Il presidente della Federcalcio sul nuovo ct: “Prendere un mammasantissima? Bisognerebbe valutare se le sue pretese sono conciliabili col bilancio”. Poi una battuta sul Mondiale: “Con Balogun si è passato il segno. Se la politica prevarica lo sport cadiamo in fuorigioco”
Dai Mondiali appena conclusi alla nomina del commissario tecnico azzurro. Giovanni Malagò, presidente della Federcalcio, ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Ecco cosa ha detto.
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“Sono state fatte cose innovative, coraggiose, discutibili, che hanno aperto il dibattito. L’hydration break parte da un presupposto sacrosanto quando giochi con quelle temperature. C’è una necessità ma anche una strumentalizzazione per far passar questi spot che sono un pezzo fondamentale nella dinamica dei ricavi record. Lo stesso intervallo ha dato l’opportunità di vedere uno spettacolo che normalmente non vediamo. E’ lo show business dell’America, né più né meno di quello che succede nelle grandi finali delle leghe professionistiche”.
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“Si è passato il segno, c’è sempre un confine, la carta olimpica è chiarissima sotto il profilo dell’autonomia, sappiamo benissimo che ci possono essere delle situazioni che possono creare flessibilità, lo sport senza la politica non può fare appieno il suo lavoro. Ma se la politica prevarica lo sport cadiamo in fuorigioco”.
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“Quanto manca? Ancora qualche giorno di pazienza. Ho messo due settimane per portare a bordo Maldini e Leonardo. Non c’è nessuno scontro, ma deve esserci condivisione. Alla fine saremo d’accordo al 100% io, Maldini e Leonardo. Nomi? Oltre a Mancini e Pirlo ci possono essere altri nomi. A chi dice di prendere un mammasantissima. Se anche fosse interessato, che pretese ha? E sono conciliabili con i nostri bilanci? A bilancio ho la quota lasciata sul riparto dell’ingaggio di Gattuso, lontani mille miglia da eventuali desiderata del mammasantissima. La Lega di A e gli sponsor sono disposti ad aiutarci? Ma questo è eventualmente sull’esercizio 2027, perché sul 2026 i giochi sono fatti. In finale c’erano due allenatori, Scaloni e De La Fuente. Scaloni, senza un pedigree pazzesco, ha fatto un percorso incredibile. De La Fuente viene dalla filiera giovanile. Cosa vuol dire? A prescindere dalla persona, bisogna sistemare l’organizzazione e la metodologia per far sì che gli italiani giochino di più e siano valorizzati”.
La Gazzetta dello Sport
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