di
Enrica Roddolo

«In Iran la Mezzaluna Rossa fa un lavoro eroico», dice al Corriere la presidente mondiale della Croce Rossa: 16 milioni di volontari, 191 organizzazioni nazionali. «Alberto di Monaco parlerà alla prossima assemblea generale»

PRINCIPATO DI MONACO – «Ogni volta che incontro le istituzioni governative – e ho visitato 78 Paesi dalla mia elezione a fine 2023 – prima di ogni altra cosa dico che ho una richiesta che non costa nulla ma che vale miliardi: “Ricordate ai vostri governi, militari, che rispettare l’emblema della Croce Rossa è imperativo per noi, una condizione non negoziabile”», scandisce con voce ferma Kate Forbes, americana, guida la Croce Rossa Internazionale. 

La presidente della International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies, la più grande organizzazione umanitaria al mondo, incontra il Corriere a Monaco, dove è arrivata per il Gala della Croce Rossa monegasca, presieduta dal principe Alberto. «Il principe verrà a Ginevra a novembre per la nostra assemblea generale. Sarà il keynote speaker: ha grande interesse nel climate change ed è un tema che toccherà, immagino. Così come pure so che sente molto la legacy della madre, la principessa Grace, che aveva a cuore la Croce Rossa», anticipa Forbes. 



















































Era il 1859 quando Henry Dunant vide il sangue sparso alla battaglia di Solferino e gettò le basi della Croce Rossa. Eppure Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, nel 2026, vedono il loro emblema sempre più spesso preso di mira anziché essere rispettato. 
«In certe parti del mondo siamo l’unica organizzazione accettata, siamo in Congo per aiutarli ad affrontare Ebola, e siamo ancora in Ucraina come a Gaza, ma anche in Sudan. Nessun’altra organizzazione ha il nostro rispetto. Ma purtroppo siamo diventati anche un bersaglio. Uno dei punti nevralgici che discuteremo alla nostra assemblea generale di novembre è come affrontare questo tema ormai critico: come fare perché i governi capiscano cosa vuol dire essere neutrali. Una comprensione a questo punto decisiva se vogliono che Croce Rossa e Mezzaluna rossa continuino a operare sul territorio». 

In un mondo in guerra, quali sono i Paesi più «disperati» di questo 2026? 
«Dieci giorni fa ero a Gibuti, un milione di abitanti ma 5 mila migranti l’anno che arrivano qui in fuga da fame, guerre. E mi creda: non ho mai visto tanta disperazione. E poi il Venezuela, dove un disastro naturale si è abbattuto su un Paese che non aveva la preparazione per affrontare emergenze come questa, e non ne ha la capacità economica… dunque ci sono tante emergenze nel mondo di oggi: quelle scatenate da eventi naturali, da emergenze sanitarie come Ebola non ancora con grandi numeri ma che dobbiamo contenere se vogliamo evitare al mondo un’altra pandemia. E poi sì, ci sono i conflitti di lunga durata: l’Ucraina è un tema doloroso. E sono tutte situazioni che richiedono così tanto aiuto». 

E c’è l’Iran, una guerra che nonostante tentativi di tregua, è ripartita anche con i recenti attacchi. Come opera a Teheran la vostra organizzazione? 
«La Mezza Luna Rossa iraniana è una delle nostre più grandi e più attive organizzazioni nazionali che abbiamo, e in questo conflitto iraniano i suoi operatori hanno fatto un lavoro eroico: dal salvare gente, offrire primo soccorso, assicurare loro cibo, ricovero. Ora abbiamo però lanciato un appello per nuovi fondi: la guerra continua ormai da così lungo tempo, e li sta mettendo alla prova e ha bisogno di tutto la gente iraniana». 

Una guerra che contrappone gli Stati Uniti a Teheran. Lei è americana, cosa si aspetta? 
«Il mio lavoro è attivarmi quando crisi, emergenze come queste si presentano. I Governi per canto loro devono assicurarci che quando ci sono queste emergenze noi possiamo operare. Voglio un contesto di pace globale, non solo in Iran, e in Ucraina ma in Sudan… come capo della Croce Rossa Internazionale questa è la mia battaglia ogni giorno». 

Poi ci sono Paesi che per ricchezza possono dare un contributo al lavoro dell’organizzazione. Come Monaco, dove anche papa Leone in visita nel marzo scorso ha fatto appello alla condivisione. Cosa possono fare in concreto i Paesi che hanno più disponibilità? 
«Abbiamo 191 organizzazioni nazionali, oltre 16 milioni di volontari… e certo alcuni Paesi possono fornire risorse. Ma non solo. Mi hanno ricordato alla Croce Rossa di Monaco che la principessa Grace, che era molto legata alla nostra organizzazione, voleva che tutti potessero accedere a Cpr (Cardio pulmonary resuscitation ) training, a lezioni per poter effettuare il massaggio cardiaco per la rianimazione. Perché i dati ci dicono che uno su 5 nella vita dovrà mettere in gioco queste conoscenze per soccorrere qualcuno nella sua famiglia. Così la Croce Rossa di Monaco offre questo training gratuito a tutti, perché ricchi o poveri tutti hanno bisogno di queste competenze di primo soccorso. Anche nel mio Paese, gli Stati Uniti, serve questo tipo di formazione di primo soccorso, ma serve anche per affrontare disastri naturali, pandemie. Ovviamente ben vengano extra risorse per le persone della Croce Rossa che operano nel mondo. Ma non è tutto».

Cosa altro si aspetta dal mondo che ha risorse per la solidarietà?
«Faccio un esempio, a Monaco la Croce Rossa ha trasformato i containers dell’Expo di Milano in hotel, portandoli in Africa in Burkina Faso e lì dentro realizzando uffici, persino un hotel, spazi educativi dove si insegnano le nozioni di primo soccorso, ma anche di nuoto oltreché lavori concreti. Questo dice che i Paesi ricchi possono fornire non solo risorse economiche ma anche trasferire competenze ad altri Paesi. Anche di questo abbiamo un disperato bisogno».

Lei ha iniziato da volontaria. Adesso che è alla guida dell’organizzazione quale missione si è data? 
«Abbiamo secoli di storia alla Croce Rossa, e siamo tutti, prima di tutto, dei volontari. Io l’ho fatto per 45 anni iniziando dalla Croce Rossa di Phoenix, Arizona, e l’ho fatto come le mie sorelle. Ho un background finanziario e credo che la forza, la ricchezza di ciascun volontario sia proprio portare il suo background al servizio della Croce Rossa. Siamo guidati da volontari, sono una volontaria e ho la posizione più alta nel movimento. E li vedo ogni giorno al lavoro dal Gibuti a Monaco per raccogliere fondi di solidarietà. La nostra forza, la forza della Croce Rossa – in un mondo dove tutti parlano di localizzazione – è anche che la Croce Rossa sono i volontari sul territorio, i nostri vicini, i nostri amici».

20 luglio 2026 ( modifica il 20 luglio 2026 | 16:50)