Il delirio iperattivo è un’emergenza medica che può uccidere in pochi minuti, ma viene spesso trattato come un problema di ordine pubblico con conseguenze fatali
Daniele Particelli
22 luglio – 15:33 – MILANO
Se ne parla molto poco, e sempre dopo fatti di cronaca che dividono l’opinione pubblica, eppure il delirio iperattivo con agitazione severa è una condizione che può uccidere se non viene riconosciuta e trattata in tempo. Non si tratta di un problema di ordine pubblico, ma di un’emergenza medica a tutti gli effetti. A ribadirlo con forza, dopo la morte di Abderrahim Fakir a Bologna, durante un intervento della polizia, è Alessandro Riccardi, presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU) e direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.
L’esperto, mentre il dibattito pubblico e politico è più acceso che mai, ha scritto ai ministri della Salute e dell’Interno per proporre un tavolo tecnico interministeriale sulla gestione degli stati di agitazione psicomotoria acuta, un’iniziativa nata dalla consapevolezza che in Italia manchi ancora una cultura adeguata per affrontare questi casi, con conseguenze che possono essere fatali.
Cos’è il delirio iperattivo?—
Il delirio iperattivo è una condizione clinica caratterizzata da uno stato di agitazione psicomotoria intensa, spesso associata a confusione, comportamento imprevedibile e una apparente forza fisica eccessiva. È dovuto a una predisposizione personale combinata con uno stress emotivo acuto e può essere aggravato dall’abuso di sostanze. Al di là delle cause scatenanti, però, a renderlo pericoloso è quello che accade al nostro organismo nel corso dell’episodio: alterazioni metaboliche severe come aumento della pressione arteriosa, sudorazione profusa, disidratazione, squilibri degli elettroliti nel sangue e ipertermia, un aumento pericoloso della temperatura corporea.
Si tratta, secondo l’esperto, di una condizione che si autoalimenta: più dura nel tempo, più il corpo si deteriora. E se non viene interrotta con un trattamento adeguato, la mortalità può arrivare fino al 30%.
Il rischio della contenzione fisica—
Uno degli aspetti più critici, e più spesso sottovalutati, del delirio iperattivo riguarda le modalità di gestione fisica di chi si trova in questo stato. Immobilizzare una persona in posizione prona e bloccarla con le manette peggiora in modo significativo il quadro clinico. “Mettere una persona in queste condizioni in posizione prona e immobilizzarla peggiora il quadro clinico, con il rischio di andare incontro a una carenza di ossigenazione”, ha spiegato Riccardi, secondo il quale la compressione del torace, combinata con lo sforzo fisico del soggetto che tenta di liberarsi e con le alterazioni metaboliche già in atto, può portare rapidamente a un’insufficienza respiratoria con conseguenze letali.
Proprio per questo motivo si parla di emergenza tempo-dipendente: ogni minuto in cui la condizione non viene trattata correttamente aumenta il rischio di morte. E il tempo che passa prima di una sedazione farmacologica adeguata è tempo perso in modo potenzialmente irreversibile.
Come riconoscerlo e gestirlo correttamente—
Il riconoscimento precoce dei segni è la chiave. Chi interviene in questi casi, dagli operatori del 118 alle forze dell’ordine, deve essere in grado di identificare il quadro clinico e distinguerlo da un semplice stato di agitazione comportamentale. E le tecniche di de-escalation verbale devono precedere, ove possibile, qualsiasi forma di contenzione.
Quando, invece, la contenzione fisica si ritene necessaria, va eseguita in posizione laterale – mai prona – per non ostacolare la funzione respiratoria. A quel punto, la sedazione farmacologica deve essere effettuata il più precocemente possibile, anche tramite iniezione, così da interrompere la spirale metabolica che può condurre alla morte. “È fondamentale non ignorare i rischi che una contenzione fisica prolungata può comportare su un organismo già compromesso dalla condizione di agitazione psicomotoria“, ha concluso Riccardi.
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