di
Claudio Bozza
Libera Camici (Pd) e il look in conferenza stampa: «Indossarli non è indecente. Contro di me una valanga di insulti social: per un politico uomo non sarebbe successo. Ormai non si contestano più le idee, ma si colpiscono le persone»
«Mi giudichino per quello che faccio, non per come mi vesto. Io sono Libera di nome e, soprattutto, di fatto». Libera Camici, 44 anni, vicesindaca pd di Livorno con delega alle Pari opportunità, si ritrova al centro di una bufera per i commenti sul suo abbigliamento durante una conferenza stampa accanto al sindaco Luca Salvetti. I pantaloni corti e le sue gambe sono stati oggetto di attacchi, anche da FdI. Giorni durissimi, con insinuazioni di ogni tipo via social. «Una barbarie».
Si aspettava che un paio di shorts finissero al centro del dibattito politico?
«Mai. È stato un dibattito surreale e, soprattutto, molto partecipato. Ma non va né normalizzato né banalizzato. Il problema non è stata la critica al mio abbigliamento. Il punto è che è stato usato il termine “scosciata”, che non verrebbe mai utilizzato per un uomo. Si è voluto richiamare la sessualità, il corpo. Da quel momento tutti si sono sentiti autorizzati a giudicarmi non per quello che faccio, ma per il mio aspetto fisico».
Se al suo posto ci fosse stato un uomo in pantaloncini corti, cosa sarebbe successo?
«Forse gli avrebbero detto che era vestito in modo poco consono. A una donna basta mostrare qualche centimetro di pelle in più per essere definita “scostumata” e, quindi, inadatta a ricoprire un ruolo pubblico».
Qual è stata l’offesa che l’ha ferita di più?
«I tanti commenti scritti da donne. Alcune mi hanno definita una svergognata, mi hanno scritto che non le rappresento e che avrei dovuto chiedere scusa ai cittadini. Chi ha superato il limite sarà querelato. Lo faccio per me, ma soprattutto per tutte le donne che potrebbero finire al mio posto».
Fratelli d’Italia le contesta di essersi vestita «come in un locale a Ibiza».
«Io ero al lavoro. Indossavo una camicia, un paio di pantaloncini e dei sandali. Nulla di indecente o irrispettoso. Era una conferenza stampa importante per la città, invece si è parlato delle mie gambe».
Una parte della destra, nonostante la prima donna premier, continua a usare il corpo delle donne come terreno di scontro politico?
«Abbiamo una prima donna premier che preferisce farsi chiamare “il” presidente. Mi limito a questa osservazione. Le parole sono importanti».
Fare politica oggi è più difficile per una donna?
«Sì. E oggi è anche peggio. Il confronto politico è sceso a livelli infimi. Non si discutono più le idee, si colpiscono le persone. A un uomo danno dell’incapace, a una donna danno della “pu…”. C’è chi mi ha detto che “me la sono cercata” e che dovrei aprire un profilo su OnlyFans. Chi scrive queste cose spesso non si rende conto del dolore che provoca anche alle persone vicine alla persona attaccata. Ma sono stata fortunata».
In che senso?
«Ho un figlio piccolo, che per fortuna non usa i social. Se fosse stato più grande, probabilmente avrebbe subito anche lui le conseguenze di tutto questo. I suoi coetanei avrebbero fatto commenti sulla sua mamma, con effetti devastanti».
Il Pd e la maggioranza le hanno espresso solidarietà. Si è sentita sostenuta con forza?
«Assolutamente sì. Mi sono sentita protetta. All’opposizione, invece, ho detto che dovrebbe vergognarsi per aver banalizzato quanto accaduto. Il patriarcato esiste e, purtroppo, dentro questa gabbia ci sono anche molte donne, che si sentono in diritto di giudicarne un’altra».
Cosa direbbe oggi a una ragazza che vuole fare politica?
«Di guardare sempre avanti e mai indietro. Di non lasciarsi scalfire. Io mi sono fermata, ho riflettuto e ho reagito da amministratrice e da assessora alle Pari opportunità. Da questa vicenda esco più forte di prima».
Qualcuno le ha chiesto scusa?
«Sì. Alcune persone hanno capito di avere sbagliato e se ne sono vergognate. Ma soprattutto ho ricevuto tanto affetto».
Da chi?
«Stamattina (ieri, ndr) tutti i dirigenti del Comune mi hanno consegnato un quadretto ironico di me con il burqa in conferenza stampa. Mi hanno abbracciata. Sono scoppiata a piangere. Un pianto liberatorio».
23 luglio 2026 ( modifica il 23 luglio 2026 | 09:05)
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