di
Valentina Baldisserri, Ilaria Sacchettoni

Il tribunale dell’Aquila verso la decisione sul ricongiungimento

Il vecchio rudere in pietra rimarrà in piedi, memoria storica di ciò che è stato e non è più. Venti metri più in là sorgerà invece quella che sarà la nuova abitazione dei Trevallion, i permessi del Comune di Palmoli ora ci sono e tra pochi giorni i lavori inizieranno. Sessantasei metri quadri di costruzione ecosostenibile, struttura in legno e pareti fatte con i mattoni di canapa. Bioarchitettura, così si chiama, nel solco dei principi della coppia anglo-australiana che della quotidianità a contatto con la natura, senza sovrastrutture e senza oggetti inquinanti, ha fatto la propria ragione di vita.
Il rendering della nuova casetta progettata dallo studio di architetti pescaresi Mascarucci racconta il progetto meglio di qualsiasi definizione: una verandina che dà sul prato, all’interno due camere da letto, cucina, sala, un bagno. 

I servizi igienici non più collocati all’esterno (come era nel vecchio casolare) e quindi disagevoli soprattutto d’inverno per tre bimbi piccoli, ma inseriti all’interno. Un bagno normale insomma, anche se — ci viene spiegato — si adopereranno filtri per il recupero del materiale riutilizzato poi come concime. Sarà così risolta una delle criticità che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva sottolineato nel provvedimento con il quale nel novembre scorso fu sospesa la potestà genitoriale a Nathan e Catherine e i bimbi collocati nella casa famiglia di Vasto. «È un progetto di “casa passiva” — spiega l’architetta Maria Mascarucci — grazie ai materiali impiegati e alla sua posizione immersa tra grandi alberi, non avrà impianti di riscaldamento e raffrescamento. La famiglia continuerà a mantenere inalterate le abitudini di vita, utilizzando, come faceva prima, solo un camino e una cucina a legna per riscaldare l’abitazione. Ma questa volta sarà tutto nel rispetto delle normative vigenti».

Tutto regolare dunque, progetto approvato e lavori che davvero stanno per iniziare. Catherine e Nathan, che dormono ora nella casetta che il Comune di Palmoli ha concesso loro in comodato d’uso gratuito, contano le ore e minuti che mancano. Il ricongiungimento desiderato con i loro tre bambini potrebbe davvero essere questione di pochissimo. Ieri scadevano i termini per il deposito degli ultimi atti difensivi. L’avvocato Pillon, nella sua memoria, ha richiamato ogni elemento a favore, a partire dalla relazione della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano-Vasto che sottolineava l’urgenza della ricomposizione del nucleo familiare diviso dal novembre 2025. Dopodomani, il 23 luglio, la figlia maggiore compirà 9 anni e festeggiare il compleanno con il ritorno a casa potrebbe essere una bella sorpresa per tutti. Pillon ha fatto leva su tutto ciò che è accaduto in queste ultime settimane, un racconto che è decisamente cambiato. Mamma Catherine, in particolar modo, ha capito che per riavere i figli con sé doveva percorrere una strada diversa, non più quella della testarda affermazione dei propri convincimenti.



















































Pillon oggi è più ottimista: «Confidiamo che il Tribunale per i minorenni apprezzi le significative modifiche intervenute e accolga di conseguenza le istanze dei familiari. Il fatto che i giudici, dopo aver ascoltato i minori e riscontrato elementi in favore del loro rientro a casa, abbiano anticipato il termine per le memorie di parte ci fa credere che una soluzione sia imminente e arrivi entro l’ultima settimana di luglio».

A lanciare una sorta di appello sui social anche la scrittrice Susanna Tamaro: «I mesi passano e i bambini sono ancora prigionieri, pur avendo accettato i genitori tutte le condizioni richieste dai servizi sociali, dai vaccini all’istruzione. Le parole sono finite. Resta solo un grandissimo dolore: dei genitori, dei bambini e di tutte le persone di buonsenso che hanno seguito questa inutilmente terribile vicenda».


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20 luglio 2026