Estate, tempo di viaggi, festival, serate che si allungano e nuovi incontri. È anche una fase dell’anno in cui possono moltiplicarsi le occasioni di intimità con partner nuovi o occasionali. Parlare di infezioni sessualmente trasmesse non significa alimentare paure o giudizi: è un modo per offrire strumenti concreti e vivere la sessualità in modo più libero, informato e responsabile.

Il termine oggi più appropriato è “infezioni sessualmente trasmesse” (IST), e non “malattie sessualmente trasmissibili”: molte infezioni possono essere presenti senza manifestazioni cliniche evidenti e, soprattutto, senza sintomi.

Che cosa rientra nelle IST e perché contano
Le IST sono provocate da batteri, virus e parassiti. Tra le più note figurano clamidia, gonorrea, sifilide, trichomoniasi, HIV, epatite B, herpes genitale e papillomavirus umano (HPV). L’Organizzazione mondiale della sanità stima che ogni giorno, nel mondo, tra i 15 e i 49 anni, si acquisiscano oltre un milione di IST curabili; la maggior parte decorre senza disturbi. Alcune infezioni si risolvono con terapie adeguate, altre – soprattutto di origine virale – possono essere soltanto tenute sotto controllo. Se non individuate e trattate, le IST possono causare malattia infiammatoria pelvica, infertilità, complicanze in gravidanza, danni neurologici o cardiovascolari, patologie epatiche e alcuni tumori.

La fotografia in Europa
Secondo i dati più recenti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), nel 2024 le IST batteriche hanno raggiunto livelli record in Europa: 106.331 casi di gonorrea, +303% rispetto al 2015; 45.577 diagnosi di sifilide, oltre il doppio; la clamidia è rimasta l’infezione più segnalata con 213.443 casi. Le differenze nei sistemi di test e registrazione incidono sui numeri, ma il quadro indica una trasmissione sostenuta e la necessità di rafforzare prevenzione, accesso agli esami e trattamenti tempestivi.

Perché l’estate può aumentare il rischio
Il caldo non rende i patogeni più aggressivi: è lo stile di vita stagionale a contare. Più socialità, viaggi, eventi affollati e rapporti occasionali ampliano le reti di contatto. L’ECDC richiama l’attenzione su vacanze, festival e spostamenti estivi, che possono favorire la diffusione delle infezioni. In alcuni contesti ricreativi l’uso di alcol o altre sostanze riduce l’attenzione e la capacità di valutare il rischio, aumentando la probabilità di rapporti non protetti, uso scorretto del preservativo o situazioni in cui il consenso non è pienamente libero e consapevole. L’Istituto superiore di sanità ricorda che alcol e sostanze possono facilitare comportamenti sessuali rischiosi.

In viaggio, inoltre, può essere complicato contattare il proprio medico, ottenere rapidamente un test o un consiglio dopo la rottura del profilattico: conviene informarsi in anticipo sui servizi sanitari locali e non rinviare valutazioni urgenti, soprattutto quando potrebbe essere indicata la profilassi post-esposizione all’HIV. Attenzione anche alla “falsa sicurezza” dei flirt estivi: l’aspetto sano, l’età, l’istruzione o la conoscenza tramite amici non dicono nulla sullo stato infettivo. Chiedere se una persona “sta bene” non sostituisce un test: un partner può avere un’IST, non saperlo e trasmetterla in assenza di sintomi.

Come si trasmettono e perché l’assenza di sintomi inganna
Le IST si trasmettono soprattutto con rapporti vaginali, anali e orali non protetti. Alcune passano anche per contatto pelle-mucose, contatto con lesioni, sangue infetto o condivisione di aghi e strumenti non sterili; possono inoltre essere trasmesse dalla madre al bambino in gravidanza, durante il parto o con l’allattamento. Non si contraggono con i normali contatti sociali, l’uso di toilette pubbliche, tosse o starnuti, né con le punture di zanzara. Il rischio non deriva dal semplice andare al mare, in piscina o condividere spazi turistici, ma dai comportamenti.

