloni scuri e polo, ha consumato i pasti, poi il passeggio in cortile e qualche ora dedicata alla lettura. Nel pomeriggio una nuova telefonata con la moglie. Nessun incontro con il suo avvocato, oggi sono andate a trovarlo la moglie e una delle figlie. Durante le giornate non smette di ringraziare gli operatori che incontra e che lo trattano con grande attenzione e professionalità. «Fino a quando parla della vicenda che lo ha portato in carcere — conclude Bignami — argomenta in modo pacato e solido. Ma quando si ferma e si guarda attorno pensa alla moglie, ai figli, ai nipoti. Allora si rattrista, anche se non smarrisce mai la sua grandissima dignità».

Intanto, la Procura generale di Torino rende noto di aver sequestrato 50.000 euro, a garanzia delle spese di giustizia, su un conto corrente estero intestato a Mario Roggero e alla moglie, Mariangela Sandrone. Lo si apprende da un comunicato della Procura stessa, volto a «chiarire la questione indicata genericamente in `risarcimento danni´», dopo la condanna definitiva del gioielliere.

20 luglio 2026 ( modifica il 20 luglio 2026 | 13:56)