di
Giuliano Delli Paoli
La nuova serie Netflix girata alla Reggia di Portici da Ivan Silvestrini, lo stesso regista di «Mare Fuori». Un teen drama con protagonisti Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Raiz e giovani attori
«È la scuola che sceglie voi». Le parole del comandate Achille Giordano, interpretato da Massimiliano Gallo (qui l’intervista), restituiscono fin dai primi minuti il senso di «Minerva – La scuola», la nuova serie Netflix in uscita il 22 settembre. Ovvero la rigidità che alberga in un liceo militare, chiaramente ispirato alla Nunziatella, nel quale si snodano gli otto episodi diretti dal regista romano Ivan Silvetrini, lo stesso che ha portato al successo «Mare Fuori».
Quello pronunciato dal severo ufficiale che guida l’istituto è, tuttavia, solo il primo dei comandamenti non scritti al centro di una storia con protagonisti adolescenti dai caratteri diversi ma uniti dallo stesso obiettivo: conseguire l’ambito diploma.
È una condizione diametralmente opposta a quella dei detenuti del penitenziario minorile in cui è ambientato «Mare Fuori», che invece tanto ricorda Nisida, per un ribaltamento di prospettiva (e luoghi) che punta ad accendere implicitamente le luci sulle dinamiche della Nunziatella, grazie a una narrazione in cui la disciplina e il rispetto delle regole sono parametri imprescindibili.
La serie tv, girata perlopiù alla Reggia di Portici, dov’è stata presentata prima di fare tappa al Giffoni Film Festival, vanta un cast che comprende anche Cristiana Capotondi (leggi l’intervista), nei panni di Laura Canali, un’insegnante esterna lontana dalle regole dell’austero liceo militare, il frontman degli Almamegretta, Raiz, che passa dal ruolo di boss in «Mare Fuori» a quello di un severo ufficiale, e Irene Maiorino, nelle vesti di un vicecomandante dall’animo gentile.
A interpretare gli allievi protagonisti sono i giovanissimi Ciro Minopoli, Margherita Buoncristiani, Biagio Venditti, Simone Secce, Giulio Brizzi e Nicole Malaj.
Etichettabile come «teen drama», la nuova serie di Netflix è rivolta ad un pubblico cosiddetto «young adult», prossimi a diventare maggiorenni. Ma allo stesso tempo ha l’ambizione di conquistare una platea molto più ampia, sia perché racconta di un mondo che sembra appartenere a un’altra epoca, dove si viene svegliati all’alba per l’alzabandiera e non sono consentiti gli smartphone, sia perché i protagonisti, per quanto ragazzi, hanno tutti una storia tanto sbagliata (ed emozionante) alle spalle.
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
22 luglio 2026 ( modifica il 22 luglio 2026 | 08:01)
© RIPRODUZIONE RISERVATA