I neuroni cedono i loro mitocondri alle cellule tumorali favorendo le metastasi. Uno studio rivela questo meccanismo e apre le porte a nuove strategie terapeutiche
Daniela Cursi Masella
20 luglio – 19:19 – MILANO
Per anni gli scienziati hanno osservato che i tumori crescono spesso circondati da una fitta rete di nervi, ma non era chiaro quale fosse il vantaggio per le cellule cancerose. Ora uno studio pubblicato su Nature ha individuato un meccanismo sorprendente: i neuroni possono trasferire direttamente i propri mitocondri (le “centrali energetiche” della cellula) alle cellule tumorali. Questo passaggio di energia rende il cancro più adattabile, più aggressivo e più capace di dare origine a metastasi.
i nervi alimentano il tumore—
I ricercatori hanno studiato soprattutto il tumore della mammella e hanno scoperto che i neuroni, quando entrano in contatto con le cellule cancerose, modificano il proprio metabolismo, producono più mitocondri e li trasferiscono al tumore. Le cellule che ricevono questi “pacchetti energetici” aumentano la produzione di energia, resistono meglio agli stress e acquisiscono caratteristiche tipiche delle cellule staminali tumorali, tra cui una maggiore capacità di sopravvivere e colonizzare altri organi.
perché aumenta il rischio di metastasi—
Per seguire il destino delle cellule tumorali, gli scienziati hanno sviluppato una tecnica chiamata MitoTRACER, che permette di identificare quelle che hanno ricevuto mitocondri dai neuroni. Il risultato è stato netto: queste cellule erano molto più presenti nei siti metastatici rispetto al tumore originario. In altre parole, il trasferimento dei mitocondri sembra conferire un vantaggio decisivo nella diffusione del cancro.
nuove cure—
Lo studio suggerisce che interrompere il dialogo tra nervi e tumore potrebbe diventare una nuova strategia terapeutica. Nei modelli sperimentali, la riduzione dell’innervazione del tumore, anche mediante tossina botulinica di tipo A, ha diminuito il trasferimento di mitocondri alle cellule cancerose. Per il momento si tratta di risultati preclinici, che dovranno essere confermati nell’uomo, ma la ricerca apre una nuova prospettiva: non colpire solo il tumore, ma anche il suo “alleato” nascosto: il sistema nervoso.
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