di
Renato Franco

L’occasione è l’incontro pubblico a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, per la rassegna organizzata da Andrea Scanzi «Naturalmente Pianoforte»

Altro che Enzino il mite, come vuole la narrazione di Ezio Greggio. Forse liberato dal gioco-giogo di Striscia la notizia dove i ruoli erano definiti — il poliziotto buono e il poliziotto cattivo — Enzo Iacchetti ha tirato fuori nuovamente il suo animo inatteso da lottatore politico. Dopo il famoso show a È sempre Cartabianca quando — giustamente — non ci aveva visto più di fronte al presidente della Federazione Amici di Israele, Eyal Mizrahi, che in modo provocatorio gli chiedeva «definisci bambino» in merito alla situazione di Gaza, il comico è tornato a parlare a ruota libera.

Qui non c’è la tv, ma le telecamere ci sono lo stesso. L’occasione è l’incontro pubblico a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, per la rassegna organizzata da Andrea Scanzi «Naturalmente Pianoforte».



















































Prima Iacchetti puntualizza, lui è un militante comunista: «Non trovo che la definizione sia un’offesa perché al di là dei milioni di persone che ha ucciso Stalin, non ho mai più conosciuto un delinquente che facesse parte del partito comunista». Magari qui esagera, ma vabbé. L’idea è portare avanti i suoi ideali. «Quando ero bimbo, c’era una persona che se tutti i politici fossero stati come lui, probabilmente eravamo tutti comunisti: Berlinguer è il mio ideale di militante comunista». Quindi spiega: «Essere comunista vuol dire aiutare i poveretti, difendere i bisognosi, parlare male di chi governa uno Stato e lo sta riducendo in poltiglia, parlare male di eserciti e guerrafondai, parlare male dei pedofili che governano gli Stati Uniti».

Ne ha anche per De Gregori, e forse non a torto. «Chi si espone, si espone. Chi sta zitto, sta zitto. Ma io preferisco uno che sta zitto piuttosto che uno che dice che gli artisti non devono esporsi. Dicendo così ti sei già esposto dall’altra parte, caro De Gregori». Poi lo punge ancora: «Ora ho capito perché non ho mai capito la Donna Cannone». Quindi arriva la parte più accorata e per alcuni divisiva, quando elenca i suoi sogni («ne ho 25 sogni, come i ministri italiani, ma ne dirò solo due o tre»).

Il primo. Nel mirino Vannacci.
«Vorrei che i pomodori in Puglia in agosto venissero racconti da quelli che vogliono la remigrazione. Io vorrei vedere la faccia di Vannacci sudare a un euro netto all’ora. E vorrei vederlo asfaltare le strade di notte a 40 gradi, perché io non vedo mai un bianco farlo. Non c’è un bianco che asfalta le strade di notte a 40 gradi».

Il secondo. Nel mirino Salvini. «Vorrei che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti provasse un giorno a salire su un Frecciarossa, in seconda classe: deve essere lì quando il treno si ferma tra Parma e Bologna per quattro ore senza aria condizionata, non in executive, dove l’aria condizionata funziona sempre».

Il terzo. Che non farà felice il ministro Schillaci. «Vorrei vedere il ministro della Sanità andare in ospedale e avere bisogno di una tac o di una risonanza magnetica e sentirsi rispondere, ci dispiace la prima libera è tra otto mesi. E allora voglio vederlo morire prima come succede in tanti casi».

In realtà Iacchetti ne ha anche un quarto di sogno. Non manca dunque Giorgia Meloni. «Mi piacerebbe sapere cosa risponderà questa signora, questa mamma, tra vent’anni, a sua figlia che leggerà sui libri di storia di 25.000 bambini ammazzati, a volte trucidati, a cui sono state tagliate le gambe. Che leggerà di coloni che spaccano i crocifissi e che uccidono le persone. E questa bambina ormai adulta andrà a chiederle: “Mamma, ma quell’anno lì non eri il presidente del Consiglio? E perché non hai mai detto un cazzo su queste cose? Io sogno questo momento, peccato che tra vent’anni sarò già all’inferno».

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22 luglio 2026 ( modifica il 22 luglio 2026 | 10:41)