Non capita molto spesso di poter dire una cosa del genere, ma tutto comincia con l’ultimo film di Kevin Smith. Che per la cronaca fa schifo, ma che ve lo dico a fare, Kevin Smith non è mai stato un bravo regista, ma almeno a inizio carriera aveva cose divertenti da dire. Sono 20 anni che non ha più niente di divertente da dire, ma è Kevin Smith e quindi le dice lo stesso.
La faccio breve, The 4:30 Movie è una cagata nostalgica sull’amare il cinema e essere cresciuti negli anni 80. Immaginatevi Stranger Things ma invece di proteggere la città dai demoni di D&D grazie al potere del reaganesimo (non so davvero di che parla, non guardo Stranger Things) i protagonisti vanno al cinema e –incredibile per un film di Kevin Smith– parlano tutto il tempo. Se già questa premessa non fosse abbastanza fiacca, il livello di self insertion di Smith è che il protagonista è un ragazzo cicciottello che fa colpo su una ragazza drammaticamente fuori dalla sua portata perché, giuro su Dio, conosce un sacco di trivia sui film, forse dovrebbe fare il regista.
Non so voi come elaborate il trauma di aver visto una cosa troppo brutta per essere vera, ma io di solito mi butto furiosamente alla ricerca di recensioni che mi diano ragione. In questo caso ci ho messo davvero pochissimo a trovarle, ma in mezzo a tanta gente che si batteva il petto e piangeva la morte artistica di Kevin Smith (avvenuta 20 anni fa, ma meglio tardi che mai), ecco anche un consiglio costruttivo: lasciate perdere questa merda, volete un bel film nostalgico su essere adolescenti nella provincia americana 40 anni fa? Guardatevi Snack Shack.
La sto prendendo larghissima, ma datemi retta, non ve ne pentirete. Snack Shack non è il genere di film che copriremmo mai qui (come non copriremmo la ciofeca di Kevin Smith), perché è una teen comedy con tutte le caratteristiche della teen comedy e nessuna delle caratteristiche di “action, horror ed eccezioni meritevoli”, ma è un bel film e io ve lo consiglio. Il regista di questo bel film si chiama Adam Rehmeier, sembra un camionista e ha una carriera piuttosto bizzarra: nasce cameraman, esordisce nel 2011 con un torture-porno pretenzioso e bruttarello, sparisce per quasi 10 anni e torna con un film completamente diverso – Dinner in America – che va malissimo perché esce durante il Covid ma diventa un piccolo cult negli anni successivi. Grazie anche a un endorsement da parte di John Waters, che lo mette nella classifica dei suoi prefe dell’anno, tutti quanti iniziano a parlarne tipo 3 anni dopo che è uscito, si organizzano nuove proiezioni, la gente va al cinema vestita come i personaggi del film, media voto letterboxd un impressionante 4.0/5.
Neanche Dinner in America è un film di cui parleremmo qui, ma vi consiglio pure questo: è una commedia romantica tutta storta e sguaiata su un punk e una ragazza autistica che si innamorano. Il punk è interpretato da Kyle Gallner, di lui vi ricorderete di sicuro, perché negli ultimi 10 minuti è comparso in 50 film, tutti horror o thriller. Era in Smile, in Scream, e in quella roba tutta colorata, in 35mm e forse misoginia di Strange Darling. È un regaz, ci sta simpatico.
Che regaz!
Immaginate quindi la mia soddisfazione quando Rehmeier e Gallner decidono di fare un altro film insieme, e di questo finalmente ve ne posso parlare: non solo perché è un thriller, non solo perché è una specie di rivisitazione moderna di Bonnie e Clyde, ma perché la protagonista è Samara Weaving.
Il camionista Adam Rehmeier (sx), il regaz Kyle Gallner (dx), l’attrice che presto chiederà un ordine restrittivo nei miei confronti Samara Weaving (centro)
Forse vale la pena di avvisarvi, prima che lo guardiate a scatola chiusa, ci rimaniate scottati e poi ci tocca parlare coi vostri genitori. Quella di Carolina Caroline è una storia d’amore. Ma una storia d’amore come la possiamo intendere noi sulle pagine dei 400 calci punto com: lei è impossibilmente bella, lui è costantemente in canottiera e guida una macchina che diventi eterosessuale solo a vederla, e ciò che fa scattare la scintilla tra i due è il crimine.
Sono comprato.
Tutto comincia quando Kyle Gallner, da qui in poi Oliver, entra a Sfigaville, Texas, US of A, popolazione 7 persone, con un sorriso smagliante e un sogno: mettersi in tasca un po’ di soldi senza lavorare. Si presenta alla stazione di servizio dove lavora Samara Weaving, da qui in poi Caroline, e fa il vecchio trucco del senti mi cambi 10 dollari però mi servono di taglia grossa facciamo così io te ne do due da 10 e tu me ne dai una da 20 ma aspetta ho detto 10 intendevo 20 che col resto di 40 fa 15 dicevo bella giornata oggi no quindi se mi dai solo pezzi da 5 sono 25 ma se ti do io il resto di 100 come dici no sono solo di passaggio ecco sì avevamo detto 200 a posto così ma no tenga pure il resto buon uomo. Caroline realizza in tempo zero che Oliver è uscito con più soldi di quanti ne avesse quando è entrato, ma invece di denunziarlo alle autorità competenti dice, in quest’ordine, “wow”, “insegnami” e “portami via da questo buco di culo”.
