Una vita per gli altri perché il sacerdozio è questo: un servizio teso al bene della comunità. Don Gabriele Fantinati, originario di Bottrighe, quest’anno, celebra un importante traguardo: cinquant’anni di attività sacerdotale, tra missioni in Brasile e amministrazione di parrocchie locali. Adesso, si trova ad Ariano, da nove anni, dopo alcuni anni anche nella parrocchia del Duomo di Rovigo, ma la sua è stata una vita piena e intensa, sulle orme prima dell’esempio paterno, poi del messaggio spirituale di don Dante Bellinati, con cui ha trascorso i primi anni da “tirocinante” a servizio della Parrocchia di San Bortolo, dopo aver frequentato il Seminario.

“E’ una lunga storia – racconta Don Gabriele – che parte sin dagli anni in cui, da piccolo, facevo il chierichetto in Chiesa a Bottrighe. Un lungo impegno, compiuto volentieri e che di certo rifarei. E’ un dono autentico agli altri, che ho scelto con cura. La mia famiglia, alla notizia, fu felice. Mio padre, in particolare, dapprima insegnante elementare, si dedicò molto all’impegno sociale e civile, anche attraverso la politica, nella parrocchia e nel paese. Per lui, una vera missione che mi ha sempre affascinato e che mi è rimasta dentro”.

E ancora: “Dopo il periodo con don Dante, che considero il mio punto di riferimento, e una volta divenuto sacerdote nel 1976, dopo qualche anno anche nella Parrocchia di Santa Sofia a Lendinara, decisi di dedicarmi all’esperienza missionaria in Brasile. Partii il 21 gennaio 1981. E’ l’esperienza che ha impresso nella mia vita qualcosa di più. Trascorsi diversi anni in Brasile, in particolare a Caculé. Partii quando ancora i telefoni non c’erano e questo creò un po’ di apprensione soprattutto in mia madre che non poteva sentirmi se non attraverso la posta aerea, quando arrivava. Con i telefoni, per risparmiare, facevo uno squillo alla mezzanotte per dire che andava tutto bene. Se qualcosa non fosse andato per il verso giusto, lo avrebbero capito dal suono più reiterato del telefono. Anche negli anni Novanta e negli anni Duemila tornai in Brasile, tra le ultime volte per sostituire il caro don Giuseppe Mazzocco”.

In Brasile l’impegno era molto, difatti: “Si stava in comunità povere, ma piene di vita, che davano al sacro un valore autentico. Non sono mancati momenti di difficoltà, come la mancanza d’acqua, ma in tutti quegli anni la vita scorreva più lenta perché più serena, pur nel servizio ai malati e agli ultimi. Sono tanti i ricordi che ho del ‘sertão’ brasiliano e ancora oggi con diverse persone sono rimasto in contatto”.

In una raccolta di racconti, intitolata “L’amore è più forte della morte”, don Gabriele presenta aneddoti di vario genere, tra cui quello di una bimba, Jacy, che non poteva andare a scuola per badare al fratellino e che, come bambola, teneva nascosto un mattone.

Il cinquantesimo di Don Gabriele verrà festeggiato il 4 ottobre, anche la festa del patrono d’Italia e di Bottrighe, San Francesco d’Assisi, a ottocento anni dalla sua morte. Insieme, verrà festeggiato l’attuale parroco di Bottrighe, don Massimo Barison per lo stesso traguardo raggiunto. È prevista una Santa Messa alle 11, alla presenza del vescovo Pierantonio Pavanello.

“Oggi – conclude don Gabriele – c’è una crisi di vocazioni, ma io vedo ancora la vocazione all’aiuto nel tanto volontariato che permea le nostre piccole comunità. Ed è la missione che ho cercato di incarnare anche io, facendo mie le parole di Cristo alla fine del Vangelo di Matteo: il giudizio sarà stabilito sulla base del bene che si è fatto. Ed è il ruolo che oggi la Chiesa deve avere nelle comunità e in tutto il mondo, per portare solidarietà e pace”.