Un’epidemia che continua a crescere
L’aggiornamento pubblicato dall’ECDC il 22 luglio, basato sui dati disponibili fino al 20 luglio, fotografa una crisi sempre più grave nella Repubblica Democratica del Congo: 2.473 casi confermati di malattia da virus Ebola Bundibugyo e 999 decessi. In appena ventiquattr’ore si sono aggiunti 50 contagi confermati e 32 morti, mentre 737 pazienti risultavano ricoverati in isolamento. L’Ituri resta l’epicentro, ma l’infezione ha raggiunto complessivamente 47 zone sanitarie distribuite in cinque province. Dietro le cifre c’è un’epidemia ad altissima letalità, aggravata da aree difficili da raggiungere, insicurezza, spostamenti della popolazione e strutture sanitarie sotto pressione. L’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato l’evento come emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale: una decisione che serve a mobilitare cooperazione e risorse, non a indicare che ogni Paese del mondo sia esposto allo stesso pericolo.
Può arrivare in Italia?
La risposta più corretta, oggi, è questa: un caso importato è possibile, ma per la popolazione generale italiana la probabilità di infezione resta molto bassa. L’ECDC applica questa valutazione a tutta l’Unione europea e allo Spazio economico europeo, mentre anche l’Istituto superiore di sanità considera basso il rischio per chi vive in Italia. Ebola non si diffonde come l’influenza o il Covid: non viaggia nell’aria e non si trasmette semplicemente trovandosi vicino a una persona. Il contagio richiede un contatto diretto con sangue, vomito, feci, saliva o altri fluidi corporei di un individuo o di un animale infetto, vivo o morto, oppure con materiali contaminati. Inoltre, le persone generalmente non trasmettono il virus prima della comparsa dei sintomi, che possono manifestarsi da due a 21 giorni dopo l’esposizione. Per chi non ha viaggiato nelle zone colpite e non ha avuto contatti con persone malate, il contagio è quindi estremamente improbabile.
I casi europei non sono un focolaio
Il timore è aumentato dopo la diagnosi, il 24 giugno, di un medico rientrato in Francia dalla Repubblica Democratica del Congo. Due cittadini statunitensi contagiati mentre si trovavano nelle aree dell’epidemia sono stati invece evacuati in Germania, uno nel mese di maggio e l’altro il 13 luglio, per essere curati in strutture specializzate. Questi episodi rappresentano casi importati o trasferimenti sanitari, non la prova che il virus stia circolando autonomamente tra la popolazione europea. Individuazione rapida, isolamento, dispositivi di protezione, tracciamento dei contatti e laboratori preparati sono proprio le misure che permettono di evitare che un singolo caso generi una catena di trasmissione. Secondo l’ECDC, anche dopo il caso diagnosticato in Francia il rischio di una diffusione prolungata nell’Unione europea resta molto basso, a condizione che queste procedure vengano applicate correttamente.

Perché non bisogna abbassare la guardia
Dire che il rischio italiano è molto basso non significa minimizzare ciò che sta accadendo in Africa centrale. L’epidemia è causata dal virus Bundibugyo, per il quale non esistono ancora un vaccino autorizzato né una terapia specifica approvata. La risposta dipende soprattutto dalla diagnosi precoce, dalle cure di supporto, dall’isolamento dei pazienti, dal monitoraggio dei contatti, dalle sepolture sicure e dalla collaborazione delle comunità. La vera emergenza è nei territori colpiti; in Europa la priorità è restare preparati, non alimentare il panico. L’attenzione riguarda principalmente chi rientra dalla Repubblica Democratica del Congo o dalle altre aree interessate: se entro 21 giorni compaiono febbre improvvisa, forte debolezza, dolori muscolari, vomito o diarrea, l’ECDC raccomanda di isolarsi, contattare subito i servizi sanitari e comunicare il viaggio effettuato, senza presentarsi direttamente e senza preavviso in ambulatorio o al pronto soccorso. Per tutti gli altri, i numeri drammatici dell’epidemia richiedono solidarietà e vigilanza sanitaria, ma non paura.
European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), Ebola disease outbreak in the Democratic Republic of the Congo and Uganda.