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Da qui in poi la trama si scrive da sola, un’avventura on the road attraverso l’America più scalcagnata, un colpo alla volta, fino all’inevitabile, tragica conclusione che manderà a casa lo spettatore col rassicurante insegnamento che il crimine non paga. Ma il rapporto tra i due, che poteva tranquillamente essere una storia di ordinario grooming o una di quelle dinamiche un po’ datate in cui lui è l’uomo di mondo che sa e lei la bambolina con le daddy issues che pende dalle sue labbra, si rivela invece una relazione sentimentale e professionale perfettamente equilibrata, tra pari, basata sul mutuo rispetto e la reciproca attrazione (aiuta il fatto che siano entrambi di una bellezza illegale). Oliver non cerca una sprovveduta di cui approfittarsi e Caroline è molto meno angelica di quello che il suo background poteva far pensare. Entrambi conducevano un’esistenza mediocre e al di sotto delle loro potenzialità, lei impilando barattoli di zuppa in una stazione di servizio, lui facendo truffe da due soldi, e solo nel momento in cui si incontrano capiscono di poter fare il salto di qualità. Il film inizia come una commedia romantica, poi evolve in un heist movie e si conclude come la più classica delle gangster story, mentre Oliver e Caroline si spronano a vicenda diventando sempre più audaci, alzando sempre di più l’asticella, tentando colpi sempre più ambiziosi. Un po’ perché i soldi fanno comodo, ma soprattutto perché il crimine è una figata (fino al momento in cui smette di esserlo).
W il crimine
Non è difficilissimo tracciare una linea che unisce i film di Adam Rehmeier: parlano, in modi diversi, e a diversi gradi di intensità, di outsider, emarginati per scelta o gente che non riuscirebbe a vivere una vita normale neanche se lo volesse, personaggi che giocano secondo le proprie regole e trovano l’amore nei modi più bislacchi. È un peccato che Carolina Caroline sia forse il più debole del mazzo – d’altra parte è significativo che sia l’unico che Rehmeier non si è anche scritto: la sceneggiatura è di tale William Thomas Dean IV, tizio di cui non so assolutamente niente ma darò per scontato, con quel “quarto” nel nome, che non venga da una famiglia di minatori. L’unica altra cosa che ha fatto oltre a questo è stato scrivere e dirigere un film melenso con Emilia Jones di cui non so neanche perché ho letto la trama tanto è evidente che non è roba nostra. Ma insomma, ecco, potevamo avere davvero un Bonnie & Clyde contemporaneo, molto più affilato e brillante, se solo non l’avesse scritto uno intrippato coi baci di merda e parlare dei propri sentimenti (DISCLAIMER: non trovo ci sia nulla di sbagliato nel parlare dei propri sentimenti, credo solo che il compito del cinema sia di ridurre al minimo le scene di personaggi che parlano e descrivere piuttosto il loro mondo interiore attraverso inseguimenti in macchina e potenti esplosioni).
Beh dai se non altro il sesso è di nuovo legale nei film
Anche l’intento di raccontare la provincia americana attraverso una collezione di quadri, situazioni e personaggi appena accennati (premio brava a Kyra Sedgwick per l’intensità in un ruolo quasi inutile) è evidente fin dai titoli di testa – un’inquadratura fissa sulla facciata di un anonimo motel mentre scorrono i credits scritti in rosso bianco e blu – ma, come dire, William Thomas Serbelloni Mazzanti Viendalmare non è esattamente Faulkner, e Rehmeier del resto sembra più interessato a fare il dj, con una selezione musicale di pezzi country degna di un film Netflix che non ammette un solo minuto di silenzio, e compiacersi di quanto sia azzeccata la scelta dei due protagonisti.
Può essere più “Americana” di così?
Sì, così
Perché diciamocelo, il valore aggiunto di Carolina Caroline, il motivo per cui guardare questo e non una qualunque della altre centomila più o meno uguali variazioni sul tema, sono loro: Gallner e Samara. Lui sempre più a suo agio in ruoli da cattivo ragazzo (ancora ripenso a quando faceva il nerdino sfighino in Veronica Mars e non mi capacito), lei splendida come sempre e ormai specializzata nel dare il 110% in film indipendenti, di genere e aggressivamente ok. Non solo sembrano nati entrambi per interpretare questi personaggi, ma fanno funzionare un film altrimenti estremamente generico grazie a una chimica eccezionale, nello stesso campionato di Zucchino e Coniglietta, Mickey e Mallory, Clarence e Alabama, e seconda solo a George Clooney e Brad Pitt in Ocean’s Eleven. Forse non destinati alla stessa fama, ma sapete cosa si dice in queste circostanze — meglio bruciare intensamente e sparire nel nulla che non aver amato affatto, o qualcosa del genere.
Blu-ray quote:
“Come mi immagino qualsiasi video di Lana Del Rey”
Quantum Tarantino, i400calci.com“Come il crimine, senza regole, come le ragazze con il grilletto facile”
Fedez e J-Ax, coppia di criminali che non ce l’ha fatta
See you space regular cowboy
Dove guardare Carolina Caroline