Ci sono artisti che passano anni a tavolino a studiare il nome d’arte perfetto, e poi c’è chi lo trova per caso, sulla pista da pattinaggio. Bels, pseudonimo di Martina Belelli (classe 2003), è una cantautrice cresciuta tra Roma e i Castelli Romani, figlia di una disciplina sportiva che le è rimasta dentro come un marchio di fabbrica. «Non aspettatevi una storia strappalacrime, perché la mia fa abbastanza ridere», esordisce. «Ho pattinato per gran parte della mia vita e il mio allenatore, per chiamarci velocemente, accorciava i nomi. Il mio è sempre stato “Bels”. Mi è piaciuto subito, ho iniziato a usarlo sui social e pian piano tutti hanno cominciato a chiamarmi così. Ho deciso di tenerlo anche artisticamente per restare legata a quella che ero prima della musica».

Una passione che in realtà c’è sempre stata, fin dall’asilo: «Organizzavo concerti personali durante la ricreazione: mi mettevo al centro del cerchio con tutti i miei amichetti intorno e iniziavo a esibirmi. Ero una bambina esuberante, volevo sempre stare al centro dell’attenzione. Mia madre dice sempre che non mi fermavo mai: la scuola, il pranzo al volo in macchina, gli allenamenti, lo studio durante il viaggio di ritorno e poi subito la musica. Questa costanza non l’ho mai persa: quando ho un obiettivo, vado dritta».
L’algoritmo dell’amore e il manifesto di “Scomoda”

Oggi Martina fa la spola tra Roma e Milano, costruendo un pop urbano, diretto e contemporaneo, capace di intercettare l’immaginario della sua generazione. Se con “Bacio all’italiana” ha raccontato tra le strade caotiche della Capitale un amore irrisolto fatto di fughe e ritorni — descrivendolo come un algoritmo imprevedibile —, è con l’ultimo singolo che il progetto trova la sua maturità. «Preferisco partire dall’ultima uscita, “Scomoda”», spiega. «Se con “Bacio all’italiana” ho iniziato a mostrare la direzione che voglio prendere, “Scomoda” rappresenta il punto di incontro tra la me del passato e quella che sto diventando oggi. È un racconto estivo e spontaneo che celebra l’imperfezione e l’autenticità. Nel videoclip abbiamo voluto mettere in scena libertà, femminilità e verità emotiva. Mi piace lasciarmi contaminare: cerco ispirazione da chi riesce a essere autentico, mantenendo una forte identità. Sono pronta a sperimentare senza pormi troppi limiti».
I brividi con Ricky Martin e la trincea dello studio
La strada di un’esordiente ha le sue regole, fatte di sacrifici invisibili ma ben stampati nella quotidianità di chi sceglie di fare questo mestiere. Nonostante i 23 anni, Bels dimostra già la corazza di chi sa stare in trincea. «La mia carriera è appena iniziata, fortunatamente non ho ancora affrontato situazioni estreme. Però ogni giorno richiede impegno: passo tantissime ore in studio, faccio tardi la notte, mi sveglio presto e mi esercito anche quando sono stanca o senza voce. La chiave è non mollare mai. Anche per questo le critiche costruttive fanno bene per crescere. Io affronto tutto con ironia, prendendomi in giro da sola. È il mio modo di vivere le difficoltà: sempre con il sorriso».

I sacrifici, però, sanno trasformarsi in pura adrenalina. È successo quando il suo nome è finito sulla locandina di un evento internazionale. «Il momento più emozionante è stato aprire l’unica data italiana di Ricky Martin. Salire su quel palco è stata un’esperienza incredibile: ancora oggi, se riguardo le foto, mi vengono i brividi. La cosa più strana è che in quel momento, nella mia testa, sembrava tutto normale. Chissà, magari un giorno quelle persone saranno lì solo per vedere me».
In studio con Eros Ramazzotti, aspettando il futuro
Nel presente di Bels ci sono incontri che cambiano la prospettiva. Lavorare sotto l’ala protettiva di Michele Canova le ha aperto le porte di un pop d’alto livello, portandole in dote stima e attenzioni da parte dei mostri sacri della musica italiana. Compreso il rispetto umano di Eros Ramazzotti, nato tra le quattro mura dello studio di registrazione. «Lui è un grande artista, ma soprattutto una bellissima persona», racconta. «L’ho conosciuto in studio perché lavoriamo con lo stesso produttore, Michele Canova, e fin da subito si è mostrato generoso e pronto a darmi consigli. Mi sono sentita capita e a casa. Ho avuto anche l’onore di fare i cori per un suo brano con Jovanotti nell’ultimo album: cantare con lui in studio, tra musica e risate, è un ricordo che porterò sempre dentro».
Ora lo sguardo è rivolto in avanti, con l’asticella che continua ad alzarsi. «Il complimento più bello? Quando mi dicono che arrivo in modo diretto e autentico, senza filtri.
Tra dieci anni mi vedo come oggi: concentrata sui miei obiettivi, ma con traguardi sempre più grandi. Non ci si può accontentare. Il mio sogno nel cassetto, in realtà, è quello che sto già vivendo: fare musica, crescere e trasformare questa passione nel mio percorso di vita».
Ultimo aggiornamento: giovedì 23 luglio 2026, 07:30
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