L’errore più comune è pensare: “Sto bene, quindi non ho nulla”. Clamidia, gonorrea, sifilide, HIV, HPV ed epatiti possono rimanere silenti o dare disturbi sfumati. Quando compaiono, i segnali possono includere secrezioni anomale genitali o anali, bruciore urinario, dolore pelvico, prurito, vescicole, ulcere o lesioni in area genitale, anale o orale, dolore o sanguinamento durante o dopo i rapporti. La scomparsa spontanea dei disturbi non equivale a guarigione: nella sifilide, per esempio, l’ulcera iniziale può cicatrizzare da sola mentre l’infezione prosegue, anche senza sintomi. In presenza di lesioni, secrezioni, eruzioni cutanee o dolore è necessario sospendere i rapporti e rivolgersi a un professionista, evitando diagnosi e cure fai da te.

Preservativo: imprescindibile, se usato correttamente
Il preservativo esterno o interno, impiegato dall’inizio alla fine del rapporto, riduce in modo significativo il rischio di IST, compreso l’HIV. Protegge nei rapporti vaginali e anali e, con preservativo o dental dam, anche in quelli orali. Non azzera però completamente il pericolo per infezioni che possono trasmettersi per contatto con aree non coperte o lesioni (come herpes, sifilide, HPV).

In estate servono accortezze: conservare i profilattici al riparo da sole e calore; evitarne la permanenza prolungata in portafogli o cruscotti; controllare scadenza e integrità; aprire le confezioni senza unghie, denti o oggetti taglienti; non usare due preservativi insieme e non riutilizzarli mai. Con dispositivi in lattice, evitare lubrificanti oleosi (oli, vaselina, alcune creme) che indeboliscono il materiale; sono preferibili lubrificanti a base acquosa o siliconica, indispensabili soprattutto nei rapporti anali per ridurre attrito, microlesioni e rotture. È prudente portarne più di uno, con lubrificante idoneo, senza delegare tutta la prevenzione all’altra persona. Va cambiato tra partner diversi e quando si passa da una pratica all’altra. I sex toys non andrebbero condivisi senza adeguata pulizia e protezione: se usati da più persone, coprirli con un nuovo preservativo per ciascuno e sostituirlo quando si cambia distretto corporeo. L’ECDC raccomanda inoltre barriere come il dental dam per ridurre il rischio nel contatto orale-anale.

Il sesso orale non è a rischio zero
Il rischio di trasmissione dell’HIV con il sesso orale è generalmente inferiore rispetto a un rapporto vaginale o anale non protetto, ma infezioni come gonorrea, sifilide, herpes, HPV e clamidia possono diffondersi anche così. Ulcere, gengive sanguinanti, infiammazioni o lesioni aumentano la probabilità di esposizione. La protezione migliora usando il preservativo durante il sesso orale sul pene e il dental dam per contatto con vulva o ano, ed evitando rapporti orali se sono presenti lesioni o sanguinamenti nella bocca o nella zona genitale.

Test: non attendere i sintomi
Il test è l’unico modo per sapere con certezza se un’IST asintomatica è presente. È indicato dopo un rapporto non protetto, in caso di rottura o sfilamento del preservativo, con un nuovo partner, prima di decidere di rinunciare al profilattico, quando un partner riceve una diagnosi, oppure in presenza di disturbi. Gli esami possono richiedere sangue, urine o tamponi genitali, faringei e rettali: il tipo di campione deve riflettere le pratiche sessuali avute, perché un controllo limitato a un solo distretto può non rilevare un’infezione altrove (per esempio, una forma faringea o rettale non emerge con il solo esame delle urine).

Non esiste un unico “periodo finestra” per tutte le IST: il momento corretto dipende dall’agente, dal test e dal tempo dall’esposizione. Un esame troppo precoce può risultare negativo senza escludere definitivamente l’infezione: è quindi opportuno concordare con medico, consultorio o centro IST quali controlli fare subito e quali ripetere. Nel frattempo, usare sempre il preservativo e non assumere antibiotici avanzati o senza valutazione sanitaria: terapie inappropriate possono attenuare i sintomi senza eradicare l’infezione e favorire la resistenza antimicrobica, particolarmente critica per la gonorrea. L’OMS segnala che l’aumento delle resistenze sta riducendo le opzioni terapeutiche disponibili.

