di
Carlo d’Elia
L’inchiesta è nata da un controllo antidroga. Sei persone denunciate, 15 mila articoli sequestrati con 30 mila euro in contanti nascosti in un laboratorio clandestino
Quello che doveva essere un banale controllo di routine sullo spaccio di droga sul territorio si è trasformato nella chiave di volta per smantellare una vera e propria multinazionale del falso di lusso. La Guardia di finanza di Lodi, guidata dal comandante Piergiorgio Samaja, ha infatti scoperto una rete criminale capace di trasformare appartamenti dell’hinterland milanese e torinese in laboratori dedicati alla contraffazione di prodotti di alta gamma. All’interno delle abitazioni venivano riprodotte con estrema cura le creazioni delle più importanti maison internazionali: dalle borse di Louis Vuitton e Gucci alle calzature Prada, dai capispalla Moncler agli accessori firmati Chanel e Armani, realizzati per ingannare anche gli acquirenti più esperti.
L’indagine ha preso il via nei primi mesi del 2025, quando i finanzieri hanno fermato a Lodi un giovane di nazionalità egiziana trovato in possesso di circa 20 grammi di hashish. Quello che sembrava un semplice episodio di spaccio si è rivelato l’inizio di un’inchiesta ben più ampia. Nel cellulare del ragazzo gli investigatori hanno infatti trovato un archivio di contatti che andava ben oltre il mercato della droga. Dall’analisi delle chat e ricostruendo i collegamenti con uno dei componenti della banda, le fiamme gialle, coordinate dalla Procura di Monza, hanno scoperto una «boutique del falso».
A gestire l’attività illecita erano sei cittadini stranieri (due egiziani, un marocchino, due senegalesi e un cinese) denunciati con l’accusa di aver trasformato le proprie abitazioni in centri di produzione e stoccaggio della merce contraffatta. Dopo oltre un anno di indagini, nei giorni scorsi i militari hanno eseguito una serie di perquisizioni tra Torino, Milano, Paderno Dugnano e Cinisello Balsamo. Davanti ai loro occhi è comparsa una filiera produttiva, caratterizzata da una cura quasi maniacale dei dettagli.
Oltre a borse, scarpe, cinture e capi d’abbigliamento già confezionati, sono stati trovati macchinari industriali, bottoni, fibbie e centinaia di patch dei marchi più prestigiosi della moda internazionale, pronti per essere applicati ai prodotti destinati alla vendita.
Secondo gli inquirenti si trattava di un business estremamente redditizio: il sequestro ha riguardato oltre 15mila articoli contraffatti che, se immessi sul mercato come originali, avrebbero potuto fruttare più di 200mila euro. I finanzieri hanno inoltre rinvenuto 30mila euro in contanti, custoditi in una cassaforte nascosta nel pavimento di uno dei laboratori. Le indagini sono ancora in corso.
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20 luglio 2026 ( modifica il 20 luglio 2026 | 12:04)
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