Il metabolismo lascia una traccia nel respiro. Quando l’organismo riduce la disponibilità di carboidrati e aumenta l’impiego degli acidi grassi come fonte di energia, il fegato produce corpi chetonici. Una parte si trasforma in acetone, una molecola volatile che raggiunge i polmoni e viene eliminata con l’aria espirata. È proprio questa “firma chimica” che i ricercatori dell’ETH di Zurigo hanno deciso di intercettare con un dispositivo portatile simile, nell’aspetto, a un etilometro. Non è lo smartphone a riconoscere il metabolismo attraverso il microfono: il telefono guida l’utente durante l’espirazione, controlla che il soffio sia abbastanza lungo e regolare e mostra il risultato prodotto dal sensore. L’idea è trasformare una misurazione finora confinata soprattutto ai laboratori in un controllo personale, rapido e senza prelievi.
Un filtro per isolare l’acetone. Analizzare il respiro è più difficile di quanto sembri: contiene molta umidità e centinaia di sostanze, influenzate anche da ciò che si è mangiato o bevuto. Il nuovo sistema utilizza una colonna filtrante per bloccare le molecole interferenti, un sensore di pressione per misurare il flusso e un campionamento della parte finale dell’espirazione, quella che riflette meglio l’aria proveniente in profondità dai polmoni. Il dispositivo viene inoltre calibrato sulla capacità respiratoria della persona e fornisce indicazioni visive in tempo reale. L’obiettivo è rendere ripetibile un gesto semplice come soffiare, evitando che due letture cambino soltanto perché una volta si è espirato troppo piano e la volta successiva troppo forte. Nei test tecnici il sistema ha mantenuto prestazioni stabili per mesi e ha resistito alle variazioni di umidità tipiche del respiro.
La prova su 12 adulti. Nello studio pubblicato il 22 luglio 2026 sulla rivista Device, l’analizzatore è stato sperimentato durante attività fisica leggera e intensa, digiuno e differenti interventi alimentari. I ricercatori hanno raccolto 312 campioni respiratori da 12 volontari, utilizzando otto dispositivi, e hanno confrontato le letture con la spettrometria di massa, considerata il riferimento di laboratorio, oltre che con i chetoni nel sangue e il glucosio interstiziale. Nel range osservato, da 0,2 a 45 parti per milione, la concordanza con lo strumento di laboratorio è risultata molto elevata. Il sensore ha seguito anche variazioni metaboliche rapide e molto diverse da persona a persona: dopo l’esercizio intenso l’acetone poteva salire, mentre un pasto ricco di carboidrati tendeva a ridurlo; con digiuno o alimentazione chetogenica, invece, poteva restare elevato o aumentare.

Non è un misuratore di dimagrimento. Un valore alto di acetone indica che in quel momento è aumentata la produzione di chetoni e l’organismo sta facendo maggiore ricorso ai grassi, ma non rivela quanti grammi di tessuto adiposo siano stati persi, quante calorie siano state consumate né se una dieta funzionerà nel lungo periodo. Anche i grassi introdotti con il cibo possono contribuire al metabolismo osservato: “bruciare grassi” non significa automaticamente perdere il grasso accumulato nel corpo. Il campione dello studio è inoltre piccolo e formato da adulti sani; serviranno prove più ampie e diversificate per capire se conoscere questi dati migliori davvero il controllo del peso, l’aderenza alimentare o l’efficacia delle terapie. Le applicazioni ipotizzate comprendono diete chetogeniche per alcune forme di epilessia, monitoraggio metabolico, sport e trattamenti con farmaci GLP-1. La promessa più interessante non è “dimagrire con un soffio”, ma rendere visibile una risposta metabolica che oggi, fuori dal laboratorio, resta quasi sempre nascosta.
Hersberger S., van den Broek J., Schmid L., Kappeler F., Gerber P.A., Güntner A.T., Self-monitoring of fat metabolic status with smartphone-assisted breath acetone detector, Device. DOI: 10.1016/j.device.2026.101226.

