Materna, acuta e curiosa: Laura Canali è una donna fuori dai clichè e Cristiana Capotondi la interpreta con un’intensità quasi commovente. Insegnante di storia e filosofia, è l’outsider civile nel corpo docente dell’Accademia militare di “Minerva – La Scuola”, la serie made in Italy dal 22 settembre su Netflix. Il progetto young adult, prodotto da Picomedia (“Mare Fuori”) s’ispira alla realtà della Nunziatella di Napoli, anche se è ambientato alla Reggia di Portici, dove l’attrice ha presentato ieri questa nuova sfida professionale assieme ai colleghi del cast, dal comandante Massimiliano Gallo (Malinconico) al vicecomandante Irene Maiorino (“L’amica geniale”), in occasione dell’anteprima nazionale al Giffoni Film Festival.
Che tipo di mentore è Laura?
«Una professionista né moralista né ideologizzata: è il racconto al femminile di una personalità un po’ “svanita” che cerca di tenere tutto insieme, lei che da sola si ritrova alle prese con un bambino piccolo. Sembra un po’ distratta e leggera ma ancorata a valori solidi. Il suo si rivela uno sguardo libero che fa fatica a immaginare il motivo per cui perpetuare regole così antiche. Si occupa della mente dei ragazzi, a cui dà input basati sulla conoscenza e sul sapere».
Che tipo di racconto di formazione è?
«Un coming of age in un perimetro peculiare che gioca sui contrasti in un percorso di crescita delicato».
In cosa riflette la realtà?
«I modelli dei ragazzi di oggi, inclusi i social media, sono molto diversi da quelli della scuola nella serie, dove non sono ammessi neppure i cellulari durante la giornata.
L’aspetto affascinante sta proprio qui, nella scala di valori proposti in questo liceo di finzione, che possono diventare corrimano per orientarsi nella vita».
Cosa insegnano a lei i ragazzi di oggi?
«Insegnano a noi adulti a tornare indietro e trovare il fanciullo interiore, quello un po’ irrefrenabile, che agisce a volte con incoscienza e follia, guidato dall’istinto sano».
I pilastri su cui si basano gli insegnamenti della serie?
«Sono sacrificio e disciplina, valori che oggi anche gli adulti faticano a capire, come se volessero allontanarsi dal tema della severità. Dovremmo esplorarli invece in un contesto di formazione per implementare l’ascolto, l’empatia e la pazienza e non stigmatizzare le emozioni».
In famiglia ha avuto qualche esempio in divisa?
«Anche se non ho mai pensato a intraprendere la carriera militare, avevo uno zio ammiraglio della Marina Militare e quando veniva a trovarci a casa ci portava la visione di un mondo incantato, che mi affascinava molto».
A lei, invece, quali serie piace guardare?
«Mi piacciono generi diversi, l’ultimo colpo di fulmine è stato “Adolescence”, che racconta il senso della genitorialità in modo incredibile».
Ultimo aggiornamento: mercoledì 22 luglio 2026, 05:00
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