“La messe di informazioni raccolte in questo volume, con attenzione particolare alle visite pastorali, utili – si spera – anche agli specialisti di altre discipline, non rappresenta uno sfoggio di erudizione fine a sé stesso ma è finalizzata alla ricostruzione di contesti, artistici e collezionistici, spesso misconosciuti”. Si è ormai chiusa da tempo la mostra sul Cinquecento ferrarese, allestita a Palazzo dei Diamanti dal 12 ottobre 2024 al 16 febbraio 2025, che poneva l’attenzione sia su maestri minori, come Mazzolino e Ortolano, sia su due grandi protagonisti della pittura moderna, come Garofalo e Dosso Dossi.

Si era così messo l’accento sulle correnti artistiche ferraresi dei primi quarant’anni, all’incirca, del XVI secolo, e – come spesso accade in occasione delle grandi mostre – si era aperta la strada ad approfondimenti non solo sui pittori in questione, ma anche su personaggi “misconosciuti” (quantomeno dal grande pubblico). Personaggi che a modo loro hanno contribuito a forgiare il carattere culturale padano, tanto tenace e indipendente, della corte estense. Così, non è un caso che due degli studiosi coinvolti nell’esposizione, gli storici dell’arte Roberto Cara e Valentina Lapierre, durante la pandemia siano riusciti a preparare una pubblicazione orientata a chiarire la fisionomia di quel sottobosco di allievi, garzoni, aiutanti, epigoni, precursori o artisti contemporanei a Dosso (ma anche al fratello Battista Dossi) e a Garofalo. Maestranze che popolavano i cantieri dei palazzi e delle chiese di Ferrara.

Non è un caso neanche il titolo del volume, ovvero ‘Tra Garofalo e i Dossi. Una pala d’altare di “Sebastianus pictor’ a Orte’ (Aguaplano, 2023), come a costruire una rotta all’interno della quale si sviluppa la biografia artistica, per esempio, del lendinarese Sebastiano Filippi senior, nonno di quel Bastianino autore del Giudizio universale della Cattedrale. È a Sebastiano che Cara e Lapierre attribuiscono un ‘Cristo risorto tra i santi Giovanni Battista e Lorenzo’, dipinto conservato nel Museo d’Arte Sacra di Orte, in provincia di Viterbo.

Attraverso un racconto appassionante, tra documenti inediti e riferimenti stilistici, emerge un ritratto coerente e stimolante di un maestro che, nell’ipotesi di Cara e Lapierre, avrebbe avuto l’intuizione di affidare il figlio Camillo (papà di Bastianino) proprio alle cure di Dosso, garantendo un futuro ancora avvincente alla pittura locale. Le riflessioni su Sebastiano aprono la strada altresì ad alcune considerazioni proprio sul rapporto col figlio Camillo, ma anche su Battista Dossi e su alcuni temi ancora irrisolti della giovinezza del più famoso Dosso Dossi, rendendo così il libro un vero percorso, in avanti o a ritroso, nelle retrovie dell’arte estense. Un’operazione complessa e ambiziosa, soprattutto perché condotta a quattro mani.

La narrazione si apre proprio su questo aspetto, non senza una certa ironia: “ai fini della corretta valutazione quantitativa e qualitativa della ricerca si specifica che a Valentina Lapierre spettano le pagine dispari, a Roberto Cara le pari”.