Più della metà degli adulti statunitensi senza precedenti malattie cardiovascolari potrebbe rientrare nei nuovi criteri per il trattamento con statine. A stimarlo è uno studio nel quale i ricercatori hanno applicato le linee guida americane del 2026 ai dati della National Health and Nutrition Examination Survey raccolti tra il 2017 e il 2023. L’analisi ha coinvolto 4.366 partecipanti, rappresentativi di circa 154,5 milioni di persone tra i 30 e i 79 anni. Secondo i risultati, 87,5 milioni di adulti, pari al 56,6% della popolazione considerata, risulterebbero candidati alle statine per prevenire un primo infarto o ictus. Rispetto alle precedenti raccomandazioni, la platea aumenterebbe di circa 21,5 milioni di persone. Il dato, però, non significa che tutti debbano iniziare automaticamente una terapia: indica quante persone soddisferebbero i criteri per discuterne con il medico.

La svolta nasce soprattutto dal nuovo modo di calcolare il rischio cardiovascolare. Le linee guida adottano le equazioni PREVENT, sviluppate per gli adulti dai 30 ai 79 anni, che valutano la probabilità di infarto e ictus non soltanto nei dieci anni successivi, ma anche in un orizzonte di trent’anni. Il calcolo considera elementi come età, pressione arteriosa, colesterolo, diabete, funzione renale, fumo e uso di farmaci antipertensivi. Una persona di 35 o 40 anni può avere una probabilità molto bassa di ammalarsi nel prossimo decennio, ma accumulare un rischio significativo nel corso della vita. Il principio alla base delle nuove indicazioni è che una lunga esposizione a livelli elevati di colesterolo LDL favorisca progressivamente la formazione di placche nelle arterie. Intervenire prima potrebbe quindi ridurre il danno accumulato, anziché aspettare che il rischio a breve termine diventi già elevato.

L’impatto delle raccomandazioni cambia notevolmente con l’età. Tra le persone dai 30 ai 39 anni sarebbe candidato alle statine circa l’11,1%, mentre la percentuale salirebbe all’85% tra i sessantenni e al 93,5% nella fascia compresa tra 70 e 79 anni. L’aumento è alimentato anche da persone considerate a basso rischio nel breve periodo: molti dei nuovi candidati avrebbero meno del 3% di probabilità di subire un evento cardiovascolare entro dieci anni, ma un rischio superiore al 10% nell’arco di trent’anni. La prevenzione si sposta così dal pericolo imminente al rischio accumulato nel tempo, aprendo la possibilità di iniziare un farmaco quando infarto e ictus appaiono ancora molto lontani. Lo stesso studio, tuttavia, non dimostra quanti eventi verrebbero effettivamente evitati trattando l’intera nuova platea: si tratta di una stima dell’eleggibilità prodotta applicando le linee guida alla popolazione, non di una sperimentazione clinica condotta per decenni.

È qui che emerge il confine più delicato tra prevenzione anticipata e possibile medicalizzazione. Le statine sono farmaci ampiamente studiati e costituiscono uno dei principali strumenti per abbassare il colesterolo LDL e ridurre il rischio cardiovascolare, soprattutto nelle persone maggiormente esposte. Nei soggetti giovani con un rischio immediato molto basso, però, il beneficio individuale potrebbe essere più contenuto e la terapia potrebbe proseguire per gran parte della vita. Mancano inoltre studi clinici randomizzati capaci di seguire per trent’anni persone giovani e a basso rischio, verificando direttamente vantaggi ed effetti indesiderati di un trattamento così precoce. La decisione deve quindi essere personalizzata e condivisa con il medico, valutando storia familiare, livelli di colesterolo, diabete, malattie renali, eventuale calcio coronarico, preferenze del paziente, costi e possibili reazioni avverse. Alimentazione equilibrata, attività fisica, controllo del peso e abolizione del fumo restano interventi fondamentali per tutti, anche quando viene proposta una statina. E poiché i dati riguardano gli Stati Uniti, non possono essere trasferiti automaticamente alla popolazione italiana o alle linee guida europee.

Anderson TS, Wilson LM, Sussman JB. Implications of the 2026 Dyslipidemia Guideline for Primary Prevention Statin Therapy. JAMA. DOI: 10.1001/jama.2026.11246.

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