Dopo la diagnosi
La terapia va prescritta e completata secondo indicazione sanitaria. Talvolta occorre astenersi temporaneamente dai rapporti, sottoporre a test o trattamento i partner recenti e programmare un controllo. Avvisare i partner non è un’accusa né una “confessione”: è un intervento di sanità pubblica che interrompe la catena dei contagi e previene reinfezioni.

Dopo un’esposizione: muoversi in fretta
Dopo un rapporto potenzialmente a rischio per HIV esiste la profilassi post-esposizione (PEP), una terapia antiretrovirale da valutare con un medico. L’efficacia è maggiore quanto prima si inizia: l’OMS raccomanda di cominciare idealmente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore. Non bisogna attendere sintomi né il rientro dalle vacanze: occorre rivolgersi rapidamente a un pronto soccorso o a un servizio di malattie infettive. La PEP non sostituisce il preservativo e non protegge dalle altre IST.

Per chi può avere esposizioni ricorrenti all’HIV, si può valutare la profilassi pre-esposizione (PrEP), da assumere sotto controllo sanitario: riduce fortemente il rischio di acquisire l’HIV se usata correttamente, ma non tutela da gonorrea, clamidia, sifilide, HPV, herpes o epatiti. La prevenzione va personalizzata e può includere profilattici, test periodici, vaccinazioni e controlli clinici.

In caso di violenza sessuale è essenziale recarsi subito in pronto soccorso: oltre alla valutazione per PEP e altre misure sanitarie, vengono offerti assistenza psicologica, esami, prevenzione di una gravidanza indesiderata e raccolta degli elementi utili a un’eventuale denuncia. La responsabilità è sempre di chi la violenza la commette.

Vaccini, dialogo e consenso
Sono disponibili vaccini sicuri ed efficaci contro due infezioni sessualmente trasmissibili: epatite B e HPV. Verificare lo stato vaccinale prima di un viaggio o di una stagione ricca di eventi può essere una scelta utile; è opportuno chiedere al medico se, in base a età e comportamenti, siano indicati vaccini o richiami. In Italia la vaccinazione anti-HPV è raccomandata a ragazze e ragazzi dall’undicesimo anno di età; possibilità di recupero o accesso in altre fasce possono variare: informarsi presso la propria ASL o il medico.

Anche la comunicazione con il partner è prevenzione: discutere di preservativi, test recenti, contraccezione, limiti personali e consenso prima del rapporto riduce decisioni affrettate. Il consenso deve essere libero, informato e revocabile in qualsiasi momento: una persona fortemente alterata da alcol o sostanze potrebbe non essere in grado di darlo validamente. Va distinto infine il tema contraccettivo dalla prevenzione delle infezioni: pillola, spirale, diaframma o coito interrotto possono evitare una gravidanza, ma non proteggono da HIV e altre IST. Lavarsi o effettuare lavande vaginali dopo il rapporto non elimina il rischio e può irritare le mucose.

Un’estate più sicura non è un’estate meno libera
La salute sessuale non si tutela rinunciando agli incontri, ma rendendoli più consapevoli: portare con sé preservativi ben conservati, usare barriere anche nei rapporti orali, limitare l’effetto di alcol e sostanze sulle scelte, parlare apertamente con i partner, vaccinarsi, sottoporsi ai test e cercare assistenza tempestiva dopo un’esposizione sono azioni semplici e decisive. Soprattutto, va superato lo stigma: un’IST non definisce valore, identità o moralità di una persona. Può riguardare chiunque abbia una vita sessuale e spesso non dà sintomi. Cercare aiuto prontamente significa proteggere se stessi e gli altri, evitando complicanze e nuovi contagi.

In Italia è attivo il Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto superiore di sanità: 800 861061. Il servizio è nazionale, anonimo e gratuito, fornisce informazioni scientificamente aggiornate e orientamento ai servizi sanitari. La prevenzione non è un limite alla libertà, ma la condizione per viverla con maggiore serenità. Informarsi, proteggersi e sottoporsi a test quando necessario sono gesti di cura verso se stessi e verso le persone che si incontrano, in estate e durante tutto l’anno.