di
Carlotta Lombardo
Massima allerta per un deposito di ossigeno, un distributore di carburante e una fabbrica di fuochi d’artificio
Un incendio di vaste proporzioni, spinto dal vento di scirocco, ha raggiunto il centro abitato di Santo Stefano Quisquina (Agrigento).
Oltre 100 persone sono state sgomberate in via precauzionale. A Santo Stefano Quisquina, l’evacuazione dei residenti delle contrade Canfuto e Bosco Kadera è iniziata già all’alba quando, intorno alle 5, anche il sindaco del comune che occupa l’estremo lembo della provincia di Agrigento, circondato dai boschi, ha invitato, attraverso un messaggio pubblicato sulla propria pagina Facebook, gli abitanti delle due contrade a lasciare immediatamente le proprie abitazioni. «Siamo tutti in pericolo – ha detto il primo cittadino, Francesco Cacciatore -. La situazione è drammatica. Ho evacuato tutti coloro che erano a rischio, i Canadair hanno iniziato i lanci».
Gli speciali aerei anfibi progettati per la lotta antincendio stanno infatti effettuando i lanci d’acqua sui fronti più critici del rogo, che hanno interessato anche l’area del Teatro Andromeda spingendosi fino ai pressi dell’Eremo di Santa Rosalia, mentre numerose squadre dei vigili del fuoco sono impegnate sul posto, con rinforzi arrivati anche dai distaccamenti di Sciacca e Canicattì. Ma a preoccupare in maniera particolare è un deposito di ossigeno, la clinica «Ignazio Attardi», una stazione di rifornimento e una fabbrica di giochi d’artificio.
«Vi sono immagini che colpiscono più di mille parole. Boschi in fiamme, campagne e aziende distrutte, coltivazioni ridotte in cenere e il fuoco che arriva a lambire perfino le abitazioni – scrive ancora il sindaco Francesco Cacciatore -. Un disastro che sta colpendo i comuni del nostro territorio da’ Castronovo di Sicilia a Cammarata, da Prizzi a Bivona lasciando ferite profonde. Esprimo la mia più ferma condanna verso chi, con dolo o per grave irresponsabilità, provoca tragedie come questa. Distruggere la nostra terra significa mettere in pericolo vite umane, cancellare anni di lavoro e privare le future generazioni di un patrimonio che appartiene a tutti».
La Sicilia in fiamme
Oltre all’Agrigentino, in queste ore sono decine i roghi che stanno mettendo a dura prova la macchina dei soccorsi in diverse province della Sicilia. Le sale operative della Protezione Civile e del Corpo Forestale stanno coordinando interventi su tutto il territorio regionale per fronteggiare le fiamme che minacciano aree rurali, periferie e importanti arterie viarie. Sono stati impegnati diversi Canadair, uno partito da Cagliari. La situazione più critica si registra nella provincia di Catania, dove si contano ben 11 interventi. Le fiamme hanno interessato diverse località, tra cui il quartiere Librino, le zone di Belpasso, Zafferana Etnea e il bosco Vaito a Licodia Eubea, oltre ai territori di Adrano, Caltagirone e Mascali.
«Da questa Sala Operativa Unica Regionale, da giorni stiamo ricevendo migliaia di chiamate e coordinando senza sosta gli interventi in tutta la Sicilia – scrive su Facebook Domenico Gambino, presidente di Domani Sicilia Aps e volontario Protezione Civile Anpas Sicilia -. Nelle ultime ore, Palermo e la sua provincia hanno subito un durissimo colpo ma drammatica è anche la situazione a Santo Stefano Quisquina, dove le fiamme hanno raggiunto il centro abitato rendendo necessaria l’evacuazione del paese». Al momento, a Santo Stefano Quisquina, a causa delle fiamme è stata chiusa, in entrambe le direzioni, la strada statale 118 «Corleonese Agrigentina» dal km 71,600 al km 73,800.
