di
Sergio Harari

Gli occhi richiedono le stesse attenzioni che riserviamo alla pelle: idratazione, occhiali da sole, pause dagli schermi, aria condizionata senza eccessi e, quando serve, lacrime artificiali

L’estate a Milano non perdona gli occhi. Tra caldo, aria condizionata e smog, il fastidio che molti liquidano come una semplice irritazione può essere in realtà il sintomo della sindrome dell’occhio secco: bruciore, sensazione di sabbia, arrossamento, fotofobia, visione che va e viene. Nella stagione in cui si beve meno di quanto si dovrebbe e si passa da un ambiente rovente a un ufficio gelido, la superficie dell’occhio paga il conto.

A Milano il problema si acuisce perché il clima urbano e l’inquinamento sommano i loro effetti negativi: rendono il film lacrimale più fragile, ne favoriscono l’evaporazione e aumentano l’irritazione della superficie dell’occhio. Le polveri sottili e gli altri inquinanti possono trasformare un disturbo episodico in un’infiammazione che si trascina per settimane e mesi, soprattutto in chi già porta le lenti a contatto, vive molto davanti a uno schermo o ha una predisposizione alla secchezza oculare.



















































Nell’estate milanese, insomma, gli occhi richiedono le stesse attenzioni che riserviamo alla pelle: idratazione, occhiali da sole, pause dagli schermi, aria condizionata senza eccessi e, quando serve, lacrime artificiali. Perché il caldo passa, ma lo smog non sparisce, e il vero errore è credere che un occhio arrossato sia sempre una banalità da sopportare.


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22 luglio 2026