di
Filippo Mazzarella

Il 36° film del regista e attore, con Hugh Jackman e Scarlett Johansson, usciva al cinema il 26 luglio 2006

Il 26 luglio 2006 Woody Allen presentava a New York il suo trentaseiesimo lungometraggio Scoop, uno dei film più trascurati della fase matura della sua carriera, spesso liquidato come una sorta di divertissement di sfiato semiserio tra l’ambizione di due progetti come il capolavoro Match Point (2005) e il poco ricordato Sogni e delitti/Cassandra’s Dream (2006). Non possiede, in effetti, né la complessità narrativa e morale del primo né la (più opaca) cupezza filosofica del secondo, mentre il suo meccanismo narrativo procede a tratti in modo discontinuo, alternando intuizioni brillanti a momenti più prevedibili. Eppure, ridurlo a opera minore è sbagliato

Il film è una sorta di commedia investigativo/romantica con elementi soprannaturali, secondo una tradizione di dialogo col fantastico che ricorre sin da Il dormiglione/Sleeper (1973) e a cui Allen ha fatto spesso ricorso con esiti mirabili (uno su tutti: La rosa purpurea del Cairo/Purple Rose of Cairo, 1985). Dopo il funerale del giornalista investigativo Joe Strombel (Ian McShane), il suo spirito che sta viaggiando sul traghetto verso l’aldilà apprende da un’altra defunta che il giovane aristocratico britannico Peter Lyman (Hugh Jackman) potrebbe essere il misterioso serial killer che lascia una carta dei tarocchi sulle sue vittime. Strombel, sfuggito alla Morte, cerca così di trasmettere i propri sospetti a una giornalista ancora in vita, Sondra Pransky (Scarlett Johansson), studentessa americana a Londra, che durante uno spettacolo del mago Sid Waterman alias «Il grande Splendini» (Allen) entra in contatto con il suo fantasma attraverso una cabina magica. 



















































Convinta a indagare, Sondra coinvolge Sid e si avvicina a Lyman fingendosi una ricca ereditiera americana; ma mentre lei inizia a dubitare dei propri sospetti e a innamorarsi dell’uomo, Sid raccoglie indizi sempre più inquietanti fino a trovare elementi che sembrano davvero collegare Lyman agli omicidi. Tuttavia, dopo che la polizia ha arrestato il vero assassino, Sondra rivela la propria identità e la messinscena. Ma Sid inizia comunque a sospettare che Lyman potrebbe aver sfruttato la serie di delitti altrui per nascondere un proprio crimine. 

Realizzato in Inghilterra durante il suo periodo di trasferta europea, Scoop condivide con l’immediatamente precedente Match Point non soltanto l’ambientazione britannica, ma anche un intreccio costruito intorno al collegamento col crimine dell’alta società; qui però, anziché affrontare il caso con toni tragici e una riflessione spietata sulla fortuna e l’impunità, Allen ne sposta la riflessione di classe in una sorta di versione tematicamente gemella ma più esplicitamente farsesca, dove la suspense (comunque presente) viene continuamente sabotata dall’umorismo, dagli equivoci e dall’inadeguatezza dei protagonisti, trasformando un intreccio potenzialmente oscuro in una commedia degli errori. 

Ormai già settantenne, Woody figura in un personaggio che ha la funzione di motore comico, ma anche di osservatore disincantato e catalizzatore di gag fondate sull’insicurezza, sull’ipocondria e sull’incapacità di affrontare il mondo con eroismo. E più che la love story con doppiofondo tra i personaggi di Johansson e Jackman, è proprio la dinamica tra Sondra e Splendini a costituire il cuore del film: perché Scoop è, innanzitutto, una variante della classica commedia alleniana sul caso, ossia il vero elemento capace di governare gli eventi sovrastando sia la razionalità sia l’uomo convinto di poter controllare il proprio destino. Il rapporto ambiguo fra aleatorietà e fato è del resto uno dei temi più persistenti del cinema «maturo» di Woody Allen: e se nei film più scopertamente drammatici assume sfumature quasi tragiche, nelle commedie (ma non troppo) come questa viene invece sondato con una leggerezza che non gli impedisce di perdere consistenza e coerenza. 

È certo bizzarro come qui l’informazione decisiva che attiva il meccanismo dello «scoop» arrivi addirittura dall’aldilà, durante il viaggio del giornalista appena morto nientemeno che sulla barca di Caronte, in un momento assurdo e surreale; ma è perfettamente coerente con l’universo di Woody. Un sistema dove la morte non è per nulla la «fine», bensì un interlocutore costante, affrontato con la consueta ironia, ma soprattutto con una dissacrante angoscia metafisica che sottintende una familiarità di ragionamento e di avvicinamento al tema. Anche sotto questo profilo, il film rappresenta infatti una specie di sintesi della seconda fase della sua carriera: quella del laboratorio di «variazioni sul tema» attraverso i generi con cui Allen torna con sempre più distacco e fatalismo su ossessioni come identità, illusione, morte, desiderio, peso della fortuna e conflitto fra apparenza e verità. 

Come sempre sceneggiato dal regista, il film si diverte inoltre a giocare tanto con il linguaggio del cinema quanto con quello del mystery classico britannico, evocando tanto Alfred Hitchcock quanto Agatha Christie in una girandola di (consapevole) manierismo in cui Scarlett Johansson (alla seconda collaborazione consecutiva con Allen) mostra un’insolita vena brillante tenendo testa sia al divertito Jackman sia ad Allen stesso che qui recupera a tratti il gusto per il «botta e risposta» nevrotico dei suoi tempi d’oro. 

Pur con qualche lungaggine (malgrado il minutaggio contenuto) e un finale non del tutto all’altezza delle premesse, Scoop conserva il fascino di un’autoconsapevolezza elegante e dell’ostentazione discreta della libertà ormai totale dall’esigenza di reinventarsi. Rendendo ancora più malinconico, col senno di vent’anni più tardi, sapere che il capolavoro (la definizione farà storcere il naso a parecchi, ma dategli una seconda opportunità e capirete) Coup de Chance – Un colpo di fortuna (2023) è probabilmente destinato a rimanere il lucido commiato di uno dei più grandi cineasti della storia del cinema: l’ultimo capitolo della sua potenzialmente inesauribile comédie humaine.

23 luglio 2026