Verrà eseguita venerdì dalla squadra di esperti messa insieme dalla procura di Bologna l’autopsia sulla salma di Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un arresto di polizia la scorsa domenica al Pilastro di Bologna. Dalle indagini emergono nuovi dettagli su cosa si dicono i due poliziotti mentre Fakir è a terra immobilizzato. E su cosa mostra il video della body-cam di uno degli agenti, che ha immortalato tutto l’intervento ed è stata spenta venti minuti dopo la fine.
Chi sono gli esperti nominati per l’autopsia
A quanto si apprende, il collegio di specialisti è formato dal medico legale Valentina Bugelli, direttrice dell’Istituto di Medicina legale di Parma; Cristina Basso, docente di Anatomia patologica dell’Università di Padova e direttrice dell’Unita operativa complessa di Patologia cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria della città veneta (che in passato si è occupata dei casi delle morti dei calciatori Piermario Morosini e Davide Astori); Manuela Bonizzoli, specialista in Anestesia e Rianimazione e in Cardiologia dell’azienda ospedaliero-universitaria ‘Careggi’ di Firenze, e il tossicologo Luca Morini dell’Università di Pavia.
Dai malori di Morosini e Astori all’arresto di Fakir: la Procura chiama la super esperta di morti improvviseL’orario della morte e il ruolo degli agenti
La perizia avrà un ruolo determinante nel chiarire le cause della morte di Fakir; quanto le manovre di immobilizzazione dei poliziotti hanno influito sul decesso; e di quali patologie pregresse il 42enne soffriva (in questi giorni, infatti, i familiari hanno accennato a cardiopatia ed asma); inoltre, come si colloca l’orario della morte all’interno dei 36 minuti trascorsi tra l’invio della prima autoambulanza con quattro volontari della Croce Rossa e l’arrivo della della guardia medica. Dalla perizia aggiuntiva richiesta in particolare al tossicologo dovrebbe emergere anche se Fakir era sotto l’effetto di sostanze al momento dell’intervento degli agenti.
Fakir, cosa emerge dal nuovo video della body-camPerché gli operatori sanitari non sono intervenuti durante l’arreso mortale di Abderrahim Fakir: “Hanno seguito il protocollo”Il dialogo dei poliziotti dopo l’arresto
Intanto va avanti su un doppio binario l’inchiesta guidata dai procuratori Domenico Ambrosino e Francesca Arienti coordinati dal procuratore capo Paolo Guido. La Squadra Mobile sta continuando a investigare sull’operato dei due poliziotti di 23 e 28 anni del commissariato Bolognina-Pontevecchio e sui quattro operatori sanitari della Croce Rossa, iscritti nel registro 45-bis con l’ipotesi di omicidio colposo. I primi due sono difesi dall’avvocato Gabriele Bordini, i sanitari invece dal collega Mario Simoni. La famiglia della vittima è assistita da Fabio Anselmo.
Da Roma anche il Viminale ha avviato le verifiche sui due agenti, mentre l’Ausl di Bologna ha predisposto un audit sulla catena della sanità e sul modo in cui la Centrale Operativa del 118 ha gestito la chiamata per “soggetto in crisi psichiatrica” in via Italo Svevo.
Dal video circolato online emerge il dialogo che i due poliziotti si scambiano quando si rialzano alla fine dell’arresto. Fakir è a terra. “Lui ha il braccio sotto qua” “No l’ho messo in mezzo alle gambe” “Ma sta respirando? Sta respirando regazz?”. È soltanto in questo momento che uno dei volontari si avvicina e si accerta delle condizioni dell’uomo.
Fakir era “in condizioni disperate quando i sanitari sono intervenuti”
Nel pomeriggio Ansa e LaPresse hanno riportato un’ulteriore ricostruzione degli attimi dei soccorsi citando fonti vicine alla Croce Rossa Italiana. Queste riferiscono che tra la fine dell’arresto e l’intervento dei volontari è passato “meno di un minuto, trenta secondi” e che Fakir era ancora vivo quando i sanitari hanno iniziato a soccorrerlo. Sempre secondo quanto appreso dalle agenzie di stampa, infatti, l’uomo “aveva funzioni vitali ancora rilevabili” scrive l’Ansa. “Il battito per quanto flebile, c’era ancora”, aggiunge LaPresse.
Le condizioni del 42enne sono apparse “subito disperate”. I soccorritori praticano prima il massaggio cardiaco e poi applicano il defibrillatore ma “il dispositivo non fa partire la scarica elettrica” perché dotato di un “meccanismo di salvaguardia che blocca” il rilascio “se i parametri vitali sono talmente compromessi da rendere l’operazione inutile o addirittura controproducente”.
BolognaToday ha contattato le sedi nazionale e bolognese della Croce Rossa per verificare in modo indipendente la notizia riportata dalle agenzie, senza avere conferme ufficiali sulla ricostruzione. Restano comunque i dubbi sul perché – nonostante fosse stato comunicato che Fakir era in forte stato di disagio psicofisico – alla segnalazione sia stata attribuita soltanto un’urgenza da “codice verde”.
Cosa mostra il video della body-cam: lo spray spruzzato quando Fakir era già a terra
Attraverso i nuovi video acquisiti e i racconti dei testimoni, gli investigatori stanno anche ricomponendo tutto il puzzle delle ore precedenti all’intervento della polizia chiamata da alcuni residenti che avevano notato Fakir in escandescenze. Dal girato della body cam privata portata da uno dei due agenti emergerebbe che i poliziotti siano entrati fisicamente in contatto con l’uomo una sola volta per iniziare le ‘manovre di contenimento’. Il 42enne continua a dimenarsi a terra attaccandosi alla gamba del poliziotto. È in quel momento che l’agente spruzza lo spray al peperoncino.
L’azione degli agenti sarebbe scattata circa mezz’ora dopo l’arrivo della volante sul posto e non appena notano il 42enne scagliarsi contro il garage e l’auto di un residente. La body-cam è stata azionata pochi attimi prima del momento in cui gli agenti afferrano Fakir e viene spenta venti minuti dopo la conclusione dell’arresto. Un ‘racconto visivo’, ulteriore rispetto al video circolato ampiamente online, che può aggiungere un pezzetto di verità su una tragica morte.