Al torneo francese e a Wimbledon i top player, tra cui anche il n.1 al mondo Sinner, avevano minacciato di ridurre gli impegni con i media in segno di protesta per ottenere almeno il 22%. In Francia verrà offerta a priori una quota degli introiti direttamente ai giocatori
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22 luglio – 18:14 – MILANO
La disputa tra giocatori e tornei dello Slam riguardo alla questione dei montepremi, e della percentuale di ricavi che a loro viene poi destinata, ha tenuto banco negli ultimi mesi. Al Roland Garros e a Wimbledon i top player, tra cui anche il n.1 al mondo Jannik Sinner, avevano minacciato di ridurre, se non addirittura sospendere, gli impegni con i media in segno di protesta per ottenere almeno il 22%, invece dell’attuale 15%, di quanto i quattro Major ricavino. I tira e molla, con Larry Scott a rappresentare i giocatori, sono andati avanti, senza però ottenere veri risultati. Fino ad oggi, con il passo mosso dal Roland Garros. Come riportato dal The Guardian, infatti, lo Slam francese sarà il primo ad offrire direttamente ai giocatori una quota dei ricavi dell’evento. Una cifra concordata a priori, senza dover aspettare ogni anno l’annuncio dei montepremi e valutare eventuali percentuali.
avvicinamento—
Quello del Roland Garros è un importante passaggio nella diatriba tra Slam e top player. Non ci sono ancora cifre ufficiali, e probabilmente non si sapranno a breve, ma già il voler determinare il montepremi in base a un meccanismo di revenue sharing è un segnale chiaro: c’è l’intenzione di venirsi incontro, per gestire tutto nella massima serenità, così che ne goda maggiormente anche lo spettacolo. L’obiettivo dei giocatori, entro il 2030, è arrivare quantomeno al 22% di quello che incassano ogni anno i quattro grandi tornei. L’accordo con lo Slam francese è stato siglato nei colloqui tenuti durante Wimbledon, ed è ora diventato ufficiale. Con delle attenzioni che esulano dal semplice aspetto monetario, visto che da parte del Roland Garros ci sarà anche volontà per contribuire ai fondi per il pensionamento e all’assistenza sanitaria, nonché dare maggior peso ai giocatori in alcune decisioni. Altre richieste pervenute in occasione della prima protesta annunciata, quella di boicottare parte degli impegni media durante le due settimane di Parigi. Ora che con il torneo francese sembra essersi creata una certa unità di intenti, la pressione è tutta sulle spalle dello Us Open, ultimo Slam dell’anno.
pressione—
All’inizio di agosto il Major americano, alla prima edizione con Craig Tiley come Ceo della federazione, sarà chiamato ad annunciare il montepremi per il 2026. Lo scorso anno c’era stato un aumento del 20% rispetto al 2024, con ben 90 milioni di dollari totali, di cui 5 destinati al vincitore. Un aumento del genere anche quest’anno vorrebbe dire abbattere per la prima volta i 100 milioni complessivi di montepremi per un torneo di tennis. Ma, al netto di ciò, i top player si aspettano di poter trovare un’intesa simile a quella avuta con il Roland Garros anche con lo Us Open, che ha tra l’altro avuto a disposizione più tempo per poter trovare un accordo. E l’aspettativa è chiaramente di avere una risposta simile, quindi determinare il montepremi in maniera equa, destinando direttamente una quota di ricavi che venga ritenuta adeguata. Anche perché, in mancanza di significativi miglioramenti da questo punto di vista, i migliori al mondo, tra cui anche Sinner, hanno già minacciato di non prendere parte al torneo di doppio misto dello Slam americano (che si disputa nella settimana precedente l’inizio del singolare), privandolo di stelle e attrattiva, di fatto rischiando di far saltare i piani degli organizzatori dell’evento. In attesa di notizie d’oltreoceano, la certezza è il passo in avanti del Roland Garros per andare incontro alle richieste dei giocatori e provare a chiudere un contenzioso che sta diventando sempre più spigoloso.
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