Trump: «Sono vicino a una decisione su un attacco massiccio all’Iran»
Donald Trump è «vicino a prendere una decisione» sulla possibilità di sferrare contro l’Iran attacchi di portata maggiore rispetto a quelli condotti durante l’operazione Epic Fury. «Sto valutando un attacco massiccio», ha spiegato il presidente americano ad Axios, «più grande di quanto non sia mai stato fatto prima. Siamo tutti pronti». Trump ha detto che Israele «si unirebbe in due minuti se glielo chiedessi», ma ha aggiunto che «non abbiamo bisogno di nessuno» per lanciare una nuova operazione contro la Repubblica Islamica. Il tycoon ha ribadito che gli iraniani «vogliono negoziare», ma al momento non sono pronti a raggiungere un accordo: «Non hanno ancora sofferto abbastanza».
Dichiarazioni che alimentano il rischio di un allargamento dell’escalation nella regione e che arrivano dopo la dodicesima notte consecutiva di attacchi condotti dalle forze Usa, che «hanno colpito obiettivi militari, tra cui risorse navali, strutture di stoccaggio di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea», come riferito dal Centcom. Teheran ha replicato con raid contro tre basi statunitensi in Kuwait e Giordania, mentre gli Houthi hanno annunciato di aver attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso. Le navi Encelia e Layla, ha riferito il gruppo armato dello Yemen, «sono state prese di mira dopo aver violato il blocco navale in vigore nel mare». Gli Houthi hanno aggiunto che il blocco contro Riad resterà in vigore fino alla revoca del blocco saudita nei loro confronti, in atto da anni.
Azioni che hanno scatenato la reazione di Trump: «Un anno fa gli Usa hanno attaccato con grande forza gli Houthi per la loro interferenza con il commercio, sparando contro delle navi. Da allora, e durante il nostro conflitto con l’Iran», ha dichiarato il presidente americano, «si sono comportati in modo molto responsabile. Purtroppo, ora hanno ripreso a sparare, sparando contro due navi saudite la scorsa notte. Se dovessero ripetere questo gesto, gli Usa riterranno l’Iran responsabile», ha aggiunto.
Anche il segretario di Stato Marco Rubio, da Manila dove si è recato per il vertice Asean, ha lanciato un avvertimento a Teheran, che «ci sta supplicando» per raggiungere un’intesa: ogni volta che gli Stati Uniti e l’Iran concordano un accordo di cessate il fuoco, ha dichiarato, «i responsabili o lo violano o vogliono modificarlo» e «quindi continueranno a pagare un prezzo, e ogni notte quel prezzo diventa sempre più alto». «La politica» di Trump «è testa per occhio», ha poi aggiunto in risposta alle dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo cui «la dottrina di difesa» di Teheran «è chiara» ed è «occhio per occhio».
Intanto Trump, che deve incassare lo «schiaffo» della Camera, dove 4 deputati repubblicani hanno votato a favore di una risoluzione per limitare i suoi poteri di guerra, ha chiarito che l’accordo fra Usa e Arabia Saudita per un programma nucleare civile «sarà approvato, ma è totalmente subordinato all’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo». Il tycoon ha aggiunto che «gli Usa non sono contrari agli impianti nucleari civili non destinati all’arricchimento». L’obiettivo del tycoon è dare seguito agli accordi del 2020, che hanno ampliato il numero di Stati arabi con relazioni diplomatiche con Israele. Tel Aviv plaude: «L’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo sarebbe uno storico passo avanti per la pace in Medioriente», ha commentato il premier Benjamin Netanyahu. La Casa Bianca non ha fornito una spiegazione completa sul motivo per cui la nuova condizione posta da Trump sull’accordo nucleare non fosse stata esplicitata prima della firma dell’intesa: «È il presidente ad avere l’ultima parola nelle trattative», si è limitata a dire la portavoce Karoline Leavitt, precisando che il presidente non ha ancora parlato con Mohammed bin Salman dall’annuncio dell’inserimento della clausola. «Tuttavia, è un tema che aveva già sollevato in conversazioni precedenti e di cui ha parlato molte volte anche in passato», ha detto Leavitt, smentendo inoltre l’ipotesi di un `pressing´ di Netanyahu.