Black out a Palermo. Brucia Monreale
Questa mattina Palermo si è svegliata nella puzza di bruciato proveniente dai roghi che stanno interessando anche Monreale, il vasto polmone verde alle porte di Palermo, tra i più colpiti dagli incendi delle ultime ore. Una alta e densa colonna di fumo era visibile da molte zone del capoluogo siciliano, interessato nella notte anche diversi black out, e lungo la circonvallazione e una pioggia di cenere si è riversata nelle aree della città più vicine alle zone colpite dagli incendi. Il vento di scirocco ha soffiato sulle fiamme propagatesi rapidamente e distruggendo la vegetazione del bosco di Casaboli. I roghi hanno colpito anche il borgo montano di San Martino delle Scale, dove è stato necessario evacuare alcune villette e chiudere un tratto della strada statale 186 (l’Anas consiglia, come percorso alternativo, la strada statale 624 «Palermo-Sciacca»). Gli incendi hanno paralizzato anche l’autostrada Palermo-Catania rimasta chiusa nei pressi dello svincolo Irosa. E roghi sono stati segnalati anche ad Alia presso un parco eolico, a Caccamo in contrada Nocera-Balatelli, a Belmonte Mezzagno lungo la strada provinciale 38, oltre che nei comuni di Partinico, Bompietro e Petralia Sottana. A Campofelice di Fitalia è andata in fiamme un’abitazione.
Riprese le operazioni di spegnimento in Calabria
Una grave emergenza incendi che sta colpendo un po’ tutto l’estremo Sud dell’Italia. In Calabria, nelle ultime 36 ore, sono stati espletati oltre 200 interventi per incendi di vegetazione alimentati dalla siccità e dal caldo estremo e se a Frascineto, nel Cosentino, l’emergenza sembra essere rientrata, nel territorio di Morano Calabro la tensione resta alta. Qui, intorno alle 6, nella zona di monte Calcinaia, le fiamme continuano a minacciare la dorsale che si estende verso il centro abitato e le operazioni di spegnimento sono riprese a pieno ritmo con mezzi aerei e squadre a terra. A fuoco campi coltivati, frutteti, oliveti, un capanno agricolo con attrezzi e famiglie evacuate anche a Gambatesa, in Molise, dove, da ieri pomeriggio fino a questa mattina sono stati al lavoro i Vigili del Fuoco di Campobasso con dieci uomini, sei mezzi e un Canadair.
Il Nord flagellato dalla grandine
Tra l’allarme roghi al Sud e il Nord flagellato dalla grandine l’Italia è divisa in due. Negli ultimi tre giorni, secondo l’analisi Coldiretti su dati Eswd, si sono abbattute sulle regioni settentrionali ben 192 maxigrandinate, con chicchi fino a 10 centimetri di diametro. È successo a Milano, con la grandine che domenica ha fatto evacuare ottantamila spettatori al concerto di Bad Bunny. Nel Cremasco, con danni ad auto, case e campi; a Cremona (si è infranta una lastra del rosone del Duomo); nel Bresciano e, in queste ore, anche nelle Marche (una violenta grandinata ha investito San Benedetto del Tronto e parte della Riviera delle Palme) e in Emilia-Romagna, nel Ferrarese, dove una supercella temporalesca ha scaricato chicchi di grandine di dimensioni eccezionali, accompagnati da violente raffiche di downburst. Lasciando dietro di sé una lunga scia di danni. «Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici con l’eccezionalità degli eventi atmosferici che si manifestano con una più elevata frequenza di episodi violenti – spiega Lorenzo Tedici, de IlMeteo.it -. I cambiamenti climatici aumentando le ondate di calore, le “notti tropicali” e l’intensità delle precipitazioni, che spesso si trasformano in nubifragi e grandinate devastanti».
22 luglio 2026 ( modifica il 22 luglio 2026 | 13:19)
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