I dati sui Lea delle regioni diffusi dal ministero della Salute hanno provocato malumori da parte della Toscana
Qualche anno fa lo scrittore Paolo Giordano pubblicò il romanzo La solitudine dei numeri primi, libro che ebbe molto successo e che evocava nel titolo argomenti di matematica: in realtà parlava d’altro. Se adesso gli fossero arrivate alle orecchie le proteste della Regione Toscana a proposito della recente pubblicazione dei risultati della valutazione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) erogati dalle regioni (Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia. Relazione 2023. Maggio 2025) non faccio fatica ad immaginare che possa mettersi a lavorare attorno a un titolo del tipo La disperazione dei decimali o L’imbroglio dei numeri interi, ma in questo caso un po’ di matematica sarebbe necessaria.
La matematica, si sa, è considerata materia ostica sia da piccini che da grandi (però non dal Papa), al punto che taluni si autodefiniscono addirittura “non portati” per essa. Di questi ultimi, invece, non fanno di sicuro parte il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore alla Sanità della regione Simone Bezzini, almeno a giudicare dalle proteste che hanno esternato dopo aver letto appunto la recente valutazione dei LEA rilasciata dal ministero della Salute.
Forse che la Regione Toscana non è stata valutata bene? Forse che la regione Toscana ha avuto un giudizio inferiore a quello che le sue autorità politiche si attendevano? No, niente di tutto questo, ma qualcosa di molto più grave e che ha a che fare con una sparizione: e non è la scomparsa della lettera “e” dello straordinario esercizio di scrittura tentato da Georges Perec nel 1969 con il romanzo La disparition (300 pagine in francese senza “e”; disponibile anche in italiano dal 1995 grazie alla traduzione di Piero Falchetta che ha mantenuto la stessa scomparsa), bensì è una sparizione matematica. Quali sono allora i fatti e quale la querelle matematica?
Prescindendo dalle complessità del metodo di valutazione, sul quale ci sarebbe molto da dire, ma è argomento troppo tecnico per questi appunti, per ognuno dei tre livelli LEA ad ogni regione viene assegnato un punteggio da 0 a 100, che per via dei calcoli che vengono fatti dà luogo generalmente non a un numero intero, ma a un numero con la virgola, con un numero di decimali a piacere.
Quando il ministero qualche mese fa comunicò alle singole regioni via pec i valori provvisori della valutazione mise a disposizione i valori con la virgola (come aveva fatto negli anni precedenti). Ad esempio, alla Toscana come risultato complessivo era stato attribuito il valore di 285,6. Nella valutazione definitiva appena pubblicata il ministero ha fatto scomparire le cifre decimali arrotondando ogni valore al suo intero più prossimo. Così il valore della Toscana è diventato 286. Fin qui tutto semplice e chiaro, verrebbe da dire.
È cambiato qualcosa per la Toscana con la scomparsa dei decimali? Assolutamente no: promossa era prima, promossa è adesso; volendo fare una classifica: seconda era prima, seconda è adesso. E allora dove è il problema che ha fatto alzare la cresta al presidente ed al suo assessore? È proprio qui che emerge la differenza tra chi “non è portato” e chi invece lo è, perché la questione non riguarda tanto i valori della Toscana ma quelli delle altre regioni, e in particolare della Lombardia. Oibò! E cosa centra la mia regione? È presto detto.
Secondo i dati con i decimali, la classifica vede in cima il Veneto seguito dalla Toscana (2°), P.A. di Trento (3°), Emilia-Romagna (4°), Piemonte (5°), Umbria (6°), e Lombardia (7°). Senza i decimali abbiamo: Veneto (1°), Toscana (2°), P.A. di Trento ed Emilia-Romagna (3° a pari merito), Piemonte (5°), Umbria e Lombardia (6° a pari merito).
In apparenza niente di sostanziale cambia, ma qui si vede chi è effettivamente portato e chi no, perché chi è portato ricorda che la valutazione dei LEA ha anche un secondo obiettivo (oltre a promuovere e bocciare) che è quello di selezionare le prime cinque regioni, le quali: da una parte rappresenteranno le regioni benchmark per un insieme variegato di altre incombenze (e quindi il farvi parte costituisce una nota di merito), dall’altra avranno diritto a una quota di premialità, quota a cui per legge non può accedere la P.A. di Trento.
A questo punto avviene la quadratura del cerchio: se valgono i decimali le regioni premiate sono 5 (Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Umbria), se non valgono i decimali le regioni premiabili (per via del ex-aequo tra Umbria e Lombardia) diventano 6 perché si aggiunge la Lombardia. La torta della premialità (ammesso che effettivamente ci sia una torta associata alla valutazione LEA, del che si hanno molti dubbi) è la stessa, ma le fette da 5 diventano 6: ergo, ogni fetta sarà più piccola.
Formalmente si deve riconoscere che l’osservazione della Regione Toscana è corretta e ci si interroga giustamente sul perché il ministero abbia deciso di togliere (far sparire) i decimali ai valori: al momento una spiegazione manca e questo ovviamente offre il destro alla polemica politica tra regioni che sono favorevoli al Governo e regioni che sono governate dall’opposizione.
Certo, l’idea che una valutazione così importante come quella relativa alla erogazione dei LEA, con le conseguenze che si porta dietro, possa dipendere dalla decisione di utilizzare dei numeri interi o dei numeri con la virgola non può non lasciare stupiti e perplessi: probabilmente ha ragione chi da tempo insiste perché tutto questo sistema di valutazione (e il suo successivo utilizzo) venga completamente rivisto.
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